La Regione ha approvato la spesa di 4,5 milioni di euro per realizzare un impianto fotovoltaico galleggiante sul bacino artificiale della diga Cantoniera-Pranu Antoni.

Si è chiuso il 5 settembre in Italia il primo bando nazionale dedicato al fotovoltaico galleggiante sulle acque interne, nell’ambito del FER 2. In attesa di conoscere i risultati, arrivano notizie di nuovi progetti pianificati nel settore. Un esempio su tutti: l’impianto fotovoltaico flottante che sorgerà sulla diga Pranu Antoni, in Sardegna.
L’iniziativa, parte di un più ampio programma per aumentare l’autonomia energetica sarda e ridurre i consumi del Sistema Idrico Multisettoriale Regionale, è stata approvata il 3 settembre 2025 dalla Giunta Todde su proposta dell’assessore ai Lavori Pubblici, Antonio Piu.
Un impianto fotovoltaico flottante sulla diga Pranu Antoni
Il progetto utilizzerà i fondi del Programma FESR 2021-2027, per la precisione 4,5 milioni di euro, per installare pannelli solari nel bacino artificiale Cantoniera-Pranu Antoni. Al momento, però, né la Regione né l’Ente Acque della Sardegna riportano altri dettagli tecnici come la dimensione o la capacità della futura centrale. Ma la Giunta ci tiene a sottolineare che la realizzazione dell’impianto consentirà di limitare lo sfruttamento del suolo e migliorare l’efficienza nella produzione di energia grazie al raffreddamento dei moduli fotovoltaici da parte dell’acqua del bacino.
L’idea di realizzare un impianto fotovoltaico flottante su diga non è nuova. Negli ultimi anni il concept è andato progressivamente prendendo piede grazie da un lato alla possibilità di integrare energia solare e idroelettrica senza consumo di suolo, e dall’altro ai vantaggi idrici offerti da questa combinazione.
Le centrali fotovoltaiche galleggianti hanno, infatti, il potenziale di ridurre l’evaporazione di laghi e bacini sia diminuendo l’interazione tra acqua e aria sia modificando l’equilibrio termico verso temperature più basse. Il tasso di riduzione cambia a seconda del luogo geografico e delle condizioni climatiche ma può arrivare anche al 70-80%.
In questo contesto è ovviamente necessario stimare con precisione l’evaporazione tenendo conto di tutti i parametri essenziali: la presenza di aria insatura sopra la superficie, la velocità del vento, l’esposizione alla radiazione solare sulla superficie dell’acqua, la pressione atmosferica e le proprietà chimiche dell’acqua. Ad oggi esistono vari metodi di misurazione, tra cui l’approccio del bilancio idrico, le tecniche di trasferimento di massa e il modello di Penman-Monteith (uno dei più usati in questo campo).
La transizione verde del sistema idrico sardo
Il fotovoltaico su diga sarà affiancato da un’altra iniziativa del valore di 1,5 milioni di euro: la realizzazione di una nuova centrale di pompaggio idroelettrico.
Questo progetto, per la precisione, era già stato oggetto di finanziamento grazie alla delibera regionale n. 50/30 del 28 dicembre 2021, che l’aveva incluso in un primo programma di studio e di interventi per sviluppare il potenziale idroelettrico della Sardegna.
Secondo quanto emerso dalla riunione del 3 settembre, si troverebbe in fase avanzata la stesura del progetto di fattibilità tecnico ed economico. I nuovi fondi permetteranno di sviluppare un sistema di telecontrollo e l’interconnessione tra la centrale di pompaggio di Biliardinu e la turbina Tirso1.
“Si tratta di un passo importante – spiega l’assessore Piu – che va nella direzione sia di rendere più efficiente dal punto di vista tecnologico il Sistema Idrico Multisettoriale regionale, sia di aumentare la produzione di energia da fonte rinnovabile con l’obiettivo, oltre che del raggiungimento dei target della transizione verde, anche di una maggiore sostenibilità dei costi di gestione. Ricordo infatti che, anche a causa della perdurante situazione di siccità e del conseguente aumento delle prestazioni delle centrali di sollevamento, stiamo assistendo a una crescita esponenziale dei costi energetici che devono essere sostenuti dal bilancio regionale”.
I prossimi passi? La giunta darà mandato alla Direzione generale dei Lavori Pubblici, in qualità di Centro di responsabilità e Responsabile di Azione per gli interventi, di adottare tutti gli atti formali necessari per la progettazione e la realizzazione delle opere da parte dei soggetti attuatori. L’approvazione dei progetti rimarrà, invece, in capo all’Ufficio regionale.
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