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Dalle rinnovabili all’ESG, tra autoconsumo collettivo e strategie d’impresa

Il legame tra politiche ESG e sviluppo delle rinnovabili si rafforza anche con lo sviluppo delle configurazioni di autoconsumo collettivo. L'evento organizzato da Rödl & Partner Italy e la media company Rinnovabili

Confronto fra dieci esperti in un evento organizzato da Rödl & Partner e Rinnovabili

Come si legano i percorsi ESG tracciati dalle normative comunitarie con lo sviluppo delle energie rinnovabili? Quali ostacoli incontrano ancora le FER sulla loro via e quali scenari si profilano per l’autoconsumo collettivo? A tutte queste, e molte altre domande, ha provato a rispondere l’evento, dal titolo: “Dalle rinnovabili alla sostenibilità in azienda: la via italiana alle politiche ESG”, organizzato da Rödl & Partner Italy e la media company Rinnovabili. Oltre 70 mila persone sono venute a conoscenza dell’evento, metà delle quali ha cercato di saperne di più, con 5300 utenti che hanno poi visualizzato lo streaming sul sito e sui social di Rinnovabili.

Il processo di decarbonizzazione”, ha detto Mauro Spagnolo, direttore di Rinnovabili nella sua introduzione, “è basato su due pilastri: efficienza energetica ed energie rinnovabili. La transizione ha effetti positivi sia dal punto di vista politico, come la riduzione della dipendenza energetica, sia dal punto di vista economico, perché per le aziende la riduzione dei costi corrisponde a un aumento della competitività”.

Le politiche ESG, spinte dall’Unione Europea, aiutano a misurare il livello di sostenibilità sociale e ambientale delle aziende. Oggi possiamo quantificare l’impegno di un’impresa su un percorso di sostenibilità con metodo scientifico, riducendo le scappatoie di greenwashing che finora sono state una spina nel fianco della transizione energetica.

Private Purchase Agreements, tra complessità e opportunità

Svenja Bartels, socia dello studio Rödl & Partner e responsabile del team energia, ha approfondito il tema dei PPA sulle rinnovabili. Un tema, quello dei Power Purchase Agreements, di cui si occupa da sei anni in Italia. “Oggi le aziende hanno l’imbarazzo della scelta per quanto riguarda i modelli di approvvigionamento di energia”, ha spiegato Bartels. Tuttavia, lo strumento del corporate PPA è quello che più si sta affermando nel panorama. L’Italia oggi è al terzo posto per volume di potenza contrattualizzata in PPAs, dietro a Spagna e Germania. Oggi si firmano più corporate PPA che utility PPA, soprattutto nel settore delle tecnologie informatiche. Ma lo strumento è diffuso più che altro tra le aziende strutturate, mentre per le PMI appare ancora complesso.

Le difficoltà sono nel rapporto trilaterale tra produttore, gestore di rete e cliente finale. “Tutto ciò rende il contratto più complesso, perché occorre un terzo soggetto che gestisca tutte le partite”, spiega Bartels. Senza contare i cambiamenti nella regolamentazione, tre soltanto nell’ultimo anno, che incidono sulle condizioni contrattuali.

Che ne sarà dell’agrivoltaico? 

Roberto Pera e Rosa Ciamillo, partner dello studio legale, hanno invece approfondito i profili regolatori dell’agrivoltaico. Pera ha messo a fuoco i contorni del decreto agricoltura, definendolo una “bomba che il governo ci ha regalato qualche giorno fa”. Il decreto, “in buona sostanza esclude la possibilità, con alcune eccezioni, di installare impianti fotovoltaico a terra. Molti investitori avevano puntato sul nostro paese e sulle aree agricole per installare impianti. “Questi progetti non dovrebbero essere toccati”, ha spiegato l’avvocato. “Ma c’è un grande allarme per gli investitori preoccupati e il ritardo nella decarbonizzazione”. Non c’è solo il governo a osteggiare il fotovoltaico a terra, anche molte Regioni. Sardegna e Marche hanno posto restrizioni allo sviluppo, con moratorie o classificazioni stringenti. Uno spiraglio rimane per gli impianti agrivoltaici avanzati che, come spiega Rosa Ciamillo, “vengono incentivati con un miliardo di euro dal decreto. Si tratta di quegli impianti che adottano congiuntamente soluzioni integrative innovative, con il montaggio dei moduli elevato da terra per garantire la continuità dell’attività agricola e pastorale”. Accanto a questo requisito, gli impianti incentivati devono prevedere l’inclusione di sistemi di monitoraggio dell’impatto sulla produzione agricola e la fertilità del terreno. 

Comunità energetiche e altre configurazioni di autoconsumo

Argomento caldo almeno quanto l’agrivoltaico sono le comunità energetiche, tema approfondito da Gennaro Sposato, partner dello studio esperto in rinnovabili, di cui si occupa da oltre quindici anni. “Dalla direttiva europea del 2018 ci è voluto molto tempo per arrivare al decreto ministeriale CACER, che dà le informazioni di dettaglio su come deve funzionare l’incentivazione di queste configurazioni. E poi le regole operative del GSE, indispensabili per capire con cosa fare i conti”. CACER è l’acronimo di Configurazioni di Autoconsumo per la Condivisione di Energia Rinnovabile. Tre sono le configurazioni che accedono agli incentivi, spiega Sposato: “l’autoconsumo individuale, in cui la parte collettiva riguarda l’uso della rete pubblica, l’autoconsumo collettivo nello stesso edificio e le comunità energetiche, dove la condivisione è su più aree diverse”. Gli incentivi si ottengono sulla quota di energia condivisa, cioè sul minor valore tra quella che si immette in rete e quella prelevata. Se le grandi imprese sono escluse dalla configurazione delle comunità energetiche, così non è ad esempio per un centro commerciale, fatto da attività private interne allo spazio. In ogni caso, le utility possono comunque proporsi come promotori o gestori delle CACER, ma anche per fornire l’energia ai loro membri. Una sorta di partecipazione “a distanza” alla configurazione, ma con un peso non indifferente.

La pubblica amministrazione non è un nemico, ma una risorsa

Mentre il mondo dei privati è un passo avanti alla regolamentazione, a che punto siamo con la pubblica amministrazione? Alla domanda ha risposto Anna Maria Desiderà, avvocata e responsabile del team amministrativo di Rödl & Partner. “Proprio la pubblica amministrazione può rivelarsi un acquirente interessante di energia tramite contratti a lungo termine come i PPA”, ha spiegato Desiderà. La Consip, nello specifico, è il fulcro con il GSE di regolamentare le gare per l’acquisto di energia della pubblica amministrazione. “Questa procedura si inserisce nel piano nazionale per gli acquisti verdi”, dettaglia l’avvocata. Un ruolo importante del pubblico si nota anche nel settore delle CER, come dimostra il successo del vademecum realizzato da ANCI. “Viene considerato uno strumento democratico per la produzione di energia condivisa e per corrispondere all’idea della riduzione della povertà energetica”. I comuni, ha detto Anna Maria Desiderà “sono i veri protagonisti. Fanno una sorta di mappatura degli spazi che è molto utile. Possono inoltre avere più ruoli: soggetto abilitante, che rimuove gli ostacoli, soggetto aderente ad una CER, promotore o aggregatore”. 

Futuro roseo per lo storage

Un supporto sempre più ricercato per gli impianti rinnovabili è costituito dai sistemi di accumulo. Sullo storage si è soffermato l’avvocato Paolo Peroni, chiudendo la prima tavola rotonda del pomeriggio. “Una tecnologia fondamentale per la transizione verso un sistema decentralizzato”, ha detto, “che consente di ovviare al limite fisiologico della programmabilità portando stabilità nel sistema”. Il mercato crede in questa tecnologia, se è vero che il 2023 è stato un anno record per l’accumulo: 287 mila impianti connessi su un totale di 518.950, per oltre 2000 MW di potenza e 3836 MWh di capacità. Quasi sempre, lo storage è affiancato a impianti fotovoltaici. Le tendenze vedono un rallentamento nel settore residenziale, ma una forte accelerazione in ambito CER e industriale. Al 30 aprile di quest’anno, le prospettive sono interessanti: 154 progetti di sistemi di accumulo su 168 totali (per circa 15 GW) attendono un’autorizzazione. 

Sistemi di storage e rinnovabili sono utili anche per dare corpo a strategie di sostenibilità sociale e ambientale per le imprese, le cosiddette politiche ESG. Realizzare impianti rinnovabili è utile per migliorare il rating di sostenibilità, in un’epoca dove la rendicontazione ambientale è ormai uno standard per le aziende medie e grandi. 

La ricerca pubblica in prima linea

La seconda tavola rotonda, aperta da Franco Cotana, amministratore delegato di RSE. “Occupandoci di ricerca, supportiamo il Ministero nell’elaborazione del Piano integrato energia e clima. In questo momento stiamo finendo la revisione per poi inoltrare a fine giugno a Bruxelles la versione aggiornata”. Le nostre performance, secondo Cotana, sono migliori di altri paesi: abbiamo centrato l’obiettivo di aumento delle rinnovabili, mancando di poco quello della riduzione delle emissioni e dell’efficienza energetica. I fronti caldi in cui è impegnata RSE sono ora l’idrogeno, l’efficienza energetica nel settore residenziale e la cattura e stoccaggio del carbonio. Tre tavoli ministeriali sono stati aperti su questi temi, in ciascuno dei quali la società è coinvolta. La ricerca si focalizza oggi anche sulle materie prime critiche, sulle quali, assicura Cotana, “siamo sul pezzo. Con i nostri ricercatori abbiamo sviluppato le batterie agli ioni di sodio, che potranno andare in produzione a breve nello stabilimento di Teverola, dodici ettari di capannoni che hanno rimpiazzato la Whirlpool. Hanno ordini fino al 2028 e queste batterie ci renderanno più indipendenti rispetto alle forniture di materie prime critiche”.

Cosa cambiare nel DL Agricoltura

Uno scenario roseo leggermente stemperato da Paolo Rocco Viscontini, presidente di Italia Solare. L’associazione, che oggi conta 1300 soci da tutta la filiera del fotovoltaico, ha preso di mira il decreto Agricoltura, ultima scottatura per il mondo del solare. “La legge certamente non ci piace perché prevede modifiche significative per lo sviluppo e realizzazione di impianti fotovoltaici. Al di là delle dichiarazioni roboanti, però, quando si guardano i numeri le cose sono diverse. Nel concreto chiederemo di ripristinare la ‘solar belt’ com’era in precedenza. Un’idea che avevamo promosso noi quando i prezzi dell’energia erano impazziti e che sbloccava la possibilità di costruire impianti a terra appena fuori dal cancello di un’azienda, così che funzionasse come una sorta di ‘estensione’ del tetto”. Riguardo al tema dell’agrivoltaico, invece, Italia Solare è determinata a chiedere anche una revisione delle altezze minime per i pannelli, figlie di linee guida del MASE prese come un obbligo di legge.

Misurare la sostenibilità

La normativa, nel bene e nel male, sta avendo un impatto sulle imprese. Secondo Marcello Donini, CSR Manager di E.ON, quella relativa alla responsabilità sociale “costringerà le aziende, anche quelle di piccola e media dimensione, a dotarsi di strategie e strumenti per misurare le loro attività in termini di sostenibilità. Si tratta di un cambiamento importante, anche in E.ON che è una grande azienda, abbiamo impiegato tempo per acquisire familiarità con i numeri e con il lessico”. La sfida è che le competenze di corporate social responsibility entrino anche nelle PMI, per poi attivare percorsi di transizione energetica. 

La bussola dell’informazione

In tutto questo, l’informazione può essere una bussola importante. E Matteo Spagnolo, general manager di Rinnovabili ha voluto sottolinearlo nel raccontare la storia di “una testata nata vent’anni fa e oggi in fase di rebranding e internazionalizzazione, focalizzandosi sempre più su attività di advisory per le aziende e per guidarle sia attraverso la normativa che tramite consulenze tecniche”.

Il giusto equilibrio alla base di una CACER di successo

E di advisory, nel mercato delle opere di ingegneria e di infrastrutture, Protos Group è una delle società più longeve. Giorgio Saraceno, Co-Head of Energy di Protos, racconta che nel settore delle rinnovabili “oggi abbracciamo tutta la filiera del fotovoltaico, con attività di controllo e monitoraggio per conto della proprietà o dei soggetti finanziatori”. Una delle domande poste da Saraceno è stata: come si fa a trovare il giusto mix tra produzione e consumo in una CACER? Dipende da molti fattori, che regolano gli scambi di energia fra impianti, accumulatori e utenze che consumano. Più sono gli utenti, più l’autoconsumo sarà massimizzato e minore l’energia messa in rete, ma il vantaggio economico pro capite è ridotto. c’è una strategia per massimizzare i vantaggi: “A parità di energia prodotta dagli impianti e messa in rete, utilizzando l’accumulo il beneficio pro capite è più alto”, dimostra Saraceno. Visto che il consumo maggiore si ha normalmente dopo le 17, invece di creare un eccesso di offerta nelle fasce diurne con sistemi CACER privi di accumulo, installando lo storage si può spostare l’immissione nella seconda parte della giornata, quando c’è maggiore richiesta. Così ci si avvicina al giusto mix tra gli obiettivi del sistema, che sono la massimizzazione dell’energia autoconsumata e il massimo vantaggio pro capite. Quando si tende verso il primo, l’altro è depotenziato: occorre quindi trovare la misura. 

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Innovazione, sostenibilità, specializzazione: la ricetta Sonepar Italia per il mercato elettrico

Dall’Hub di Padova, uno dei centri logistici più avanzati d’Europa, all’innovativa piattaforma di e-commerce B2B, passando per la nuova Business Unit dedicata alla sostenibilità e la speciale “Green Offer”. Così Sonepar Italia accompagna gli installatori nel mercato di domani

Sonepar Italia mercato elettrico

Intervista a Sergio Novello, Presidente e Amministratore Delegato Sonepar Italia

Cosa significa per il più grande distributore di materiale elettrico d’Italia fare i conti oggi con i trend e le sfide della transizione energetica? E come si fa a rimanere al vertice in un momento come quello attuale, denso di stimoli ma anche di incertezze? La risposta che abbiamo ricevuto da Sonepar Italia – parte del Gruppo internazionale Sonepar, azienda leader di questo mercato – svela una strategia fatta di incrollabili valori fondanti e una salda volontà nell’abbracciare l’innovazione per anticipare le esigenze del mercato e offrire ai clienti soluzioni personalizzate, all’avanguardia e anche sostenibili. Un approccio non scontato nel comparto B2B, soprattutto per realtà che si trovano a gestire grandi numeri.

E a Sonepar Italia i grandi numeri di certo non mancano. Oggi l’azienda è presente sul territorio nazionale con una rete capillare di ben 161 punti vendita in 17 regioni e 5 centri distributivi, e nel 2023 ha realizzato un fatturato di oltre 1,5 miliardi di euro, proseguendo su un trend di crescita costante negli ultimi anni.

La chiave vincente? Aver saputo fondere una visione centrale con una sensibilità locale in maniera organica ed efficiente, come spiega bene l’Ingegner Sergio Novello, Presidente e Amministratore Delegato Sonepar Italia. “L’elemento che caratterizza Sonepar nei confronti della distribuzione professionale è sempre stata una grande consapevolezza su quello che poteva essere fatto a livello centrale in termini di coordinamento, risorse, investimenti, priorità, cultura e management, e cosa invece doveva essere inevitabilmente delegato, con totale apertura, alle realtà regionali e territoriali. L’idea di mantenere un equilibrio fra centrale e territoriale è nel DNA della nostra azienda e viene perseguito come tale”.

Valori e obiettivi comuni all’interno del Gruppo declinati in modelli di business legati al mercato di riferimento e un’autonomia operativa su ogni scala in grado di fare la differenza: questa la ricetta messa in campo dalla multinazionale e che Sonepar Italia fa propria nella sua strategia di crescita. Una crescita che oggi potremmo definire capillare. “La densità è la condizione sine qua non per essere significativi sul territorio. Riesci a essere rilevante se sei capillare. Come Sonepar Italia, siamo attivi in 17 regioni e abbiamo un’azienda sorella, Sacchi, che copre l’area del Nord-Ovest, operando in Lombardia insieme a noi, oltre che nel Piemonte e Valle d’Aosta dove invece non siamo presenti“.

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Automazione e digitalizzazione, il segreto dell’efficienza

Ma ovviamente la presenza sul territorio è solo uno degli elementi dell’equazione alla base del successo aziendale. Altrettanto fondamentale è la supply chain e Sonepar Italia si è fatta notare quest’anno grazie ad un’importante inaugurazione: quella del nuovo hub di Padova, un’infrastruttura altamente automatizzata in grado di gestire oltre 55mila articoli e servire più di 4.000 clienti al giorno nel Nord e Centro Italia con consegne in 24 ore. “Il polo di Padova rappresenta un grande investimento da 54 milioni di euro. Inaugurato a febbraio, mira a portare la nostra capacità di erogare servizi nei confronti del cliente al livello massimo possibile per quanto riguarda la distribuzione di materiale elettrico”, spiega Novello.

Navette automatizzate, robot per il prelievo e deposito merci, macchine per il taglio cavi automatico e altri strumenti all’avanguardia ne fanno oggi uno dei centri logistici più avanzati d’Europa. E a breve la struttura sarà affiancata da un hub “gemello”, localizzato a Pomezia e destinato all’area Centro Sud e Isole. “Attualmente il polo è in fase di costruzione: abbiamo iniziato ad installare la parte di magazzino automatizzato, che sarà il fratello di quello di Padova, sia come tecnologia che come disposizione. Contiamo di essere operativi entro la fine del 2024 e inaugurarlo all’inizio dell’anno prossimo, ad attività già avviata”.

A rendere l’investimento infrastrutturale prezioso è anche la connessione con l’innovativa piattaforma di e-commerce, strumento lanciato da Sonepar un anno fa, a livello pilota, proprio in Italia, con l’obiettivo di estendere l’implementazione anche ad altri paesi in cui opera il Gruppo. Un approccio innovativo, soprattutto per un distributore di prodotti e servizi B2B, in grado di offrire un’esperienza unica ai clienti. “L’installatore può arrivare alle 7.00 di sera a casa, usare la piattaforma web per effettuare i propri ordini in un pool di decine di migliaia di codici e farseli spedire la mattina dopo all’indirizzo desiderato e all’orario stabilito”.

D’altra parte la transizione digital ha un peso specifico per Sonepar. “Noi continueremo a perseguire in maniera molto importante il processo di digitalizzazione non solo sulle vendite ma anche sui processi interni. Pensiamo allo strumento track and trace” impiegato oggi in servizi come il food delivery, “lo stesso può avvenire, ad esempio, con il palo della luce che il cliente sta aspettando per la Salerno-Reggio Calabria e che deve arrivare ad una data precisa, nè prima nè dopo”.

La piattaforma digitale rappresenta oggi solo uno degli elementi della strategia omnicanale dell’azienda. “Noi vogliamo parlare con i nostri interlocutori utilizzando in maniera flessibile tutti i canali”, ha sottolineato l’a.d. E’ così che accanto all’e-shop e ovviamente alle filiali, si affiancano una serie di possibilità alternative pensate per mettere il cliente al centro: dagli ordini via mail o via telefono alla possibilità di “chiedere ad un agente Sonepar di andare a trovarlo e di ragionare insieme sul progetto, includendo eventualmente anche uno specialista di una delle tre business unit se si tratta di un progetto particolarmente sfidante”.

Sonepar Italia: la nuova business unit dedicata alla sostenibilità

Copertura territoriale, infrastruttura di eccellenza e digitalizzazione non sarebbero nulla però senza le giuste competenze specialistiche, quelle che hanno permesso a Sonepar Italia di strutturarsi in alcuni mercati verticali con flessibilità e competitività; le stesse che si riflettono oggi nelle tre nuove business unit dell’azienda: Industry, “di cui l’automazione è l’espressione più piena ma all’interno del quale rientrano anche le attrezzature e la power distribution”; Building, dedicata all’edificio nella sua completezza e focalizzata su “domotica, building automation, cavi, cablaggio strutturato, sicurezza, illuminazione”; e Sustainability che propone soluzioni integrate per la sostenibilità, attraverso una vasta gamma di prodotti nel settore fotovoltaico assieme alla parte di trattamento e condizionamento dell’aria.

Le tre business unit  – specifica Novello – devono aiutare il nostro network distributivo sul territorio a scaricare a terra tutta la potenzialità che Sonepar può offrire; sotto forma di prodotto ma anche sotto forma di servizio che viene erogato al cliente in modo da portare valore aggiunto nella costruzione di qualsiasi progetto”.

Ma perché “separare” le tecnologie della transizione energetica dal resto? Perché “il settore delle energie rinnovabili ha una sua filosofia, richiede delle competenze e una programmazione molto diverse rispetto al mercato elettrico tradizionale. Magari l’installatore può essere affine o addirittura lo stesso, ma nella realtà il taglio è abbastanza specialistico”. 

Come più grande distributore di materiale elettrico a livello nazionale Sonepar Italia gode di un punto di vista unico sulla filiera fotovoltaica. Dopo la bolla generata dal Bonus 110% oggi il mercato solare sta cercando un nuovo assestamento, tra prezzi dei pannelli in rapido calo e nuovi imput della generazione distribuzione, da cui stanno prendendo vita ulteriori sfide. “Quello che noi osserviamo come azienda – spiega Novello – è che la potenza installata c’è e continua ad aumentare. Ma chiaramente il fatturato langue e viene penalizzato perchè la deflazione è talmente tanto spinta da vanificare gli sforzi commerciali. […] Cosa succederà in futuro? Tutti noi speriamo che i fenomeni deflattivi possano riassorbirsi. Però se andassimo a vedere cosa è successo negli ultimi 15 anni nel mondo del fotovoltaico, ci renderemmo conto che la deflazione è stata l’unica costante di questo settore”.

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Green Offer, come Sonepar Italia anticipa le nuove esigenze di sostenibilità

La decisione dell’azienda di dedicare una business unit alla sostenibilità e alla transizione energetica non è frutto solo di logiche di mercato. Il Gruppo ha intrapreso ormai da anni una precisa strategia a favore di clima, ambiente e società, fatta di impegni interni (nel 2022 ha pubblicato il primo Rapporto di Sostenibilità) e di una spiccata attenzione per favorire soluzioni più sostenibili sul mercato. Una strategia in cui la digitalizzazione delle vendite e l’ammodernamento supply chain sono una parte importante ma non il tutto.

“Noi abbiamo azionisti giovani, molto attenti ad aspetti come l’inclusione, la parità di genere e il rispetto per l’ambiente. Loro sostengono si possa sviluppare del buon business supportando a tutti livelli l’adozione di energie rinnovabili ma dobbiamo anche essere attenti a proporre al nostro installatore prodotti più rispettosi dell’ambiente. Quindi qualche anno fa Sonepar è partito con il progetto della Green Offer. Di cosa si tratta? Grazie ad una metodologia rigorosa, verificata in maniera indipendente da  Bureau Veritas, alcuni prodotti elettrici distribuiti dall’azienda sono valutati in base alle loro emissioni di CO2 nell’intero ciclo di vita.

Il risultato dell’analisi viene tradotto in un’etichetta che identifica l’impronta di carbonio attraverso tre semplici categorie: A (Eccellente), B (Molto Buono) o C (Buono). Il sistema rappresenta un unicum nel settore in quanto permette di standardizzare tutte le certificazioni di prodotto per restituire un valore effettivo della CO2, e di effettuare così una comparazione altrimenti difficile.

Dei 750mila articoli che abbiamo nella nostra piattaforma Spark, circa un migliaio appartengono alla Green Offer”. L’idea è di estendere progressivamente l’offerta ad un numero sempre maggiore di prodotti, con l’obiettivo entro il 2028 di avere per ogni articolo nel catalogo Sonepar l’alternativa “green”. E con la possibilità in futuro di includere anche altri fattori legati al campo della sostenibilità. “Siamo partiti così, ora valuteremo la risposta, raccoglieremo dei feedback, e valuteremo l’interesse. Un lungo viaggio inizia con un singolo passo, e questo è il singolo passo”.

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.


Rinnovabili • Decreto FER X

Decreto FER X, aste entro la fine dell’anno

Lo ha dichiarato il sottosegretario al MASE, Claudio Barbaro, ma l'iter del Decreto Fer X appare ancora indietro con i tempi

Decreto FER X
Foto di Ed White da Pixabay

Incentivi alle rinnovabili, la normativa in attesa

Il Decreto FER X è in dirittura d’arrivo e le prime procedure competitive del provvedimento potrebbero essere lanciate entro la fine del 2024. Questa perlomeno è la previsione avanzata dal sottosegretario al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Claudio Barbaro, durante un’interrogazione alla Camera. Rispondendo in X Commissione ad un quesito dell’onorevole Peluffo sui tempi di adozione del DM FER-X, Barbaro ha fatto chiarezza sui prossimi passi del provvedimento.

Lo schema, ha ricordato il sottosegretario, è stato trasmesso all’ARERA nel mese di aprile ai fini dell’acquisizione del parere. L’Authority dovrebbe far sapere la propria posizione in questi giorni per poi “passare la palla” alla Conferenza Unificata. A valle dell’acquisizione di quest’ultimo parere “sarà possibile procedere con la notifica formale del provvedimento in Commissione europea per la verifica dei profili di compatibilità con la disciplina in materia di Aiuti di Stato”.

Decreto FER X, quando arriva?

Il percorso, dunque, si prospetta ancora lungo ma il Sottosegretario rassicura gli animi spiegando che il MASE sta cercando di velocizzare i passaggi rimanenti. “Per accelerare […] il Ministero ha già avviato i colloqui con la Commissione con l’obiettivo di illustrare le principali novità introdotte dal meccanismo. Tra le innovazioni, rispetto al disegno attuale, il nuovo schema prevede infatti che il Sistema si faccia carico del rischio dovuto alle dinamiche inflattive, particolarmente accentuate nell’ultimo anno, in modo tale da rendere i corrispettivi riconosciuti più adeguati alla struttura di costo e alla sua evoluzione, riducendo così i rischi degli operatori“.

Il Decreto, ricordiamo, nasce per sostenere la produzione di energia elettrica da impianti rinnovabili “con costi vicino alla competitività di mercato”. Ossia fotovoltaici, eolici, idroelettrici e di trattamento dei gas residuati dai processi di purificazione. L’ultima bozza del decreto FER X riporta due modalità di accesso agli incentivi: quella diretta, riservata ai sistemi rinnovabili di taglia uguale o inferiore ad 1 MW per un massimo di 5 GW sviluppabili in Italia; quella tramite aste, nel caso di impianti di potenza superiore a 1 MW (e con contingenti differenziati per tecnologia che vanno da un 45 GW per il fotovoltaico allo 0,02 GW per i gas residuati).

Barbaro ha anche anticipato che per mitigare le problematiche relative all’operatività dei contratti alle differenze convenzionali, il Ministero ha provveduto a “ridisegnare la struttura dei pagamenti del contratto al fine di disincentivare l’offerta della capacità contrattualizzata a prezzi inferiori ai propri costi marginali”. Un intervento che permetterebbe al tempo stesso di “ridurre il rischio volume sostenuto dai titolari della medesima capacità“. Le prime aste? “Potranno essere bandite entro la fine dell’anno“, ha concluso il sottosegretario.

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PCB per la ricarica dei veicoli elettrici (EVC)

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Il ruolo e l'importanza dei circuiti stampati nel mondo della ricarica dei veicoli elettrici

pcb ricarica

Il mondo dell’EV charging promette di cambiare il nostro modo di spostarci e di viaggiare e molte sono le tecnologie in gioco per raggiungere questo ambizioso obiettivo. L’elettronica svolge di certo un ruolo chiave, ma è necessario sviluppare prodotti ad hoc per questo segmento di mercato, che siano in grado di gestire picchi energetici, alte temperature, funzionalità molteplici e dimensioni ridotte. Molte di queste necessità devono essere soddisfatte nella progettazione di un circuito stampato (anche detto PCB) che permetterà di garantire funzionalità, affidabilità ed efficienza di una colonnina di ricarica. I PCB (Printed Circuit Boards) sono infatti fondamentali per consentire una ricarica affidabile e ad alta potenza e si sono evoluti parallelamente allo sviluppo di colonnine di ricarica sempre più performanti, di dimensioni più compatte e più leggere.

Diminuendo le dimensioni delle colonnine di ricarica, anche lo spazio dedicato ai PCB si è ridotto, portando i progettisti di circuiti stampati a studiare nuovi design che permettessero di ottenere le stesse prestazioni in dimensioni più contenute. In alcuni casi può essere sufficiente usare elementi più compatti, in altri lavorare sulla densità del circuito, oppure optare per un maggior numero di strati che possano ospitare tutte le funzionalità richieste, o ancora prestare particolare attenzione alla larghezza delle piste e alla distanza di isolamento.

I circuiti stampati dedicati al mondo dell’ev charging devono inoltre poter gestire correnti e tensioni elevate, che richiedono l’uso di materiali specifici e spesso di una grande quantità di rame che permetta di condurre considerevoli flussi di corrente e dissipare il calore in eccesso.

I circuiti stampati di un EV charger non sono solo sviluppati per garantire il fine ultimo della colonnina, la ricarica in sè, ma anche un’esperienza di acquisto adeguata. Se, da un lato, la crescente richiesta di tempi di ricarica più rapidi richiede una tecnologia dei PCB in grado di supportare operazioni di ricarica efficienti e ad alta potenza, dall’altro devono essere considerate anche tutte le interfacce che includono funzioni come touchscreen, applicazioni mobili, lettori di schede RFID e controlli intuitivi, tutti progettati con lo scopo di migliorare l’esperienza dell’utilizzatore di una colonnina di ricarica.

Attenzione alla sostenibilità nella progettazione di un PCB

Un’attenta progettazione di circuiti stampati può inoltre contribuire alla sostenibilità del prodotto finale, perché permette di ottimizzare spazio e materiali, riducendo gli sprechi. Studiare con attenzione il design del PCB permette di sfruttare il pannello in modo da ridurre la quantità di materie prime necessarie per produrre il circuito stampato ma anche delle risorse richieste per lavorarlo, come acqua, calore ed elettricità. La dimensione inferiore di un circuito stampato si tramuta anche in meno materiali di scarto nel caso in cui la scheda finale abbia dei difetti e debba quindi essere rottamata, e anche un imballaggio con dimensioni minori, peso minore con conseguente riduzione del costo di spedizione. I vantaggi sono quindi al contempo ambientali ed economici.

NCAB ha sviluppato delle linee guida che permettono di identificare i fattori che determinano il costo di un PCB  e supporta i propri clienti sin dalle prime fasi della progettazione per raggiungere obiettivi di sostenibilità comuni. 

I webinar sul circuito stampato di NCAB Group

Per questo motivo il Gruppo svedese mette a disposizione il know how dei propri tecnici attraverso un fitto programma di webinar gratuiti dedicati al circuito stampato. 

Giovedì 13 giugno 2024, in particolare, Jonathan Milione, FAE di NCAB Group Italy, terrà un webinar dal titolo “PCB affidabili per l’EVC​ – Opportunità, sfide e applicazioni in ambito ricarica EV“ a cui è possibile iscriversi da questo link https://attendee.gotowebinar.com/register/3189250463637126235

Parleremo di:

  • Evoluzione e sfide del settore dei veicoli elettrici
  • Metodi di ricarica e sviluppi tecnologici delle colonnine di ricarica
  • Soluzioni di design per PCB: sistemi di ricarica ad alta potenza

leggi anche Circuiti stampati più sostenibili, l’approccio virtuoso di NCAB Group

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