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Deforestazione: nel 2017 il mondo ha perso “un’Italia” di alberi

Brasile, Repubblica Democratica del Congo, Indonesia, Madagascar e Malesia hanno subito le maggiori perdite di superficie boschiva

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Foto di Pexels da Pixabay

Gli appelli internazionali contro la deforestazione non bastano

(Rinnovabili.it) – Le foreste rappresentano l’oro verde del Pianeta. Grazie alla capacità di stoccare il carbonio, conservare acqua e suolo e fornire sussistenza a miliardi di esseri viventi, svolgono un ruolo insostituibile a livello biologico ed economico. Nonostante ciò, le attività di deforestazione a livello mondiale continuano senza sosta: solo nell’ultimo anno il mondo ha perso una superficie alberata pari all’estensione dell’intera Italia. A sostenerlo è la Global Forest Watch (GFW), applicazione web open source creata dal World Resources Institute per monitorare le foreste globali quasi in tempo reale.

In base ai dati forniti da questa sorta di sentinella virtuale, nel 2017 sono stati mandati in fumo (a volte, letteralmente) 294.000 km quadrati di foreste a livello globale. Le aree più fragili sono ovviamente quelle tropicali, dalla Foresta Amazzonica al bacino del Congo.

Il valore 2017 è solo di poco inferiore a quello 2016 – ossia 297.000 km quadrati – considerato oggi un anno record nei trend di deforestazione planetaria. Spiega Frances Seymour del World Resources Institute “Le foreste tropicali vengono cancellate a una velocità equivalente a 40 campi di calcio al minuto”. Sulla base dei dati satellitari analizzati da Global Forest Watch risulta che il Brasile, la Repubblica Democratica del Congo, l’Indonesia, il Madagascar e la Malesia abbiano subito le maggiori perdite nel 2017. “Vaste aree continuano a essere bonificate per convertirle alla soia, agli allevamenti bovini, all’olio di palma e ad altri beni scambiati a livello globale”. E la maggior parte di queste attività di disboscamento è illegale.

Oltre a danneggiare la biodiversità e a violare i diritti e i mezzi di sostentamento delle comunità locali, la distruzione sistematica delle patrimonio verde, su questa scala, rappresenta una catastrofe per il clima globale. Le ultime ricerche sul tema hanno mostrato che le foreste sono ancora più importanti di quanto si fosse pensato in passato nel frenare i cambiamenti climatici. Oltre a catturare e immagazzinare carbonio, influenzano la velocità del vento, i modelli di precipitazioni e la chimica dell’atmosfera. In breve, la deforestazione ci trasformando il mondo in un luogo più caldo e più secco.

“Esistono soluzioni chiare là fuori – spiega l’Istituto – ma devono essere ridimensionate e ampliate alle foreste in tutto il mondo. Questa settimana, più di 500 cittadini del Forestry World sono riuniti all’Oslo Tropical Forests Forum per riflettere sugli ultimi 10 anni di sforzi per proteggere le foreste e tracciare una strada da percorrere. Ma non possiamo farlo da soli”.

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.


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Turbine eoliche ad asse verticale, efficienza migliorata del 200%

Dall'EPFL svizzero il primo studio che applica un algoritmo di apprendimento automatico alla progettazione della pale delle turbine VAWT

Turbine eoliche ad asse verticale
via depositphotos

Nuovi progressi per le turbine eoliche ad asse verticale

Un aumento dell’efficienza del 200% e una riduzione delle vibrazioni del 70%. Questi due dei grandi risultati raggiunti nel campo delle turbine eoliche ad asse verticale,  presso l’UNFoLD, il laboratorio di diagnostica del flusso instabile della Scuola Politecnica Federale di Losanna (EPFL). Il merito va a Sébastien Le Fouest e Karen Mulleners che, in un’anteprima mondiale hanno migliorato questa specifica tecnologia impiegando un algoritmo di apprendimento automatico.

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Turbine eoliche VAWT, vantaggi e svantaggi

Si tratta di un progresso a lungo atteso dal comparto. Le turbine eoliche ad asse verticale o VAWT per usare l’acronimo inglese di “Vertical-axis wind turbines” offrono sulla carta diversi vantaggi rispetto ai classici aerogeneratori ad asse orizzontale. Ruotando attorno ad un asse ortogonale al flusso in entrata, il loro lavoro risulta indipendente dalla direzione del vento, permettendogli di funzionare bene anche nei flussi d’aria urbani. Inoltre offrono un design più compatto e operano a frequenze di rotazione più basse, il che riduce significativamente il rumore e il rischio di collisione con uccelli e altri animali volanti. E ancora: le parti meccaniche della trasmissione possono essere posizionate vicino al suolo, facilitando la manutenzione e riducendo i carichi strutturali.

Perché allora non sono la scelta dominante sul mercato eolico? Come spiega lo stesso Le Fouest, si tratta di un problema ingegneristico: le VAWT funzionano bene solo con un flusso d’aria moderato e continuo. “Una forte raffica aumenta l’angolo tra il flusso d’aria e la pala, formando un vortice in un fenomeno chiamato stallo dinamico. Questi vortici creano carichi strutturali transitori che le pale non possono sopportare“, scrive Celia Luterbacher sul sito dell’EPFL.

Energia eolica e algoritmi genetici

Per aumentare la resistenza, i ricercatori hanno cercato di individuare profili di inclinazione ottimali.  Il lavoro è iniziato montando dei sensori, direttamente su una turbina in scala ridotta, a sua volta accoppiata ad un ottimizzatore funzionante con algoritmi genetici di apprendimento. Di cosa si tratta? Di una particolare tipologia di algoritmi euristici basati sul principio della selezione naturale.

Quindi muovendo la pala avanti e indietro con angoli, velocità e ampiezze diverse, hanno generato una serie di profili di inclinazione. “Come in un processo evolutivo, l’algoritmo ha selezionato i profili più efficienti e robusti e ha ricombinato i loro tratti per generare una ‘progenie’ nuova e migliorata”. Questo approccio ha permesso a Le Fouest e Mulleners non solo di identificare due serie di profili di passo che contribuiscono a migliorare significativamente l’efficienza e la robustezza della macchina, ma anche di trasformare la più grande debolezza delle turbine eoliche ad asse verticale in un punto di forza. I risultati sono riportati su un articolo recentemente pubblicato sulla rivista Nature Communications.

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