Dipendenza fossile: il mondo investe in 288mila km di gasdotti 

69.700 chilometri di pipeline sono già in costruzione e altre 159.000 sono stati pianificati per un valore totale di 723 miliardi di dollari

Gasdotto EastMed: resta nella lista UE dei Progetti di Interesse Comune
Foto di Helio Dilolwa su Unsplash

Gasdotti nel mondo, la crescita non rallenta

(Rinnovabili.it) – Si allargano le maglie del gas a livello globale. Mentre nei vertici climatici si ricorda l’importanza di accelerare la transizione energetica ed eliminare la dipendenza fossile, nella pratica il peso del gas naturale (e del GNL) aumenta. Stando all’ultimo rapporto del Global Energy Monitor (GEM), attualmente sarebbero in fase di sviluppo ben 228.700 km di gasdotti nel mondo, cifra che comprende sia i progetti fase in costruzione che quelli pianificati o proposti. Per una spesa totale di 723 miliardi di dollari.

La spinta asiatica verso il gas

Il dato  – elaborato dal Global Gas Infrastructure Tracker  – individua un trend in crescita. Prendendo in considerazione solo i progetti con lavori iniziati, circa 69.700 chilometri di tracciato per il gas naturale, emerge chiaramente un aumento del 18 per cento sul 2022. Gran parte delle infrastrutture in costruzione si trova in Asia, che conta attualmente 14 dei 15 progetti di gasdotti più lunghi in sviluppo. “L’Asia sta scommettendo su una maggiore quantità di combustibili fossili e sta incoraggiando altre grandi economie a fare lo stesso”, commenta Baird Langenbrunner, Project Manager per il Global Gas Infrastructure Tracker presso Global Energy Monitor. “In tutta la regione il prezzo delle energie rinnovabili è sceso, le emissioni di gas sono considerate peggiori di quelle del carbone se si considerano i trasporti e il picco della domanda di gas è stato previsto entro la fine di questo decennio. Questa infrastruttura del gas è rischiosa e sconsiderata”.

Gli altri grandi investitori

Al di fuori della regione, gli Stati Uniti costituiscono un altro importante player. Gli USA si sono dati l’obiettivo di rafforzare la capacità di esportazione dal bacino del Permiano e dall’Haynesville Shale con lo scopo di trarne un vantaggio attraverso l’esportazione nei mercati europei e asiatici presenti e futuri. Anche l’Australia, altro importante esportatore di gas, sta adottando un approccio simile.

Una vistosa crescita infrastrutturale si evidenzia anche nel Sud America. A luglio 2023 è stato inaugurato il progetto argentino da 750 km che trasporta il gas dalla formazione Vaca Muerta, la seconda riserva di shale gas al mondo, alla capitale Buenos Aires, “punto di partenza” per un nuovo impulso futuro.  Ma nella classifica nazionale dei paesi che stanno costruendo un numero maggiore di gasdotti nel mondo (classificati per km di pipeline in fase di sviluppo), l’Italia è l’unico stato europeo a comparire nella top ten.

Nuovi terminali per il gas naturale liquefatto

La costruzione della rete globale di terminali di importazione di GNL è un altro chiaro segno dell’impegno diffuso per incrementare l’uso del gas nella produzione energetica. Secondo GEM, le nazioni asiatiche svolgono già la parte del leone nelle importazioni di GNL e sono anche i principali investitori in nuova capacità, rappresentando il 74% del totale delle spese di capitale pianificate sui nuovi terminali. La Cina e l’India da sole rappresentano 109 miliardi di dollari dei 190 miliardi previsti a livello globale.

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