Direttiva Case Green, c’è l’accordo: dal 2030 i nuovi edifici saranno a zero emissioni

Raggiunto l’accordo sul testo di revisione della Direttiva sulle prestazioni energetiche degli edifici (EPBD – Energy Performance of Buildings Directive). Nella trattativa del Trilogo prevale la linea morbida. Tra gli obiettivi anche la riduzione del consumo medio di energia degli edifici, mobilità sostenibile, mutui verdi ed eliminazione delle caldaie a gas fossile

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3d renderin© asphoto777, 123RF Free Imagesg of a modern house with solar panels on the roof

Il prossimo passo sarà l’adozione formale all’inizio del 2024, da parte del Parlamento europeo e del Consiglio

(Rinnovabili.it) – Si è raggiunto finalmente un accordo sul testo di revisione della Direttiva Case Green, la Direttiva Europea sulle Prestazioni Energetiche degli Edifici (EPBD). L’ultimo Trilogo ha messo d’accordo Commissione, Parlamento europeo e Consiglio nello sforzo condiviso di decarbonizzare il parco immobiliare comunitario entro il 2050.

La Direttiva Case Green

Rispetto alla sua versione iniziale, il testo che esce dall’incontro è decisamente meno rigido, definendo dei paletti per ciascuno Stato Membro non più in base al singolo edifici, ma in base alla media del patrimonio immobiliare. Si dovrà agire in via prioritaria sempre sugli edifici con prestazioni peggiori, ma gli Stati Membri saranno liberi di scegliere gli edifici destinatari e le misure da adottare.

Il primo traguardo richiesto dalla Direttiva Case Green è l’adozione di una traiettoria nazionale propria per ridurre il consumo medio di energia primaria degli edifici residenziali del 16% entro il 2030 e del 20-22% entro il 2035, con la flessibilità sufficiente in considerazione delle circostanze nazionali.

Le misure dovranno garantire che almeno il 55% del calo del consumo medio di energia primaria sia raggiunto attraverso le ristrutturazioni degli edifici con prestazioni peggiori. Il parco immobiliare non residenziale sarà soggetto a miglioramenti graduali grazie alla definizione di norme minime di prestazione energetica. Entro il 2030 almeno il 16% degli edifici con prestazioni peggiori dovrà essere ristrutturato, percentuale che salirà al 26% entro il 2033.

Come nella sua versione iniziale, la Direttiva Case Green prevederà delle esenzioni per particolari tipologie di immobili come ad esempio gli edifici storici o le case vacanze. Un punto fondamentale nella revisione è l’obiettivo di migliorare gli attestati di prestazioni energetica (APE) elaborandoli in base ad un modello comune europeo con criteri condivisi. In questo modo i cittadini potranno essere informati al meglio, facilitando anche le decisioni in materia di finanziamenti europei.

Mutui green per combattere la povertà energetica

Per ridurre le bollette energetiche e la povertà energetica, sono confermate le misure di finanziamento dedicate, i mutui green, che dovranno incentivare e accompagnare le ristrutturazioni degli edifici con prestazioni peggiori nei quali vivono i clienti più vulnerabili. Inoltre, ciascuno Stato Membro, dovrà assicurarsi che vengano applicate correttamente le misure di salvaguardia per i locatari, per contribuire a far fronte al rischio di sfratto delle famiglie vulnerabili causato da aumenti sproporzionati degli affitti in seguito a ristrutturazione.

L’obiettivo della Direttiva EPBD

Secondo la revisione della Direttiva sulle Prestazioni energetiche degli edifici ciascuno Stato Membro dovrà istituire:

  • piani nazionali di ristrutturazione degli edifici per definire la strategia nazionale intesa a decarbonizzare il parco immobiliare e ad affrontare gli ostacoli rimanenti, tra i quali il finanziamento, la formazione e l’attrazione di un maggior numero di lavoratori qualificati;
  • istituire sistemi nazionali di passaporto per la ristrutturazione degli edifici per orientare i proprietari a ristrutturare per fasi fino ad ottenere edifici a emissioni zero;
  • istituire sportelli unici per i proprietari di abitazioni, le PMI e tutti gli attori della catena del valore delle ristrutturazioni, in modo che ricevano sostegno e orientamenti specifici e indipendenti.

Caldaie a combustibile fossile addio

Tassello estremamente discusso è ovviamente quello relativo alle caldaie alimentate a combustibile fossile. Dal 1° gennaio 2025 non saranno più ammesse sovvenzioni per l’installazione di caldaie autonome alimentate da fossili. L’obiettivo finale della Direttiva Case Green sarà quello di arrivare entro il 2040 all’eliminazione completa delle caldaie alimentate da combustibili fossili. Per farlo ciascuno Stato membro sarà chiamato a definire misure specifiche per la decarbonizzazione del riscaldamento e del raffrescamento, attraverso requisiti per i generatori di calore in base alle emissioni di gas a effetto serra, tipo di combustibile o quota minima di energia rinnovabile usata per il riscaldamento.

Mobilità sostenibile

Confermato nel testo l’incentivazione della mobilità sostenibile attraverso il pre-cablaggio negli edifici ristrutturati di punti di ricarica di veicoli elettrici e parcheggi per biciclette. Gli Stati Membri dovranno rimuovere gli eventuali ostacoli che impediscono che “il diritto alla connessione” diventi realtà.

Zero Emissioni building per gli edifici nuovi

Gli Edifici ad emissioni zero non saranno più l’eccezione, ma la normalità. Per i nuovi edifici di proprietà pubblica, residenziali e non l’obbligo emissioni zero di combustibili fossili in loco, scatta dal 1° gennaio 2028.

Per tutti gli altri edifici invece l’obbigo scatterà a partire dal 1° gennaio 2030.

Inoltre, la direttiva Case Green, stabilisce l’obbligo di predisposizione degli edifici nuovi, per gli impianti fotovoltaici e solari sui tetti. Nello specifico la norma definisce che, a partire dal 2027, tutti gli edifici pubblici non residenziali esistenti, dovranno introdurre gradualmente le installazioni solari (dove ovviamente possibile sia tecnicamente che economicamente).

I vantaggi della ristrutturazione massiccia del patrimonio europeo

Come era prevedibile, la nuova versione ammorbidita della Direttiva Case Green, non accontenta tutti. La critica maggiore rivolta al testo è soprattutto il rischio di non riuscire a raggiungere la decarbonizzazione totale entro il 2050, senza una regolamentazione precisa e unitaria.

L’obiettivo permane comunque quello di migliorare le condizioni del patrimonio immobiliare europeo composto per il 35% da edifici con più di 50 anni e per il 75% da edifici inefficienti sotto il profilo energetico. Aumentare il tasso medio di ristrutturazioni, che oggi è fermo solo all’1% annuo, produrrebbe inoltre notevole valore economico. Oggi il settore edile dell’UE contribuisce per circa il 9,6% al valore aggiunto dell’UE e impiega quasi 25 milioni di persone in 5,3 milioni di imprese. Aumentando le ristrutturazioni, sarebbero soprattutto le piccole e medie imprese (PMI) a trarne vantaggio, poiché costituiscono il 99% delle imprese edili dell’UE e il 90% dell’occupazione nel settore.

Un’edilizia con prestazioni energetiche più alte è fondamentale per raggiungere gli obiettivi ambiziosi di neutralità climatica che abbiamo fissato e apporterà benefici concreti ai cittadini. Le ristrutturazioni sono investimenti in un futuro migliore: aumenteranno la qualità della vita, permetteranno alla gente di investire i propri risparmi altrove e stimoleranno l’economia. Confido che questo accordo darà il via a un’ondata di ristrutturazioni nel rispetto della diversità del parco immobiliare unionale”, ha commentato Kadri Simson, commissaria per l’Energia, al termine del Trilogo del 7 dicembre 2023 che ha sancito l’accordo sul testo della Direttiva Case Green.

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