Rinnovabili • Direttiva UE case green

Direttiva UE case green e superbonus: esistono soluzioni alternative alle detrazioni?

Partendo dal Superbonus come esperienza nel complesso positiva, il CNI ha elaborato una serie di pilastri sui quali articolare la proposta italiana per la revisione della Direttiva UE Case Green

Direttiva UE case green
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Perrini, CNI: “Serve una triangolazione con l’UE ecreazione di un fondo che consenta allo Stato di sostenere gli investimenti

(Rinnovabili.it) – Il Centro Studi CNI torna a riflettere sulle detrazioni fiscali italiane in vista della revisione della Direttiva UE “Case Green”. Lo strumento del bonus edilizi ed il meccanismo della cessione dei crediti potrebbe trasformarsi in uno strumento efficienti per decarbonizzare? Esistono altri strumenti alternativi alle detrazioni che lo Stato potrebbe mettere in atto per raggiungere gli stessi risultati?

Il report “L’Esperienza dei bonus e del credito d’imposta per interventi di ristrutturazione ediliziaaffronta prima i traguardi di efficientamento e risparmio raggiunti da Bonus casa ed Ecobonus prima, e Superbonus poi. E passa poi a sollecitare il Governo italiano affinchè si giunga ad una proposta nazionale fattibile per rendere la Direttiva UE Case Green fattibile e soprattutto efficacie per il nostro patrimonio vetusto ed energivoro. “Il nostro Paese ha risorse e competenze per proporre un piano di intervento ancora più impegnativo,come quello che verosimilmente emergerà dalla Direttiva europea in fase di discussione”, commenta il CNI.

Con il Superbonus coibentati 86 milioni di mq

Ma facciamo un passo indietro, lasciando una misura che per sua natura risulta difficile da mantenere inalterata nel tempo e osserviamo invece i bonus casa esistenti da molto prima.

Stima dell’impatto della spesa per Super ecobonus 110% nel periodo ago-2020-dic. 2022 -credits CNI

Il Superbonus 110% nel periodo 2020-2022 ha generato un risparmio energetico stimato dal Centro Studi CNI vicino ai 900 milioni di mc standard di gas, grazie agli 86 milioni di mq di edifici coibentati. Ovviamente la stima è approssimativa, un dato di fatto sono invece il numero degli interventi complessivamente avviati che secondo il report ENEA di fine dicembre erano 359.440, il 74,6% dei quali già ultimati. E in termini economici i dati snocciolati dal CNI risultano ancora più eclatanti, dato che a fronte di un investimento complessivo di 62,4 mld di euro l’indotto diretto della produzione del comparto delle costruzioni sarebbe pari a 90,6 mld di euro. Con la detrazione al 110% è pur vero che lo Stato ha raggiunto una spesa di 68,7 miliardi, ma ai quali andrebbero tolti i guadagni derivati dall’aumento del gettito fiscali (circa 26 mld, CNI).

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Tra il 2014 e il 2020, gli interventi di ecobonus per l’efficientamento energetico con detrazioni tra il 50 e il 65% sono stati 3,6 milioni per una spesa complessiva di 30,8 mld ed un risparmio ottenuto pari a 11.000 Gwh/anno. Una cifra che nel solo 2021 è schizzata a 1 milioni di interventi e 7,5 mld di investimento.

Fonte: elaborazione Centro Studi CNI su dati Enea

Non da meno è stato il Bonus Casa con detrazione al 50% per le ristrutturazioni. Dal 2019 gli interventi hanno tenuto un trend di crescita costante partendo dai 598.722 iniziali per arrivare al 2021 con ben 880.008 interventi registrati. Anche in questo caso il risparmio energetico stimato da CNI sui dati ENEA sarebbe pari a 3,2 Gwh/anno complessivi.

Le criticità del sistema di incentivi

Il bilancio di una esperienza, come quella dei bonus per il risparmio energetico, che affonda le proprie radici indietro nel tempo, appare dunque positiva, sebbene non priva di criticità”, prosegue il CNI. Tra frodi e cantieri inesistenti, il problema centrale che ha visto il Superbonus protagonista è il sistema delle cessione dei crediti. Se da una parte questo meccanismo è apparso l’unico per portare avanti ristrutturazioni profonde degli edifici meno performanti, coinvolgendo anche coloro che non avevano la possibilità economica di sostenere gli interventi. Dall’altro lato ha creato una moneta fiscale facilmente soggetta a frodi, come inizialmente pensata.

Ad ora risultano sottoposti a sequestro preventivo da parte della Guardia di Finanza circa 3,6 mld di crediti. Ed altrettanti sono fermi nei cassetti fiscali delle imprese che non trovano acquirenti a cui cedere questi crediti maturati.

I tre pilastri della proposta italiana per la Direttiva UE Case Green

Ma veniamo al cuore della questione esposta dal Consiglio Nazionale Ingegneri. Il nostroPaese deve trovare una soluzione fattibile per presentare una proposta concreta alla prossima revisione della Direttiva UE Case Green.

Lasciando da parte il sistema degli incentivi potrebbero esistere soluzioni alternative per ristrutturare gran parte del patrimonio immobiliare prevedendo un intervento finanziario minore pubblico?

Lo Stato avrebbe la possibilità di autorizzare con rapidità le voci di spesa previste in un progetto di ristrutturazione? Avrebbe la capacità di non far dilatare i tempi di attivazione ed esecuzione di un cantiere? Effettuerebbe velocemente più tranche di pagamento nel caso in ci fossero migliaia di cantieri aperti? “. E’ probabile che la risposta sia negativa.

Il sistema dei crediti d’imposta invece e le cessioni, ribadisce il CNI, ha funzionato se pur con qualche limite. Sulla base di queste esperienze gli Ingegneri sono giunti a tre pilastri concreti sui quali dovrebbe reggersi la proposta italiana per il risparmio energetico:

  • compartecipazione tra privato e pubblico alla realizzazione del piano;
  • mantenimento degli incentivi fiscali veicolati attraverso il credito di imposta e sostenuti da meccanismi di cessione del credito d’imposta.
  • il riequilibrio tra l’intervento pubblico e la partecipazione alle spese da parte dei privati rispetto a quanto avvenuto con i Super bonus 110%, pensare ad incentivi del 90% ma duraturi per almeno 15-20 anni;
  • definizione di tempi, modi e priorità di intervento sul patrimonio edilizio, conoscendo con esattezza lo stato del patrimonio stesso e gli effetti generati dagli interventi finora realizzati. Occorre dunque acquisire un metodo di progettazione e di valutazione più articolato degli interventi, non soffermandosi su soli elementi contabili legati alla spesa.

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D’altro canto i dati parlano chiaro: secondo le rilevazioni ENEA il 76% degli edifici residenziali registrati risulta tra le Classi G e E. Queste stime fanno riferimento unicamente ai 2,5 milioni di APE registrati nel sistema, ma il patrimonio italiano si compone di ben oltre 12 milioni di edifici. Conoscere le condizioni degli edifici non censiti risulta a questo punto essenziale.

Classe energetica degli edifici residenziali in Italia relativi a 2,5 milioni di APE disponibili – dati gen. 2022 Fonte: banca dati SIAPE Enea

E’ poi evidente che uno sforzo così ampio non potrà essere mai realizzato né solo con finanziamenti pubblici né tanto meno dai soli proprietari di immobili”, ribadisce Angelo Domenico Perrini, Presidente CNI. “Serve una triangolazione con l’Unione europea e la creazione di un fondo che consenta allo Stato di sostenere gran parte degli investimenti con l’aggiunta di una partecipazione minoritaria dei proprietari di immobili, tenendo anche conto che molte famiglie non saranno in grado neanche di affrontare la partecipazione minoritaria. Se però il Paese non definisce il quadro dettagliato dell’intervento non sarà neanche in grado di contrattare con l’Unione europea le risorse finanziarie esterne.

Eurostat e i “consiglimetodologici ufficiali” sulla pagabilità dei crediti fiscali

Ad aggiungere tensione si è poi aggiunto il recente aggiornamento di Eurostat del “Manual on Government Deficit and Debt (MGDD)”, chiesto dall’ISTAT nel lontano giugno 2021. La questione era la “pagabilità” o “non pagabilità” dei crediti d’imposta risultanti dalle cessioni multiple del superbonus, una domanda che fino ad ora non aveva mai avuto risposta.

Secondo Eurostat la cessione multipla dovrebbe essere annoverata tra i “crediti pagabili” ovvero quello che, in parole povere, obbligano le casse dello stato a rimborso, aumentando di conseguenza la spesa pubblica.

Tuttavia la Cassazione ha recentemente ribadito, ed in più occasioni, che lo Stato non ha alcun obbligo di garanzia sui crediti fiscali. Questa interpretazione farebbe passare le cessioni multiple dalla parte dei crediti “non pagabili”. Ovviamente ci sono problemi interpretativi che andrebbero risolti prima di procedere ulteriormente.

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About Author / Alessia Bardi

Si è laureata al Politecnico di Milano inaugurando il primo corso di Architettura Ambientale della Facoltà. L’interesse verso la sostenibilità in tutte le sue forme è poi proseguito portandola per la tesi fino in India, Uganda e Galizia. Parallelamente alla carriera di Architetto ha avuto l’opportunità di collaborare con il quotidiano Rinnovabili.it scrivendo proprio di ciò che più l’appassiona. Una collaborazione che dura tutt’oggi come coordinatrice delle sezioni Greenbuilding e Smart City. Portando avanti la sua passione per l’arte, l’innovazione ed il disegno ha inoltre collaborato con un team creativo realizzando una linea di gioielli stampati in 3D.


Rinnovabili • Cattura diretta dall’aria di CO2: entra in funzione Mammoth

Inaugurato Mammoth, il più grande impianto al mondo di cattura diretta dall’aria di CO2

L’azienda svizzera Climeworks ha messo in funzione un impianto capace di catturare dall’atmosfera 36.000 tonnellate di anidride carbonica l’anno. È il più grande mai costruito. E richiede meno energia per lo stoccaggio geologico grazie a una torre di assorbimento dove la CO2 viene disciolta in acqua, che è poi pompata sottoterra dove avviene la mineralizzazione

Cattura diretta dall’aria di CO2: entra in funzione Mammoth
crediti: Climeworks

Il sito si trova in Islanda e ha una capacità annuale circa 10 volte superiore al suo predecessore Orca

Dopo Orca arriva Mammoth. Il più grande impianto per la cattura diretta dall’aria di CO2 (DAC, Direct Air Capture) e il suo stoccaggio geologico è entrato in funzione l’8 maggio. Sempre in Islanda, come il suo gemello di taglia minore, e sempre operato da Climeworks, l’azienda svizzera legata al politecnico di Zurigo che ha fatto da apripista nello sviluppo della tecnologia DAC su scala industriale.

Il nuovo gigante della cattura diretta dall’aria di CO2

Mammoth è circa 10 volte più grande del suo predecessore Orca e ha una capacità nominale, una volta a regime, di catturare dall’atmosfera 36.000 tonnellate di anidride carbonica l’anno. La piena operatività dovrebbe essere raggiunta già entro il 2024. Al momento sono attivi 12 dei 72 filtri per la cattura diretta dall’aria di CO2.

I filtri sono progettati come unità modulari che possono essere aggiunte, aumentando la capacità totale dell’impianto. E danno flessibilità: eventuali guasti o esigenze di manutenzione impattano in modo più limitato sul sistema. Inoltre, 3 filtri vengono tenuti “di riserva”, pronti a entrare in attività per compensare il venir meno di altri moduli.

Una torre riduce l’intensità energetica della DAC di Mammoth

Come già avveniva per Orca, l’impianto è alimentato da energia rinnovabile geotermica, che copre circa il 29% del mix elettrico nazionale islandese. Il nuovo impianto, però, richiede in proporzione meno energia per funzionare. Grazie a una modifica chiave nel processo di stoccaggio della CO2 raccolta.

Mammoth usa una “torre” per sciogliere l’anidride carbonica in acqua, che viene poi iniettata sottoterra dove avviene il processo di mineralizzazione. Orca, al contrario, pompava nei siti di stoccaggio la CO2 in forma gassosa, operazione che richiede una pressione maggiore, con conseguente maggior fabbisogno energetico.

Verso impianti da 1 MtCO2

Con l’avvio di Mammoth, Climeworks compie un altro passo avanti nella dimostrazione dell’applicabilità della sua tecnologia DAC anche in impianti di grossa taglia. Gli obiettivi dell’azienda sono di raggiungere una capacità DAC di 1 milione di tonnellate di CO2 (MtCO2) entro il 2030 e di 1 miliardo di tonnellate (GtCO2) entro metà secolo. Per tagliare il traguardo fissato per questo decennio servirebbero 28 impianti della taglia di Mammoth (contro i 250 di taglia analoga a quella di Orca).

Un fronte su cui Climeworks sta già lavorando. Sono tre le proposte di hub per la cattura diretta dell’aria di CO2 con capacità di 1 MtCO2 avanzate negli Stati Uniti. Tutte già finanziate dal Dipartimento dell’Energia di Washington per un totale di oltre 600 milioni di dollari. Al più grande, Project Cypress in Louisiana, sono stati concessi i primi 50 milioni di dollari a marzo per avviare il progetto. Altri paesi dove l’azienda svizzera sta presentando progetti sono Norvegia, Kenya e Canada.

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About Author / Lorenzo Marinone

Scrive per Rinnovabili.it dal 2016 ed è responsabile della sezione Clima & Ambiente. Si occupa in particolare di politiche per la transizione ecologica a livello nazionale, europeo e internazionale e di scienza del clima. Segue anche i temi legati allo sviluppo della mobilità sostenibile. In precedenza si è occupato di questi temi anche per altri siti online e riviste italiane.


Rinnovabili • Solare fotovoltaico in Italia

Solare fotovoltaico in Italia, cosa dice il rapporto GSE

Lo scorso anno sono entrati in esercizio circa 371.500 impianti fotovoltaici in Italia, in grande maggioranza di taglia inferiore a 20 kW, per una capacità complessiva di oltre 5,2 GW. Una crescita che conferma il primato nazionale della Lombardia in termini di potenza installata, seguita con un certo distacco dalla Puglia

Solare fotovoltaico in Italia
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Online il Rapporto Statistico 2023 sul Solare Fotovoltaico in Italia

Ben 5,2 GW di aggiunte che portano la potenza cumulata totale a 30,31 GW e la produzione annuale a quota 30.711 GWh. Questi in estrema sintesi i dati del solare fotovoltaico in Italia, riportati nel nuovo rapporto del GSE. Il documento mostra le statistiche del settore per il 2023, offrendo informazioni importanti non solo sui sistemi ma anche sulla dimensione dei pannelli solari, la tensione di connessione, il settore di attività, l’autoconsumo e persino sull’integrazione di eventuali batterie. Uno sguardo approfondito per capire come sta crescendo il comparto, ma anche per evidenziare potenzialità e criticità.

Solare Fotovoltaico Italiano, la Crescita 2023 in Numeri

Nel 2023 il fotovoltaico nazionale ha messo in funzione 371.422 nuovi impianti solari per una potenza complessiva di poco superiore ai 5,2 GW. La crescita ha ricevuto i contributi maggiori, in termini di numero di sistemi, da regioni come la Lombardia (con il 17,5% dei nuovi impianti fv 2023), il Veneto (13,2%), l’Emilia-Romagna (9,8%) e la Sicilia (6,9%). Scendendo ancora di scala sono invece le provincie di Roma (3,9%), Brescia (3,6%) e Padova (3,1%) quelle a detenere la quota maggiore di aggiunte. Per buona parte dell’anno questo progresso si è affidato ai piccoli impianti di taglia residenziale, che hanno lasciato il posto sul finire del 2023 ad una nuova spinta del segmento C&I.

Produzione fotovoltaica in Italia

Altro dato importante per il 2023: la produzione del solare fotovoltaico in Italia. Lo scorso anno tra nuovi impianti e condizioni meteo favorevoli, il parco solare nazionale ha prodotto complessivamente 30.711 GWh di energia elettrica (dato in crescita del 9,2% sul 2022), con un picco nel mese di luglio di oltre 3,8 TWh.

Se ci si focalizza, invece, solo sull’autoconsumo fotovoltaico, il rapporto del GSE indica che lo scorso 7.498 GWh sono stati prodotti e consumati in loco. Un valore pari al 24,8% della produzione netta complessiva. A livello regionale la percentuale di energia autoconsumata rispetto all’energia prodotta risulta più alta in Lombardia, Liguria e Campania. A tale dato se ne associa un altro altrettanto interessante: quello dei sistemi di accumulo. Lo scorso anno risultavano in esercizio 537.000 sistemi di storage connessi ad impianti fotovoltaici, per una potenza cumulata di 3,41 GW.

leggi anche Direttiva EPBD e fotovoltaico: scadenze e potenzialità

Solare Fotovoltaico, la Potenza in esercizio in Italia

Le nuove aggiunte 2023 hanno portato il dato della potenza fotovoltaica totale cumulata in Italia ad oltre 30,31 GW e quello della potenza pro capite nazionale a 514 W per abitante. Nel complesso sono attivi sul territorio 1.597.447 impianti fotovoltaici, di cui il 94% rientra nella taglia fino a 20 kW. Sono, per intenderci, i piccoli impianti realizzati solitamente sui tetti degli edifici. Non sorprende quindi scoprire che la superficie occupata dagli impianti fotovoltaici a terra a fine 2023 risultava di soli 16.400 ettari. In questo contesto le regioni con la maggiore occupazione di superficie del suolo da parte del solare fotovoltaico risultano essere: la Puglia (4.244 ettari), la Sicilia (1.681 ettari) e il Lazio (1.527 ettari).

Sul fronte della potenza attiva, viene confermato il primato del Nord Italia con il 48,0% del totale nazionale grazie al traino di Lombardia (13,8%), Veneto (10,4%) ed Emilia Romagna (10%). Segue il 34,7% delle regioni meridionali, con la Puglia che da sola fornisce il 10,9% della potenza, e quindi il contributo del Centro Italia.

Leggi qui il report GSE sul Solare Fotovoltaico in Italia

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Rinnovabili • Dl Agricoltura bollinato

Dl Agricoltura bollinato, ecco l’art. sul fotovoltaico a terra

Il testo finale del decreto è stato varato dopo alcune piccole modifiche richieste dal Quirinale. Confermati i paletti sul fotovoltaico a terra salvaguardando gli investimenti del PNRR

Dl Agricoltura bollinato
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Stop del fotovoltaico a terra con una serie di eccezioni

Dopo il via libera del Consiglio dei Ministri, Dl Agricoltura è stato “bollinato” dalla Ragioneria di Stato e quindi varato definitivamente. Ma non prima di alcune modifiche last minute frutto del confronto con il Quirinale. Nessun ritocco significativo, tuttavia, riguarda il tanto criticato articolo di stop al fotovoltaico a terra. Il contenuto, infatti, rimane nelle linee annunciate il 6 maggio dal ministri Pichetto e Lollobrigida, cercando di salvaguardare gli investimenti del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), punto fermo per il MASE.

L’articolo in questione, che passa dal 6 della prima bozza al 5 nel DL Agricoltura bollinato, riporta alcune disposizioni finalizzate a limitare l’uso del suolo agricolo. L’intervento mira a modificare l’articolo 20 del decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 199, con cui l’Italia ha recepito nel proprio ordinamento la direttiva europea sulle rinnovabili RED II. 

In poche parole il testo introduce dei paletti all’installazione degli impianti fotovoltaici con moduli collocati a terra in zone classificate agricole dai piani urbanistici vigenti. Come? Limitando qualsiasi intervento a lavori modifica, rifacimento, potenziamento o integrale ricostruzione degli impianti già installati, che non comportino incremento della superficie occupata. Nessun vincolo invece per il fotovoltaico a terra se installato:

  • in cave e miniere non in funzione, abbandonate o in condizioni di degrado ambientale;
  • porzioni di cave e miniere non suscettibili di ulteriore sfruttamento;
  • siti e  impianti nelle disponibilità delle società del gruppo Ferrovie dello Stato italiane e dei gestori di infrastrutture ferroviarie nonché delle società concessionarie autostradali;
  • siti e impianti nella disponibilità delle società di gestione aeroportuale all’interno dei sedimi aeroportuali;
  • aree adiacenti alla rete autostradale entro una distanza non superiore a 300 metri;
  • aree interne agli impianti industriali e agli stabilimenti.

Salvi, come promesso, anche i progetti fotovoltaici a terra se parte di una Comunità energetica rinnovabile o finalizzati all’attuazione degli investimenti del PNRR.

Il testo del Dl Agricoltura “bollinato” sul fotovoltaico

Riportiamo per intero l’articolo 5 sul fotovoltaico nella versione finale del DL Agricoltura.

ART. 5 (Disposizioni finalizzate a limitare l’uso del suolo agricolo)

1. All’articolo 20 del decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 199, dopo il comma 1 è aggiunto il seguente:

‹‹1-bis. L’installazione degli impianti fotovoltaici con moduli collocati a terra di cui all’articolo 6-bis, lettera b), del decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28, in zone classificate agricole dai piani urbanistici vigenti, è consentita esclusivamente nelle aree di cui alle lettere a), limitatamente agli interventi per modifica, rifacimento, potenziamento o integrale ricostruzione degli impianti già installati, a condizione che non comportino incremento dell’area occupata, c), c-bis), c-bis.1), e c-ter) n. 2) e n. 3) del comma 8. Il primo periodo non si applica nel caso di progetti che prevedano impianti fotovoltaici con moduli collocati a terra finalizzati alla costituzione di una Comunità energetica rinnovabile ai sensi dell’articolo 31 del decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 199, nonché in caso di progetti attuativi delle altre misure di investimento del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), approvato con decisione del Consiglio ECOFIN del 13 luglio 2021, come modificato con decisione del Consiglio ECOFIN dell’8 dicembre 2023, e dal Piano nazionale degli investimenti complementari al PNRR (PNC) di cui all’articolo 1 del decreto-legge 6 maggio 2021, n. 59, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° luglio 2021, n. 101, ovvero di progetti necessari per il conseguimento degli obiettivi del PNRR.››.

2. Le procedure abilitative, autorizzatorie o di valutazione ambientale già avviate alla data di entrata in vigore del presente decreto sono concluse ai sensi della normativa previgente.

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