L’idrogeno verde supererà l’idrogeno blu entro il 2030

L’idrogeno ottenuto da fonti fossili con CCS è attualmente più economico di quello prodotto dall’elettrolisi alimentata a rinnovabili. Ma nell’arco dei prossimi 10 anni la situazione si invertirà

idrogeno blu
Foto di InspiredImages da Pixabay

Una battaglia di colori per il vettore della transizione energetica

(Rinnovabili.it) – L’idrogeno blu rimarrà più competitivo di quello verde, in termini di costo, ancora per poco tempo. Nel futuro a medio termine lascerà la scena all’alternativa rinnovabile in tutti i principali mercati del mondo. Anche in quelli dove il gas è fortemente economico. Ad asserirlo è BloombergNEF che si unisce oggi alle ultime previsioni di settore, pronosticando un sorpasso “di colore” entro la fine del decennio.

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Attualmente l’idrogeno grigio, ossia quello estratto dagli idrocarburi, rappresenta la forma più economica in assoluto. Il suo prezzo è stimato intorno a 1,50 euro al kg con un cost driver – letteralmente “(fattore) che pilota un costo” – fortemente connesso al prezzo del gas naturale (prima fonte per la produzione del vettore). A breve però la situazione potrebbe cambiare, almeno in Europa. Con il mercato del carbonio che gioca al rialzo, le quote emissive (soprattutto se sopra i 40 euro) potrebbero aggiungere a breve quasi 0,50 euro al totale per chilo.

Secondo le stime di BloombergNEF, il “grigio” potrebbe perdere di competitività rispetto al “verde” entro il 2030 in 16 dei 28 paesi modellati. “Troppo spesso si presume che il prezzo dell’idrogeno grigio rimarrà a questo livello relativamente basso nel prossimo futuro”, scrivono gli analisti. “Ciò ignora la proiezione dell’AIE di un aumento strutturale dei prezzi del gas naturale dovuto alle forze di mercato. E, cosa più importante, non tiene conto della potenziale volatilità dei prezzi del gas, come dimostrato in Europa, dove sono diventati più legati ai mercati spot”.

Nella scala dell’economicità arriva subito dopo l’idrogeno blu. In questo caso il vettore è ottenuto da fonti fossili ma incorporando nel processo la cattura delle emissioni rilasciate. Il prezzo del gas rimane il cost driver principale, ma va aggiunto nel quadro anche la spesa per catturare, immagazzinare o riutilizzare la CO2. Il risultato? Oggi l’idrogeno blu costa intorno ai 2-2,50 euro al kg.

Dall’altra parte della scala c’è l’idrogeno verde il cui prezzo è attualmente stimato tra i 3,50 e 5 euro al kg. In questi caso, entrano in gioco diversi fattori. Il primo è costo dell’elettrolisi, il processo attraverso le molecole d’acqua sono “rotte” per rilasciare H2 e O2. Il secondo è il prezzo dell’elettricità eolica, fotovoltaica o idroelettrica impiegata dall’elettrolisi. Entrambi questi driver cost, secondo gli esperti sono destinati a ridursi in maniera verticale nei prossimi anni.

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BloombergNEF prevede che, entro il 2030, la forma verde sarà più economica di quella blu in tutti i paesi modellati, anche quelli con gas a basso costo (come gli Stati Uniti) e quelli con energia rinnovabile più costosa (come il Giappone e la Corea del Sud). Diverse compagnie petrolifere, tra cui Equinor e Royal Dutch Shell, intendono costruire impianti per l’idrogeno blu in nazioni come il Regno Unito, l’Olanda e la Germania. “I progetti con date d’avvio vicine al 2030, come l’impianto H2Morrow di Equinor in Germania, rischiano di diventare non competitivi nei confronti l’idrogeno verde”.

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