Il carbone termico manda in bancarotta l’Asia

L’80% della nuova capacità che sta per essere installata nel mondo dipende da 5 paesi: Cina, India, Indonesia, Giappone e Vietnam. Ma il carbone termico è già antieconomico in un caso su 4. E le fer diventeranno più convenienti del carbone ovunque già nel 2026

carbone termico
Credits: Ольга Константинова da Pixabay

Pronti 300 nuovi GW di carbone termico

(Rinnovabili.it) – La campagna globale per mettere un freno al carbone termico non fa breccia in Asia. L’80% della nuova capacità che sta per essere installata nel mondo dipende da 5 paesi: Cina, India, Indonesia, Giappone e Vietnam. Si tratta in tutto di 600 nuovi impianti con una capacità combinata superiore a 300 GW. Gran parte dei quali, però, già tra pochi anni saranno completamente anti economici. I calcoli e le previsioni li fa Carbon Action Tracker, nel nuovo report Do Not Revive Coal.

“Questi ultimi bastioni dell’energia a carbone stanno andando contro corrente, quando le rinnovabili offrono una soluzione più economica che supporta gli obiettivi climatici globali”, dichiara Catharina Hillenbrand von der Neyen, l’autrice del rapporto. “Gli investitori dovrebbero evitare nuovi progetti di carbone, molti dei quali potrebbero generare rendimenti negativi fin dall’inizio”.

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Il rapporto calcola che più di 9 di questi nuovi impianti carbone termico su 10 saranno in perdita anche in uno scenario di business as usual in termini di ambizioni climatiche e progressi nelle rinnovabili. Numeri che, tradotti, ammontano a almeno 150 miliardi di dollari che potrebbero essere sprecati. Non solo. Secondo gli autori del rapporto, circa l’ottanta per 100 degli impianti a carbone termico che oggi sono attivi in tutto il mondo potrebbero essere rimpiazzati con le rinnovabili ricavandone immediatamente un risparmio. Cosa significa immediatamente? Entro il 2026, mantenere operativa quasi tutta la capacità globale di carbone sarà più costoso che costruire e mettere online nuova capacità rinnovabile.

Attualmente, invece, è già non conveniente più di un quarto (il 27%) della capacità globale di carbone. E un’ulteriore 30% si sta avvicinando molto, già adesso, ai valori di breakeven. In pratica, per ogni megawattora il profitto non supera i 5 dollari. Un rischio che tocca soprattutto le compagnie indiane, visto che il paese dell’Asia meridionale ne piazza ben 7 nella top ten delle compagnie più esposte.

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“Il carbone non ha più senso dal punto di vista finanziario o ambientale. I governi dovrebbero ora creare condizioni di parità che consentano alle rinnovabili di crescere al minimo dei costi, utilizzando la spesa di stimolo post-COVID come un’opportunità per gettare le basi per un sistema energetico sostenibile”, conclude von der Neyen.

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