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La cooperazione sul GNL tra USA e Giappone dipende dagli umori di Trump

Il governo di Tokyo avrebbe incaricato la società di consulenza Wood Mackenzie di valutare la fattibilità di gasdotto e impianto di estrazione di GNL in Alaska, che vale 44 miliardi di dollari.

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Immagine generata da IA

La cooperazione tra Giappone e Stati Uniti sul gas naturale liquefatto è soggetta ai capricci di Trump e gli investitori temono per la stabilità e la profittabilità dei progetti. Secondo un’esclusiva di Reuters, il governo di Tokyo avrebbe incaricato la società di consulenza Wood Mackenzie di valutare la fattibilità di gasdotto e impianto di estrazione in Alaska, che vale 44 miliardi di dollari. Il presidente USA li ha pubblicizzati moltissimo, per usare un eufemismo. Tuttavia, l’ottimismo di Trump continuerebbe a non convincere numerosi funzionari e leader del settore energetico giapponesi, preoccupati di rendere l’approvvigionamento di gas più costoso rispetto ad altre fonti.

Il memorandum di intesa tra Tokyo e Washington

A seguito di lunghe trattative, il Giappone a luglio ha ottenuto dagli Stati Uniti una riduzione dei dazi sulle auto. Par arrivare a tale accordo Tokyo ha dovuto promettere a Washington un totale di 550 miliardi di dollari di investimenti in vari settori, compreso quello energetico, su progetti scelti da Trump. Il memorandum di intesa firmato la settimana scorsa consente infatti al presidente USA di selezionare i progetti da finanziare. Contestualmente, nello stesso giorno, Trump ha anche firmato un ordine esecutivo per la riduzione dei dazi sulle auto nipponiche.

“Il presidente, dunque, ha completa discrezionalità sulla destinazione di questi investimenti“, ha dichiarato il Segretario al Commercio degli Stati Uniti Howard Lutnick alla CNBC. E dunque il candidato preferenziale dei fondi giapponesi sarebbe proprio il progetto del gasdotto in Alaska. Il memorandum d’intesa prevede anche che gli Stati Uniti possano aumentare i dazi se il Giappone non darà seguito agli investimenti promessi. Ecco perché l’accordo dipende dagli umori del Capo della Casa Bianca. In linea di principio, un comitato per gli investimenti indirizzerà i progetti alle aziende giapponesi ma pare abbastanza improbabile che il Giappone venga meno a quanto pattuito.

La collaborazione tra Giappone e Stati Uniti sul gas naturale liquefatto

A detta dei funzionari statunitensi, il progetto in Alaska avrebbe il vantaggio di di essere sicuro, considerata la maggiore vicinanza al Giappone rispetto al Medio Oriente e il fatto che le esportazioni eviterebbero colli di bottiglia come Stretto di Hormuz e Malacca e le acque contese e affollate del Mar Cinese Meridionale.

Durante un discorso al Congresso a marzo, Trump aveva detto che Giappone e Corea del Sud volevano investire “migliaia di miliardi di dollari ciascuno” nel gas liquefatto in Alaska. I funzionari di Tokyo e Seul sono rimasti quantomeno colpiti dall’affermazione.

Secondo il Ministero delle Finanze nipponico, il Giappone importerebbe un decimo del suo GNL dagli Stati Uniti e percentuali simili dalla Russia e dal Medio Oriente, il 40% arriverebbe invece dall’Australia.

Cercasi investitori

Wood Mackenzie ha condotto tre studi sul progetto GNL Alaska negli ultimi 10 anni. Uno studio del 2016 lo ha considerato meno competitivo rispetto ad altri capaci di rifornire mercati asiatici. Una revisione datata 2022, avendo preso in esame divese forme di finanziamento e riduzione dei costi, lo ha rivalutato. La questione che investe il Giappone adesso è trovare acquirenti del settore privato disposti ad allinearsi a quanto promesso dal governo e a stipulare accordi di lungo termine per l’acquisto di GNL dall’Alaska.

Attualmente le trattative sono in corso JERA, il più grande acquirente di GNL del Giappone, Tokyo Gas Osaka Gas e Mitsubishi Corp.

Va ricordato che il memorandum d’intesa non è un documento giuridicamente vincolante. Al contrario, l’accordo commerciale bilaterale entrato in vigore nel 2020 lo era ed aveva ottenuto anche la ratifica del parlamento nipponico. Eppure, l’Amministrazione Trump non si è fatta problemi ad annullarlo e ad aumentare i dazi, violando gli impegni presi in precedenza. Ecco perché in Giappone persiste una certa esitazione tra gli investitori. “Non sappiamo cosa accadrà sotto l’amministrazione Trump“, ha dichiarato al quotidiano Nikkei un alto funzionario all’Economia.

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About Author / Erminia Voccia

Giornalista professionista appassionata e attenta osservatrice delle dinamiche globali. Ha una laurea magistrale in Relazioni Internazionali e due master in giornalismo e giornalismo radiotelevisivo. Ha mosso i primi passi in tv realizzando servizi per i telegiornali nazionali. Ha lavorato da freelancer per diversi quotidiani on line e cartacei nazionali e riviste specializzate, scrivendo di temi legati all’ambiente, agli esteri, alla politica internazionale e alla geopolitica, con uno sguardo particolare verso l’Asia. Ha curato l'organizzazione eventi e la comunicazione per una casa editrice e ha partecipato alla redazione di saggi. Per Rinnovabili si interessa soprattutto di clima e politiche climatiche.