Tutte le misure del nuovo Piano energia dell’UE: price cap, tagli ai consumi, extraprofitti

Il tetto al prezzo dell’elettricità sulle inframarginali e il contributo di solidarietà chiesto alle compagnie fossili dovrebbe garantire 142 miliardi di euro l’anno. Risorse che i Ventisette potranno impiegare per tagliare le bollette di cittadini e imprese, ma anche per investire in rinnovabili, efficienza energetica o tecnologie per la decarbonizzazione

Piano energia dell’UE: via libera ai tagli obbligatori dei consumi elettrici
crediti: EC – Audiovisual Service

Durante il discorso sullo Stato dell’Unione, von der Leyen ha illustrato il nuovo Piano energia dell’UE

(Rinnovabili.it) – Dal price cap sulle inframarginali l’UE conta di racimolare 117 miliardi. A cui si aggiungerà il flusso dalla tassa al 33% sugli extraprofitti realizzati dalle aziende fossili. Il gettito servirà per attutire la botta della crisi del gas per chi è più in difficoltà. Confermato anche il taglio dei consumi elettrici durante le ore di picco. E ancora: un intervento per sostituire il TTF olandese con un riferimento per il prezzo del gas più affidabile e adatto ai tempi. Misure per garantire la liquidità delle utility. E una modifica alle regole sugli aiuti di stato. È il ventaglio di proposte per il nuovo Piano Energia dell’UE illustrate oggi nel discorso sullo Stato dell’Unione 2022 dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen.

Ventaglio da cui manca – almeno per ora – una proposta sul tetto per il gas russo. Ma se ne sta ancora parlando, assicura la presidente. Tutto il pacchetto passa ora all’esame del Consiglio, che deve dare l’ok finale e può modificare le proposte. I ministri dell’Energia dell’UE puntano a trovare un accordo entro il prossimo Consiglio Energia in calendario il 30 settembre.

Cosa dice il nuovo Piano Energia dell’UE sul price cap

Se sul bloccare il prezzo del gas russo i Ventisette sono andati in ordine sparso, le proposte sul price cap per i prezzi dell’elettricità e sui profitti straordinari realizzati dalle compagnie energetiche in questi mesi hanno subito raccolto un consenso vasto.

Per quanto riguarda la prima misura, il Piano Energia dell’UE disegna un tetto al prezzo per le inframarginali fissato a 180 €/MWh. Sarà temporaneo con validità fino al 31 marzo 2023, salvo proroghe. In concreto, gli operatori che generano elettricità da fonti diverse dal gas non potranno venderla in Europa a un prezzo più alto.

La cifra dovrebbe essere abbastanza alta da garantire dei profitti (più alti per chi ha costi di produzione inferiori, tipicamente le rinnovabili) e quindi per non bloccare gli investimenti. Ma sufficientemente bassa da far respirare cittadini e imprese. Questo price cap si applica a eolico, solare, geotermico, nucleare, biomassa, lignite e alcuni impianti idroelettrici.

“Nella nostra economia sociale di mercato, i profitti sono positivi. Ma in questi tempi è sbagliato ricevere profitti record straordinari beneficiando della guerra e sulle spalle dei consumatori. In questi tempi, i profitti devono essere condivisi e incanalati verso coloro che ne hanno più bisogno”, ha argomentato von der Leyen di fronte al parlamento UE a Strasburgo.

Da questa proposta, Bruxelles si attende 117 miliardi di euro. In pratica, l’equivalente di quanti ne dovrebbe mobilitare il costituendo Fondo sociale per il clima, lo strumento pensato dalla Commissione prima della crisi energetica e della guerra per attutire il peso della transizione per le fasce più vulnerabili della popolazione (valeva 72 miliardi, da co-finanziare al 50% dai paesi membri).

Queste entrate possono essere utilizzate per fornire sostegno al reddito, sconti, investimenti in energie rinnovabili, efficienza energetica o tecnologie di decarbonizzazione. Ma il supporto che ogni stato darà, dev’essere calibrato in modo da continuare a incentivare una riduzione della domanda di elettricità.

Extraprofitti

Sul versante degli extraprofitti, il nuovo Piano Energia dell’UE introduce anche a livello europeo una misura già testata da alcuni paesi tra cui l’Italia. Si tratta di una tassa del 33% che verrà applicata sui profitti delle compagnie energetiche di gas, petrolio, carbone e delle raffinerie, nel caso in cui nel 2022 abbiano realizzato profitti del 20% più alti rispetto alla media del 2019-2021. Ogni paese UE può decidere di alzare la percentuale della tassa, ma non di abbassarla, oppure di combinarla con analoghe misure già in vigore a livello nazionale.

Da questa misura, che sarà in vigore almeno per 1 anno fino a ottobre 2023, l’UE si attende che i Ventisette riescano a raggranellare altri 25 miliardi di euro. Anche queste risorse devono essere usate per alleviare il peso della crisi. I proventi del “contributo di solidarietà” dovrebbero essere utilizzati per fornire misure di sostegno finanziario alle famiglie, in particolare a quelle più vulnerabili, e alle imprese più colpite, per contribuire alla riduzione dei consumi energetici, sostenere le industrie ad alta intensità energetica, promuovere gli investimenti dei clienti finali nelle energie rinnovabili, nell’efficienza energetica o in altre tecnologie di decarbonizzazione.

Resta il taglio obbligatorio dei consumi

La sforbiciata tocca anche i singoli cittadini. Per superare con successo l’inverno senza gas russo, gli europei dovranno ridurre i loro consumi elettrici. Di quanto? Il Piano Energia dell’UE chiede ai Ventisette di tagliare la domanda almeno del 10% fino al 31 marzo dell’anno prossimo. Entro questa percentuale, i singoli paesi hanno margini di manovra. Ma c’è una quota di questa riduzione che ha parametri rigidi ed è, di fatto, obbligatoria.

Il consumo lordo di elettricità deve calare del 5% durante le ore di picco, quando cioè il prezzo dell’energia è solitamente determinato da quello del gas. Non c’è un numero fisso di ore al giorno in cui la riduzione va applicata, ma il taglio deve riguardare almeno il 10% delle ore nell’arco di un mese. La Commissione stima che il provvedimento si tradurrà in tetti al consumo di elettricità per 3-4 ore al giorno nei giorni feriali.

Nel complesso, questa riduzione mirata può portare a una riduzione del consumo di gas stimata in circa 1,2 miliardi di metri cubi nell’arco di 4 mesi. Ciò rappresenta una riduzione dell’uso di gas per l’energia elettrica di circa il 4% durante la stagione invernale.

Altri provvedimenti in arrivo

Ci sono altre misure che non trovano spazio nel Piano Energia dell’UE ma che sono state annunciate oggi da von der Leyen. La prima ricordata dalla presidente della Commissione è l’abbandono del TTF, il punto di scambio virtuale del gas olandese che de facto fissa il prezzo del gas per l’Europa. “Oggi il nostro mercato del gas è cambiato radicalmente: si è passati principalmente dai gasdotti a quantità crescenti di GNL. Ma il parametro di riferimento utilizzato nel mercato del gas – il TTF – non si è adattato”, ha detto von der Leyen. “Per questo motivo la Commissione lavorerà per stabilire un benchmark più rappresentativo”.

C’è poi la conferma che è in arrivo un provvedimento a scala europea per supportare le utility energetiche in gravissima crisi di liquidità. L’UE agirà “modificando le regole sulle garanzie” e “adottando misure per limitare la volatilità dei prezzi infragiornalieri”. In più, gli stati potranno fornire garanzie parando le spalle alle utility da ottobre, quando è prevista la modifica del quadro sugli aiuti di stato.

Non manca uno sguardo a misure più strutturali. “Questi sono tutti primi passi. Ma mentre affrontiamo questa crisi immediata, dobbiamo anche guardare avanti”, continua von der Leyen. “L’attuale struttura del mercato dell’elettricità – basata sull’ordine di merito – non rende più giustizia ai consumatori. Essi dovrebbero raccogliere i benefici delle energie rinnovabili a basso costo”. Pertanto, l’UE conferma di voler disaccoppiare gas e prezzo dell’elettricità: “Per questo faremo una riforma profonda e completa del mercato dell’elettricità”.

Leggi qui il testo integrale del documento Proposal for a COUNCIL REGULATION on an emergency intervention to address high energy prices

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1 commento

  1. È evidente che il venditore alza il prezzo quando il consumatore è debole e non può opporsi o cambiare fornitore facilmente, oppure ci sono situazioni di cartello, vietate dalla legge. Quindi ora si tenta di chiudere la stalla vuota…bene, meglio tardi…ma ora si deve cominciare a capire che i mercati funzionano quando non sono sbilanciati e gli interventi di correzione sono tempestivi. E di questo non vedo nulla, neanche se ne parla…..

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