COP26, il prezzo del carbonio globale salverà la finanza climatica?

I 100 mld l’anno promessi (e mai raggiunti) non riflettono più i costi reali del cambiamento climatico. Servono almeno 1.300 miliardi, dice l’African Group of Negotiators on Climate Change.

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L’Africa fa due proposte per riformare la finanza climatica

(Rinnovabili.it) – L’avevano anticipata nelle scorse settimane, ma da ieri la richiesta è approdata ufficialmente al tavolo della COP26 di Glasgow. I paesi africani vogliono che i paesi più ricchi moltiplichino per 13 i volumi di finanza climatica da mobilitare ogni anno. Il conto è di 1.300 miliardi l’anno a partire dal 2025.

Quello della finanza climatica è un tema che non scalda molto gli animi ma è davvero centrale sia nei negoziati in corso al summit sul clima in Scozia, sia per far procedere la transizione ecologica globale al giusto ritmo e senza lasciare indietro nessuno. Per questo i paesi africani che fanno parte dell’African Group of Negotiators on Climate Change hanno scelto di puntare in alto.

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A Glasgow bisogna decidere come gestire i flussi di finanza climatica post 2025: quanto denaro, destinato a chi, in che forma (prestiti, grant o altro) e per che tipo di progetti. O perlomeno impostare la discussione, che potrebbe anche durare qualche anno visto quanto è spinoso l’argomento.

Finora i paesi più ricchi hanno fallito gli impegni presi. L’obiettivo stabilito nel 2009, alla COP15 di Copenhagen, era di mobilitare 100 mld di dollari l’anno entro il 2020. Per quella data, secondo i calcoli dell’Oecd, eravamo ancora fermi a poco più di 80 miliardi. Negli ultimi mesi Stati Uniti e Gran Bretagna hanno provato a fare pressioni per colmare il gap e ci sono quasi riusciti. Due giorni fa l’inviato speciale di Biden per il clima, John Kerry, ha annunciato che mancavano solo un paio di miliardi. L’Italia ha dato un contributo abbastanza corposo triplicando la sua quota fino a 1,4 mld.

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È chiaro: passare da 100 a 1.300 miliardi in pochi anni, dopo tutti i problemi incontrati negli ultimi 12 anni, sembra davvero una missione impossibile. Ma per i paesi più svantaggiati, i 100 mld non riflettono più i veri costi del cambiamento climatico. Così mettono sul tavolo due proposte.

La prima riguarda il settore privato: dovrà contribuire, certo, ma il grosso della finanza climatica dev’essere pubblica per evitare di far lievitare troppo il debito di paesi già vulnerabili. Da dove prendere i soldi? La seconda proposta è una commissione del 5% sui proventi statali del prezzo globale del carbonio che si sta istituendo proprio in sede di COP. (lm)

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