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Iberdrola punta ad un 100% di riciclo dei pannelli solari

FCC Ámbito e la multinazionale spagnola hanno firmato un accordo di collaborazione strategica per promuovere il riciclaggio su scala industriale dei pannelli fotovoltaici

nuovi pannelli solari riciclo fv
Via depositphotos.com

(Rinnovabili.it) – Dopo le turbine eoliche è il turno dei moduli fotovoltaici. Iberdrola è pronta ad espandere ulteriormente le mire di economia circolare rinnovando la collaborazione con FCC Ámbito. È di questi giorni, infatti, l’annuncio della firma un accordo di collaborazione strategica tra la filiale di FCC Servicios Medio Ambiente e la multinazionale spagnola, attraverso il suo programma PERSEO Venture Builder. L’obiettivo? L’azienda energetica vuole compiere i primi passi per puntare ad un 100% di riciclo dei pannelli solari.

Spiega Álvaro Portellano, Responsabile di PERSEO Venture Builder “Iberdrola intende riciclare tutti i componenti delle sue strutture. Consideriamo il riciclaggio non come una sfida ma come un’opportunità. Pertanto, consideriamo questa nuova collaborazione come una preziosa occasione per contribuiscono alla circolarità dei nuovi elementi della transizione energetica, e amplia la portata della nostra alleanza con FCC Ámbito, che già affronta con successo il riciclaggio delle pale eoliche attraverso EnergyLoop”.

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Verso un riciclo dei pannelli solari al 100%

A differenza di quanto sta accadendo con i parchi eolici, gli impianti fotovoltaici hanno ancora molti anni di esercizio davanti a sé. Ma l’azienda vuole essere pronta per quando la vita utile dei propri impianti solari giungerà al termine. Prendendo come asset di riferimento l’impianto di trattamento industriale di moduli fotovoltaici, appena inaugurato da FCC Ámbito h a Cadrete (Saragozza), i due partner sperimenteranno e monitoreranno l’applicazione di nuove tecnologie di trattamento che potrebbero essere sviluppate nel breve o medio termine. Migliorando la capacità di riciclo industriale dei pannelli solari.

Inoltre, sfidando la completa circolarità dei diversi componenti, studieranno la possibilità di riutilizzare i materiali ottenuti nei processi di trattamento come materie prime secondarie nella fabbricazione di nuovi pannelli solari. A tal fine valuteranno anche possibili sinergie con aziende partecipate da Iberdrola, attraverso Perseo, in attività come la produzione fv o il riciclo dei metalli.

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Altro aspetto compreso nell’ambito dell’accordo è lo studio di bandi per aiuti pubblici europei o nazionali che potrebbero essere lanciati per promuovere il riciclo fotovoltaico. 

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.


Rinnovabili • Turbine eoliche ad asse verticale

Turbine eoliche ad asse verticale, efficienza migliorata del 200%

Dall'EPFL svizzero il primo studio che applica un algoritmo di apprendimento automatico alla progettazione della pale delle turbine VAWT

Turbine eoliche ad asse verticale
via depositphotos

Nuovi progressi per le turbine eoliche ad asse verticale

Un aumento dell’efficienza del 200% e una riduzione delle vibrazioni del 70%. Questi due dei grandi risultati raggiunti nel campo delle turbine eoliche ad asse verticale,  presso l’UNFoLD, il laboratorio di diagnostica del flusso instabile della Scuola Politecnica Federale di Losanna (EPFL). Il merito va a Sébastien Le Fouest e Karen Mulleners che, in un’anteprima mondiale hanno migliorato questa specifica tecnologia impiegando un algoritmo di apprendimento automatico.

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Turbine eoliche VAWT, vantaggi e svantaggi

Si tratta di un progresso a lungo atteso dal comparto. Le turbine eoliche ad asse verticale o VAWT per usare l’acronimo inglese di “Vertical-axis wind turbines” offrono sulla carta diversi vantaggi rispetto ai classici aerogeneratori ad asse orizzontale. Ruotando attorno ad un asse ortogonale al flusso in entrata, il loro lavoro risulta indipendente dalla direzione del vento, permettendogli di funzionare bene anche nei flussi d’aria urbani. Inoltre offrono un design più compatto e operano a frequenze di rotazione più basse, il che riduce significativamente il rumore e il rischio di collisione con uccelli e altri animali volanti. E ancora: le parti meccaniche della trasmissione possono essere posizionate vicino al suolo, facilitando la manutenzione e riducendo i carichi strutturali.

Perché allora non sono la scelta dominante sul mercato eolico? Come spiega lo stesso Le Fouest, si tratta di un problema ingegneristico: le VAWT funzionano bene solo con un flusso d’aria moderato e continuo. “Una forte raffica aumenta l’angolo tra il flusso d’aria e la pala, formando un vortice in un fenomeno chiamato stallo dinamico. Questi vortici creano carichi strutturali transitori che le pale non possono sopportare“, scrive Celia Luterbacher sul sito dell’EPFL.

Energia eolica e algoritmi genetici

Per aumentare la resistenza, i ricercatori hanno cercato di individuare profili di inclinazione ottimali.  Il lavoro è iniziato montando dei sensori, direttamente su una turbina in scala ridotta, a sua volta accoppiata ad un ottimizzatore funzionante con algoritmi genetici di apprendimento. Di cosa si tratta? Di una particolare tipologia di algoritmi euristici basati sul principio della selezione naturale.

Quindi muovendo la pala avanti e indietro con angoli, velocità e ampiezze diverse, hanno generato una serie di profili di inclinazione. “Come in un processo evolutivo, l’algoritmo ha selezionato i profili più efficienti e robusti e ha ricombinato i loro tratti per generare una ‘progenie’ nuova e migliorata”. Questo approccio ha permesso a Le Fouest e Mulleners non solo di identificare due serie di profili di passo che contribuiscono a migliorare significativamente l’efficienza e la robustezza della macchina, ma anche di trasformare la più grande debolezza delle turbine eoliche ad asse verticale in un punto di forza. I risultati sono riportati su un articolo recentemente pubblicato sulla rivista Nature Communications.

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