Le tre condizioni per garantire il successo della Direttiva EPBD “Case Green”

Secondo la Federazione Europea dell’Industria delle Costruzioni il successo della Direttiva EPBD dipenderà dalla risoluzione di tre fattori chiave prima della sua versione definitiva, indispensabili per la decarbonizzazione ma anche per la sostenibilità economica.

Direttiva EPBD
Foto di Danist Soh su Unsplash

Per la definitiva approvazione della nuova Direttiva sulla Prestazione Energetica degli edifici manca il voto finale in Plenaria

(Rinnovabili.it) – La revisione della direttiva EPBD ha il potenziale per rilanciare il mercato delle ristrutturazioni a livello europeo, ma solo se prima verranno garantite tre condizioni base. E’ questo il pensiero complessivo espresso da Philip Crampton, Presidente della FIEC la Federazione Europea dell’Industria delle Costruzioni, sul testo in fase di approvazione relativo alla Direttiva Case Green.

L’85% degli edifici europei è stato costruito prima dell’anno 2000 e il 75% di questi ha scarse prestazioni energetiche, ma il tasso di ristrutturazione UE è drasticamente sotto la media. In un percorso di decarbonizzazione dunque diventa essenziale introdurre delle norme comuni di efficientamento del patrimonio edilizio. “In quanto FIEC riteniamo che la Commissione Europea abbia fatto bene a presentare la nuova proposta di revisione della Direttiva sulla Prestazione Energetica nell’edilizia nel 2021”, sottolinea Crampton. 

Gli ostacoli della Direttiva EPBD “Case Green”

Come sottolinea anche la FIEC, i negoziati sulla Direttiva non sono iniziati in un momento storico tra i più favorevoli. L’uscita dalla pandemia prima e la guerra in Ucraina dopo, hanno fortemente influenzato economicamente cittadini ed imprese dell’UE, con rincari energetici e nel costo dei materiali. Si sono poi aggiunte le notevoli differenze di visione tra uno Stato Membro e l’altro, ciascuno dei quali composto da un patrimonio edilizio anche molto differente l’uno dall’altro. E’ il caso dell’Italia, ad esempio, da sempre portavoce dell’eccessiva rigidità delle prime versioni del testo di revisione della Direttiva, con tempistiche giudicate impossibili da raggiungere per le peculiarità del nostro patrimonio immobiliare storico. Nell’accordo raggiunto a dicembre 2023, due anni dopo l’avvio della procedura di revisione, la norma sembra aver trovato il giusto equilibrio per tutti gli Stati

E’ a questo punto però che, secondo il presidente Crampton, andranno ben definite le regole del gioco. 

La direttiva sulle Prestazione energetica nell’edilizia non è chiara per quanto riguarda i parametri di riferimento per la ristrutturazione degli edifici. Gli Stati membri avranno molta flessibilità nel definire le proprie traiettorie nazionali per ridurre il consumo medio di energia primaria degli edifici residenziali e dovranno soddisfare alcuni standard minimi di prestazione per gli edifici non residenziali, ma esistono molte possibili esenzioni ed è difficile per dire quanti edifici le nostre aziende dovranno ristrutturare. È deplorevole che il testo non fornisca un livello soddisfacente di certezza della pianificazione per le imprese di costruzione”, ribadisce il Presidente della FIEC.

I tre punti critici della Direttiva EPBD

Secondo la Federazione rimangono tre punti da affrontare in via prioritaria per assicurare il successo della direttiva in termini di decarbonizzazione, ma anche la sua buona riuscita sull’impatto economico UE.

1- Il primo punto è la “questione dei finanziamenti”. “Siamo consapevoli che l’approccio europeo alla ristrutturazione edilizia ha un impatto sociale significativo”. Molti degli edifici che richiederanno una qualche forma di ristrutturazione sono considerati quelli con le “peggiori prestazioni” e sono spesso di proprietà di persone vulnerabili. “Dal nostro punto di vista, la EPBD solleva quindi interrogativi sulla fattibilità finanziaria. Dobbiamo garantire che le famiglie a reddito medio e basso ricevano sostegno finanziario e tecnico nei loro sforzi di ristrutturazione”. Dato il ruolo chiave del settore finanziario nel sostenere le famiglie e le imprese, la norma dovrà prima rispondere ad alcune domande che da tempo si pone l’intero comparto: “gli attori finanziari garantiranno la fornitura di sufficienti prodotti finanziari e creditizi innovativi per la ristrutturazione? Avranno accesso a dati affidabili sulla prestazione energetica degli edifici per prendere buone decisioni di investimento?”.

2- La seconda sfida è “Aumentare le competenze a lungo termine del settore” per realizzare ristrutturazioni energetiche negli Stati Membri. Quella che oggi è una formazione volontaria e lasciata al libero arbitrio delle singole aziende, dovrebbe invece diventare una prescrizione obbligatoria della nuova EPBD. In questo modo verrebbe garantita una forza lavoro sufficiente a creare nuovi posti di lavoro di alta qualità.

3- La terza questione è l’impatto della Direttiva EPBD sulle nuove costruzioni e sull’edilizia abitativa. “Non dovremmo dimenticare la “situazione abitativa” in Europa: Francia, Germania, Svezia, Irlanda, Belgio tutti questi paesi sono già alle prese con la mancanza di alloggi a prezzi accessibili e di nuove costruzioni” e questa crisi potrebbe probabilmente estendersi ad altri paesi dell’UE nei prossimi mesi. “La FIEC è alla ricerca di risposte a questa sfida: quale impatto avrà la EPBD sul segmento delle nuove costruzioni e sui già elevati costi di costruzione in Europa? Cosa significherà il passaggio a ristrutturazioni più efficienti dal punto di vista energetico per il segmento delle nuove costruzioni?”.

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