Le prime turbine eoliche volanti offshore testate in Norvegia

Makani ha completato due voli di prova del suo aquilone energetico da una fondazione galleggiante al largo della Norvegia

turbine eoliche volanti offshore
Credit: Makani

 

“Battesimo dell’acqua” per le prime turbine eoliche volanti offshore

(Rinnovabili.it) – I progressi nell’adattare la tecnologia eolica ai climi freddi e all’uso in mare aperto assieme al miglioramento delle previsioni anemometriche, hanno favorito una crescita significativa degli aerogeneratori negli 40 ultimi anni (leggi anche Eolico offshore: la capacità mondiale raggiunge i 17 GW). Attualmente le turbine ad asse orizzontale rappresentano il prodotto più efficiente e diffuso e i grandi produttori eolici hanno intrapreso una vera e propria gara per la realizzazione del macchinario più grande e potente. Nonostante il mercato appaia ben strutturato, c’è chi non abbandona l’idea di soluzioni alternative per sfruttare l’energia del vento. È il caso delle turbine eoliche volanti, impianti creati per sfruttare i venti d’alta quota, notoriamente più forti e costanti di quelli catturati dai tradizionali aerogeneratori.

 

L’idea è stata ripresa più volte nella storia dell’eolico mondiale, ma senza mai raggiungere la piena commerciabilità. Oggi ci riprova la californiana Makani, società che sviluppa turbine eoliche aerotrasportate con il supporto di Google X e il Dipartimento dell’Energia statunitense. In collaborazione con Shell, la compagnia ha testato in questi giorni una turbina eolica volante al largo della Norvegia: un aquilone in fibra di carbonio 26 metri di larghezza legato a una boa e in grado generare elettricità attraverso alcuni rotori montati sull’ala principale.

Il test mirava valutare, per la prima volta, la fattibilità della produzione energetica in acque profonde circa 220 metri, lontano dalla costa.

 

 

Makani lavora sul concept dal 2006, ma vi erano diverse preoccupazioni su come il dispositivo avrebbe gestito un ambiente ostile come quello marino. E malgrado la sperimentazione si sia conclusa con la perdita dell’aquilone energetico, la società si è detta molto soddisfatta. “I test che abbiamo condotto hanno dimostrato che funziona”, ha detto un portavoce dell’azienda. “Questo è un grande passo avanti. Ora torneremo a lavorare per adattare tali sistemi all’ambiente marino mondiale in cui vorremmo commercializzarli”.

 

Il punto di forza delle turbine eoliche volanti sta nell’economia dell’installazione rispetto agli attuali giganti offshore. Secondo Makani, il sistema  può sfruttare le infrastrutture e le catene di fornitura esistenti e le unità possono partire direttamente da porti di piccole e medie dimensioni senza la necessità di navi specializzate o grandi gru. I prossimi passi includeranno ulteriori voli di test a terra, alle Hawaii, e in mare aperto, in Norvegia, con l’obiettivo di perfezionare le operazioni a distanza. Inoltre, la compagnia lavorerà con Shell per ottimizzare la sua piattaforma galleggiante e il suo sistema di ormeggio, riducendo al minimo la necessità per il personale di accedere all’aquilone prima o dopo il volo.

 

>>Leggi anche La lotta dei giganti eolici: turbine da 10 MW anche per Siemens Gamesa<<

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