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Crisi abitativa e climatica: il catalogo che mostra le case di “domani”

Sviluppato in collaborazione con HUB e Bridges Fund Management, il manuale ideato da MVRDV mostra come il co-living potrebbe rivelarsi la soluzione ideale alla crisi abitativa e climatica.

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Co-living Design study credits: MVRDV

Tra Vertical Farm City e Biodiversity Tower le proposte di MVRDV partono dal recupero dell’esistente

(Rinnovabili.it) – E se esistesse un manuale grazie al quale affrontare al meglio la crisi abitativa, la carenza di alloggi e contemporaneamente gli effetti negativi del cambiamento climatico per le nostre città? Senza la pretesa di risolvere in un solo colpo tutti i problemi contemporanei, lo studio di architettura MVRDV ha provato a reinventare l’edilizia abitativa del prossimo futuro scoprendo che la soluzione è nel co-living.

Sviluppato in collaborazione con il gestore immobiliare HUB e l’investitore sostenibile Bridges Fund Management, il catalogo raccoglie una serie di proposte abitative concrete e fattibili per plasmare il nostro modo di abitare e lavorare, migliorando sia la qualità della vita che la sostenibilità del settore.

Perchè il co-living

Lo studio di MVRDV vede nel co-living l’unica soluzione per lo sviluppo abitativo di domani, creando comunità flessibili interne agli edifici stessi, al punto da trasformarli in vere e proprie città verticali. Secondo il team, l’attuale emergenza abitativa richiede un approccio totalmente diverso rispetto al passato, nel quale sia il concetto di comunità il protagonista del progetto. 

Partendo da soluzioni molto simili alla famosa Unité d’Habitation dell’architetto Le Corbusier, il catalogo di MVRDV inserisce una serie di nuove idee adatte per l’implementazione odierna. Al centro del modello co-living c’è ovviamente l’idea di spazi comuni in grado di fornire l’accesso alle più svariate attrezzature che vadano ben oltre a quelle normalmente disponibili in un edificio standard: dalla palestra, allo spazio culturale, al giardino pensile sul tetto, fino allo sviluppo di una fattoria verticale interna alla casa.

 “Questo studio evidenzia l’enorme numero di vantaggi che la co-living può offrire se progettata nel modo giusto – e ci aiuta a definire cosa sia esattamente il “modo giusto”. Sebbene sia vista come una tipologia emergente in alcuni mercati, la vita in comune è esistita in forme diverse nel corso della storia. Ciò a cui stiamo guardando ora è il suo ruolo nel contesto moderno delle città e la definizione delle migliori pratiche in termini di progettazione e realizzazione”, ha dichiarato Damien Sharkey, amministratore delegato di HUB. 

Ri-adattare gli edifici esistenti

Ovviamente in un mondo che va verso un aumento esponenziale della popolazione urbana a fronte di una diminuzione drastica della superficie di suolo a disposizione, la riqualificazione di vecchi edifici dismessi o inutilizzati è la chiave di lettura scelta dal progetto di MVRDV. Recuperando le strutture esistenti piuttosto che costruire edifici nuovi, si aumenta la sostenibilità ambientale della struttura.

Il catalogo del team ha così immaginato la tipologia a “Villaggio accatastato”, in cui ogni piano possiede un carattere distinto ma che collettivamente crea il concetto di città. 

Nel “Vibrant Heart” invece gli spazi sociali sono pensati per garantire l’accessibilità ad un’area condivisa ad ogni livello residenziale. In questa tipologia i corridoi diventano le “strade” dell’edificio, trasformando questi spazi solitamente vuoti o bui, in nuove funzioni sociali per la comunità che abita l’edificio.

Un’altra proposta interessante contenuta nel catalogo di MVRDV per rispondere alla crisi abitativa e contemporaneamente alle problematiche legate al cambiamento climatico, è la Vertical farm City. In questo caso l’edificio va ben oltre il semplice spazio abitativo aprendosi alla coltivazione diretta da parte degli inquilini di cibo in loco. In prospettiva futura, questa tipologia potrebbe diventare una vera e propria fattoria urbana, con “appezzamenti” di terreno ad ogni piano dell’edificio. 

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About Author / Alessia Bardi

Si è laureata al Politecnico di Milano inaugurando il primo corso di Architettura Ambientale della Facoltà. L’interesse verso la sostenibilità in tutte le sue forme è poi proseguito portandola per la tesi fino in India, Uganda e Galizia. Parallelamente alla carriera di Architetto ha avuto l’opportunità di collaborare con il quotidiano Rinnovabili.it scrivendo proprio di ciò che più l’appassiona. Una collaborazione che dura tutt’oggi come coordinatrice delle sezioni Greenbuilding e Smart City. Portando avanti la sua passione per l’arte, l’innovazione ed il disegno ha inoltre collaborato con un team creativo realizzando una linea di gioielli stampati in 3D.


Rinnovabili • Turbine eoliche ad asse verticale

Turbine eoliche ad asse verticale, efficienza migliorata del 200%

Dall'EPFL svizzero il primo studio che applica un algoritmo di apprendimento automatico alla progettazione della pale delle turbine VAWT

Turbine eoliche ad asse verticale
via depositphotos

Nuovi progressi per le turbine eoliche ad asse verticale

Un aumento dell’efficienza del 200% e una riduzione delle vibrazioni del 70%. Questi due dei grandi risultati raggiunti nel campo delle turbine eoliche ad asse verticale,  presso l’UNFoLD, il laboratorio di diagnostica del flusso instabile della Scuola Politecnica Federale di Losanna (EPFL). Il merito va a Sébastien Le Fouest e Karen Mulleners che, in un’anteprima mondiale hanno migliorato questa specifica tecnologia impiegando un algoritmo di apprendimento automatico.

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Turbine eoliche VAWT, vantaggi e svantaggi

Si tratta di un progresso a lungo atteso dal comparto. Le turbine eoliche ad asse verticale o VAWT per usare l’acronimo inglese di “Vertical-axis wind turbines” offrono sulla carta diversi vantaggi rispetto ai classici aerogeneratori ad asse orizzontale. Ruotando attorno ad un asse ortogonale al flusso in entrata, il loro lavoro risulta indipendente dalla direzione del vento, permettendogli di funzionare bene anche nei flussi d’aria urbani. Inoltre offrono un design più compatto e operano a frequenze di rotazione più basse, il che riduce significativamente il rumore e il rischio di collisione con uccelli e altri animali volanti. E ancora: le parti meccaniche della trasmissione possono essere posizionate vicino al suolo, facilitando la manutenzione e riducendo i carichi strutturali.

Perché allora non sono la scelta dominante sul mercato eolico? Come spiega lo stesso Le Fouest, si tratta di un problema ingegneristico: le VAWT funzionano bene solo con un flusso d’aria moderato e continuo. “Una forte raffica aumenta l’angolo tra il flusso d’aria e la pala, formando un vortice in un fenomeno chiamato stallo dinamico. Questi vortici creano carichi strutturali transitori che le pale non possono sopportare“, scrive Celia Luterbacher sul sito dell’EPFL.

Energia eolica e algoritmi genetici

Per aumentare la resistenza, i ricercatori hanno cercato di individuare profili di inclinazione ottimali.  Il lavoro è iniziato montando dei sensori, direttamente su una turbina in scala ridotta, a sua volta accoppiata ad un ottimizzatore funzionante con algoritmi genetici di apprendimento. Di cosa si tratta? Di una particolare tipologia di algoritmi euristici basati sul principio della selezione naturale.

Quindi muovendo la pala avanti e indietro con angoli, velocità e ampiezze diverse, hanno generato una serie di profili di inclinazione. “Come in un processo evolutivo, l’algoritmo ha selezionato i profili più efficienti e robusti e ha ricombinato i loro tratti per generare una ‘progenie’ nuova e migliorata”. Questo approccio ha permesso a Le Fouest e Mulleners non solo di identificare due serie di profili di passo che contribuiscono a migliorare significativamente l’efficienza e la robustezza della macchina, ma anche di trasformare la più grande debolezza delle turbine eoliche ad asse verticale in un punto di forza. I risultati sono riportati su un articolo recentemente pubblicato sulla rivista Nature Communications.

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.