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La BEI finanzia le energie verdi dell’America Latina

Per la crescita dell'America Centrale e Latina la BEI finanzia lo sviluppo delle rinnovabili e dell'efficienza energetica puntando alla riduzione del consumo di combustibili fossili

La BEI finanzia l'America Latina(Rinnovabili.it) – Honduras, Nicaragua, El Salvador, Guatemala, Costa Rica e Panama sono le nazioni protagoniste della nuova ondata di finanziamenti provenienti dalla Banca Europea per gli Investimenti. La scorsa settimana la BEI ha messo a disposizione dei paesi dell’America Centrale un fondo da 175 milioni di dollari utili per il sostegno dell’espansione del settore legato alla produzione di energia da fonti rinnovabili. A questa iniziativa vanno ad aggiungersi i 400 milioni previsti per l’aumento della presenza di impianti idroelettrici, eolici, geotermici e solari in Honduras, Nicaragua, El Salvador, Guatemala, Costa Rica e Panama. Insieme ai finanziamenti finalizzati all’aumento della capacità energetica verde il programma punta anche all’efficienza energetica come soluzione alternativa per il risparmio energetico e la riduzione della produzione di inquinanti.

 

Il programma fa parte di un’iniziativa più ampia concordata con la Central American Bank for Economic Integration che mira a ridurre la dipendenza dell’America Centrale dalle importazioni di combustibili fossili  limitando al contempo le emissioni di carbonio.

A credere nel progetto Magdalena Álvarez Arza, Vicepresidente della BEI responsabile per i prestiti in America Latina, certa che il programma di finanziamento darà un notevole impulso agli sforzi dei paesi, concentrati sulla decarbonizzazione.

“Sono necessari investimenti notevoli per sfruttare il potenziale delle energie rinnovabili e per un uso più efficiente dell’energia finalizzata a  ridurre le emissioni di carbonio e fornire energia essenziale per la crescita economica”, ha dichiarato la Vicepresidente.

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Turbine eoliche ad asse verticale, efficienza migliorata del 200%

Dall'EPFL svizzero il primo studio che applica un algoritmo di apprendimento automatico alla progettazione della pale delle turbine VAWT

Turbine eoliche ad asse verticale
via depositphotos

Nuovi progressi per le turbine eoliche ad asse verticale

Un aumento dell’efficienza del 200% e una riduzione delle vibrazioni del 70%. Questi due dei grandi risultati raggiunti nel campo delle turbine eoliche ad asse verticale,  presso l’UNFoLD, il laboratorio di diagnostica del flusso instabile della Scuola Politecnica Federale di Losanna (EPFL). Il merito va a Sébastien Le Fouest e Karen Mulleners che, in un’anteprima mondiale hanno migliorato questa specifica tecnologia impiegando un algoritmo di apprendimento automatico.

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Turbine eoliche VAWT, vantaggi e svantaggi

Si tratta di un progresso a lungo atteso dal comparto. Le turbine eoliche ad asse verticale o VAWT per usare l’acronimo inglese di “Vertical-axis wind turbines” offrono sulla carta diversi vantaggi rispetto ai classici aerogeneratori ad asse orizzontale. Ruotando attorno ad un asse ortogonale al flusso in entrata, il loro lavoro risulta indipendente dalla direzione del vento, permettendogli di funzionare bene anche nei flussi d’aria urbani. Inoltre offrono un design più compatto e operano a frequenze di rotazione più basse, il che riduce significativamente il rumore e il rischio di collisione con uccelli e altri animali volanti. E ancora: le parti meccaniche della trasmissione possono essere posizionate vicino al suolo, facilitando la manutenzione e riducendo i carichi strutturali.

Perché allora non sono la scelta dominante sul mercato eolico? Come spiega lo stesso Le Fouest, si tratta di un problema ingegneristico: le VAWT funzionano bene solo con un flusso d’aria moderato e continuo. “Una forte raffica aumenta l’angolo tra il flusso d’aria e la pala, formando un vortice in un fenomeno chiamato stallo dinamico. Questi vortici creano carichi strutturali transitori che le pale non possono sopportare“, scrive Celia Luterbacher sul sito dell’EPFL.

Energia eolica e algoritmi genetici

Per aumentare la resistenza, i ricercatori hanno cercato di individuare profili di inclinazione ottimali.  Il lavoro è iniziato montando dei sensori, direttamente su una turbina in scala ridotta, a sua volta accoppiata ad un ottimizzatore funzionante con algoritmi genetici di apprendimento. Di cosa si tratta? Di una particolare tipologia di algoritmi euristici basati sul principio della selezione naturale.

Quindi muovendo la pala avanti e indietro con angoli, velocità e ampiezze diverse, hanno generato una serie di profili di inclinazione. “Come in un processo evolutivo, l’algoritmo ha selezionato i profili più efficienti e robusti e ha ricombinato i loro tratti per generare una ‘progenie’ nuova e migliorata”. Questo approccio ha permesso a Le Fouest e Mulleners non solo di identificare due serie di profili di passo che contribuiscono a migliorare significativamente l’efficienza e la robustezza della macchina, ma anche di trasformare la più grande debolezza delle turbine eoliche ad asse verticale in un punto di forza. I risultati sono riportati su un articolo recentemente pubblicato sulla rivista Nature Communications.

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.