Politiche climatiche europee: il giro di boa della transizione energetica

Se, da una parte, Consiglio ed Europarlamento rilanciano una proposta di tassonomia delle finanze dopo lo stop di Francia e Gran Bretagna, dall’altra parte la Commissione Europa si prepara a definire il fondo Just Transition Mechanism. In entrambi i casi, l’obiettivo è solo uno: la transizione energetica dell’eurozona.

Politiche climatiche europee
Credits: Capri23auto da Pixabay

Tassonomia delle finanze e Just Transition Mechanism: le due grandi sfide delle politiche climatiche europee.

 

(Rinnovabili.it) – Il Consiglio e il Parlamento Europeo hanno trovato ieri un accordo condiviso sulle politiche climatiche europee e, nello specifico, rispetto ad una proposta di tassonomia delle finanze, la norma che disciplina i prodotti finanziari che possono essere definiti “verdi” e “sostenibili” in vista della transizione energetica. Ciò è avvenuto dopo che gli Stati membri dell’UE hanno congelato l’accordo precedentemente raggiunto proprio fra Consiglio ed Europarlamento.

 

Dopo la marcia indietro di alcuni Stati (Francia e UK in testa) che, dopo mesi di discussioni, hanno mostrato i loro timori per le restrizioni presenti nel testo legislativo proposto dalla Commissione Europea e riguardanti soprattutto la classificazione dell’energia nucleare, il Consiglio e il Parlamento (soggetti legislatori dell’UE) mettono in campo una proposta che, secondo i rappresentanti dell’eurozona, potrebbe avere il potenziale di rendere l’Unione leader nel mercato delle obbligazioni verdi, con l’emissione di 200 miliardi di dollari in green bond.

 

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La proposta di legge costituisce un passo avanti per le politiche climatiche europee e, soprattutto, verso l’istituzione di un sistema di etichettatura per gli investimenti sostenibili, rilanciando la proposta della Commissione dopo i risultati delle elezioni britanniche (forse non caso).  Il disegno di legge dovrebbe essere approvato domani dai rappresentanti di tutti gli Stati membri dell’UE, quindi inviato all’esecutivo (la Commissione europea) che lo trasformerà in legge.

 

Nel frattempo, però, proprio la Commissione sta lavorando al suo progetto di Just Transition Mechanism, un fondo da 100 miliardi di euro che dovrebbe vedere la luce a gennaio. Nell’ambito delle politiche climatiche europee, il fondo ha lo scopo di sostenere il processo di transizioni energetica verso la neutralità climatica, nel tentativo di supportare soprattutto i paesi con poche risorse e con un’energia ancora troppo dipendente da fonti non rinnovabili. Il funzionamento del Just Transition Mechanism sarà fondamentale per comprendere le sorti della Polonia e la sua aderenza all’accordo climatico europeo, recentemente respinto.

 

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“L’attuale accordo sul clima non ci ha dato garanzie sufficienti. Tuttavia, il settore energetico polacco non vede l’ora di valutare la proposta della Commissione per una transizione giusta, ha dichiarato a Euroactiv Magda Smokowska, della Polish Electricity Association (PKEE). Il Meccanismo di Transizione Equa terrà insieme finanziamenti pubblici e privati, compresi circa 30 miliardi di euro dedicati alle regioni più povere dell’UE. Inoltre, secondo la nuova politica di prestiti energetici della Banca Europea per gli Investimenti (BEI), saranno disponibili prestiti per un valore fino a 1 miliardo di miliari di euro.

 

Tuttavia, nonostante il Just Transition Mechanism dovrebbe ammontare a 100 miliardi di euro, non è ancora chiaro quale parte di questa somma sarà in “denaro fresco”, vale a dire capitale ad hoc per le nuove politiche climatiche europee e, soprattutto, per la transizione energetica. Per questa ragione, è plausibile che la maggior parte dei finanziamenti dell’UE disponibili provenga dalla BEI e da una riassegnazione dei finanziamenti attualmente disponibili nell’ambito della politica di coesione dell’UE, destinata alle regioni più povere.

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