Con il cemento ecologico LC3, emissioni abbattute di 500 mln di ton entro il 2030

Il segreto del cemento ecologico sviluppato dall’EPFL e già in commercio è quello di dimezzare l’uso del clinker a favore di argilla calcinata e calcare macinato

Cemento ecologico
Foto di David Gabrielyan su Unsplash

Il grande impatto del cemento a livello ambientale è causato dalle alte temperature necessarie per produrlo e dalle materie prime impiegate

(Rinnovabili.it) – Ogni anno vengono prodotte circa 4 tonnellate di cemento per ogni essere umano della Terra. Considerando che questo materiale è anche il responsabile di un significativo 8% di emissioni nocive a livello mondiale, è chiaro che la ricerca a favore di un nuovo tipo di cemento ecologico maggiormente sostenibile per l’ambiente, diventa una priorità del settore.

Sotto la guida di Karen Scrivener, capo del Laboratorio di materiali da costruzione della Facoltà di Ingegneria, anche lo svizzero EPFL si aggiunge agli istituti di ricerca impegnati su questo fronte. La soluzione proposta dall’Istituto di chiama LC3, abbreviazione di Limestone Calcined Clay Cement, e non solo offre un’alternativa ecosostenibile al cemento tradizionale, ma garantisce anche maggiore resistenza, efficienza in termini di costi e durata prolungata.

Il 40% di Co2 in meno grazie a LC3

LC3 affronta le emissioni prodotte dal componente chiave del cemento: il clinker. Responsabile del 90% delle emissioni imputabili al cemento, il clinker prende il nome dal particolare forno utilizzato per il processo di cottura ed è indispensabile per la produzione di cemento portland.

La soluzione sviluppata dai ricercatori dell’EPFL sostituisce metà del clinker con argilla calcinata e calcare macinato, ovvero due componenti che non rilasciano carbonio se riscaldati. Inoltre, nella produzione di LC3, l’argilla viene riscaldata ad una temperatura molto bassa, riducendo sia la quantità di carburante necessario che le relative emissioni. In questo modo è inoltre possibile avvicinare il processo ad un maggiore uso di fonti energetiche rinnovabili.

Secondo i dati raccolti dall’EPFL, il cemento ecologico LC3 è in grado di ridurre le emissioni di CO2 di circa il 40% rispetto al cemento convenzionale.

Perchè usare il cemento ecologico dell’EPFL

Cemento ecologico
credits: LC3 Epfl

LC3 inoltre è permeabile all’acqua ed al sale, rendendo questo cemento particolarmente favorevole per la costruzione di strade e ponti più durevoli e resistenti. L’uso dell’argilla per la sua produzione riduce poi i costi di quasi il 25%.

L’obiettivo di LC3 è quello di tagliare le emissioni di CO2 fino a 500 milioni di tonnellate entro il 2030 grazie ad una diffusione a tappeto di questo prodotto. “Per ogni tonnellata di argilla calcinata prodotta si risparmiano 600 chilogrammi di CO2. Entro la fine del 2023 LC3 avrà già risparmiato circa 15 milioni di tonnellate di CO2. Entro il 2025 si prevede che LC3 avrà risparmiato 45 milioni di tonnellate”, commentano dall’EPFL. Già oggi sono numerose le aziende che hanno scelto di adottare LC3 per produrre un cemento più ecologico, non ultima anche Holcim.

Il futuro del cemento è nel Sud del Mondo

La popolazione mondiale è destinata ad aumentare esponenzialmente nei prossimi decenni. Quasi 1 miliardo di queste persone si concentreranno in Africa dove, per accoglierle, saranno necessarie nuove infrastrutture, molto probabilmente, fatte di cemento. Il Continente però ha una scarsa disponibilità di calcare necessario per la produzione di clinker, un fattore che fa lievitare i prezzi di costruzione e di vendita degli alloggi.

Ma sostituendo la produzione con LC3, costi e problemi di approvvigionamento si dimezzerebbero.

Non solo meno clinker, ma anche maggiore efficienza

I ricercatori impegnati nello sviluppo di LC3 però sottolineano che la riduzione delle emissioni legate alla produzione di cemento è solo un gradino nella scala verso la decarbonizzazione.

Migliorare i processi di produzione con impianti che utilizzano combustibili alternativi dovrebbe essere un’altra voce in elenco. Così come quella di porre maggiore attenzione alle dimensioni degli aggregati, riducendo quindi lo spazio da “riempire” con la pasta di cemento. Ma anche migliorare la progettazione e l’efficienza del cls interno agli edifici potrebbe fare la differenza riducendo del 22% l’impiego superfluo di questo materiale. C’è poi da aggiungere in elenco la voce del riciclo post demolizione. Insomma tutti interventi che, se applicati contemporaneamente, permetterebbero di abbattere le emissioni del cemento di quasi l’80%.

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