Sicurezza energetica, dal 2021 oltre 92,7mld di euro in sussidi

Presentato il rapporto di IAI ed EDFE sull’Italia. Nel 2022, il Belpaese ha ridotto il consumo di gas del 10% rispetto al 2021 (-7,5 miliardi di metri cubi), scendendo a 67,3 miliardi di metri cubi.

Sicurezza energetica

Analizzare le possibili soluzioni per l’Italia per bilanciare sicurezza energetica e obiettivi climatici riducendo le emissioni di metano e guardando al futuro dell’idrogeno. Questi i temi al centro del rapporto presentato oggi dall’Istituto Affari Internazionali (IAI) in collaborazione con Environmental Defense Fund Europe (EDFE), organizzazione internazionale impegnata nel creare soluzioni trasformative per i problemi ambientali più gravi.

La crisi energetica ha messo al centro dell’agenda di molti Paesi il tema della transizione sostenibile come via per aumentare la sicurezza energetica e, allo stesso tempo, ridurre la dipendenza dalle fonti fossili. L’Italia, in particolare, negli ultimi due anni ha dovuto fare i conti con la sua dipendenza dal gas che rappresentava il 50% della generazione elettrica del Paese nel 2021, in netto aumento rispetto al 37% del 2000.

leggi anche Decreto CER, in vigore dal 24 gennaio 2024

Il rapporto, dal titolo “Riconciliare gli obiettivi di sicurezza energetica e climatica: il caso dell’Italia”,ripercorre i cambiamenti nella politica energetica e climatica italiana fornendo raccomandazioni per migliorare la gestione delle risorse e diversificare le fonti energetiche includendo anche l’idrogeno. Lo studio evidenzia, inoltre, la necessità cruciale di ridurre le emissioni di metano come elemento chiave per la transizione energetica del Paese ed essenziale per garantire un approvvigionamento energetico stabile e sostenibile.

·        Gestione delle risorse: Nel 2022, l’Italia ha ridotto il consumo di gas del 10% rispetto al 2021 (-7,5 miliardi mc), scendendo a 67,3 miliardi mc, ma il gas naturale continua a rappresentare una componente imprescindibile nel mix energetico italiano che espone il Paese alla volatilità dei prezzi. Per proteggere consumatori e industrie, dal settembre 2021, l’Italia ha stanziato 92,7 miliardi di euro (pari al 5,2% del PIL) di sussidi. La gestione delle risorse deve considerare il limitato spazio fiscale italiano e sviluppare strategie sostenibili per proteggere e sviluppare il settore industriale investendo nella transizione energetica.

·        La diversificazione rappresenta un aspetto cruciale della politica energetica italiana con l’obiettivo di ridurre le importazioni di gas dalla Russia e ridare centralità ai Paesi mediterranei che, pur presentando vantaggi comparativi, devono ancora misurarsi con sfide di natura infrastrutturale e tecnologica. Nell’ottica di rendere l’Italiaun hub energetico e un ponte tra l’Europa e l’Africa, è fondamentale affrontare tali sfide in partnership, collaborando per rendere più sicure ed efficienti le reti nazionali e internazionali a partire dall’impegno nel ridurre le emissioni di metano.

·        Emissioni di metano: L’Italia ha incluso le emissioni di metano nella nuova versione del suo Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC), indicando la riduzione delle emissioni come importante contributo alla lotta al cambiamento climatico e un elemento fondamentale per allineare la sicurezza energetica con le politiche di mitigazione delle emissioni. Il tutto in accordo con la regolamentazione europea che introdurrà presto misure sia per il mercato interno che per le importazioni, fornendo una cornice d’azione in materia di emissioni e creando un collegamento centrale tra gli obiettivi climatici dell’Europa e gli interessi economici e ambientali del Nord Africa.

·        L’idrogeno rappresenta un’ulteriore opportunità di cooperazione nella regione EuroMediterranea. Tuttavia, il commercio di idrogeno tra l’UE (Italia) e i Paesi del Nord Africa potrà dare i risultati positivi desiderati per entrambe le parti solo se verranno prese misure per evitare che la produzione di idrogeno per il mercato dell’UE metta a rischio e ritardi gli sforzi di decarbonizzazione nazionale nei Paesi produttori. Gli ostacoli riguardano principalmente la modesta capacità installata di fonti rinnovabili e l’assenza di standard e sistemi di certificazione. In questo contesto, l’Italia, insieme all’UE, dovrebbe promuovere un uso sostenibile dell’idrogeno, favorendo e sostenendo innanzitutto la decarbonizzazione dei sistemi energetici nazionali dei Paesi produttori, per poi creare percorsi di esportazione.

“Il metano rappresenta il secondo maggior responsabile del riscaldamento globale, con un potenziale climalterante di oltre 80 volte superiore a quello dell’anidride carbonica nei primi 20 anni dopo la sua immissione nell’atmosfera”, ha dichiarato Flavia Sollazzo, Senior Director EU Transition Energy di EDFE. “Per l’Italia, incoraggiare la riduzione delle emissioni di metano è un modo per coniugare la necessità della transizione energetica con le preoccupazioni sulla sicurezza degli approvvigionamenti. Le tecnologie per farlo esistono e sono facili da applicare. In questo modo sarebbe possibile per il Paese avvicinarsi agli obiettivi climatici e aumentare allo stesso tempo la liquidità del mercato immettendo più gas nella rete e diminuendo le importazioni”.

leggi anche IEA: Servono 80 milioni di km di reti elettriche per la sicurezza energetica

“L’idrogeno può certamente contribuire alla decarbonizzazione, soprattutto in quei settori dove altre tecnologie e soluzioni non sono praticabili. In tal senso, l’idrogeno può essere utilizzato soprattutto nell’industria e nel trasporto pesante” ha dichiarato Pier Paolo Raimondi, ricercatore dell’Istituto Affari Internazionali. “L’esigenza di decarbonizzare rapidamente si unisce alla necessità di creare nuove partnership coi paesi nordafricani, dando vita a importanti opportunità per lo sviluppo dell’idrogeno. Tuttavia, è necessario per l’Italia promuovere un uso e uno sviluppo sostenibile dell’idrogeno insieme ai propri partner euro-mediterranei in modo da garantire il raggiungimento degli obiettivi climatici e lo sviluppo socioeconomico per i paesi nordafricani. Questa strategia permetterebbe una maggiore integrazione euromediterranea.”

Articolo precedenteGli EV battono i diesel in Europa: i dati del mercato auto elettriche 2023
Articolo successivoReti offshore, l’Europa ha bisogno di 54mila km e 403 mld

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Leave the field below empty!