Rinnovabili • impianti termici a biomassa

Arriva la nuova Guida ai regolamenti regionali per gli impianti termici a biomassa di Aiel

Uno nuovo strumento a disposizione dei cittadini per orientarsi nelle norme regionali che regolano l’utilizzo e le nuove installazioni di impianti di riscaldamento a legna e pellet

impianti termici a biomassa

AIEL – Associazione italiana energie agroforestali – presenta la nuova Guida ai regolamenti regionali per l’esercizio e l’installazione di impianti termici a biomassa, uno strumento per facilitare la comprensione e la corretta attuazione delle norme a scala regionale che regolano l’utilizzo di stufe e caldaie a biomassa. Fortemente voluta dagli operatori della filiera che AIEL rappresenta e sviluppata anche con la collaborazione del MASE e delle Regioni, la Guida fornisce ai cittadini tutte le informazioni per utilizzare il riscaldamento a legna e pellet rispettando le norme della propria Regione sulla qualità dell’aria.

Dopo la pubblicazione del D.M. 186/2017, che ha introdotto in Italia la classificazione “a Stelle” degli apparecchi di riscaldamento d’ambiente e le caldaie a biomasse legnose, alcune regioni hanno deciso di disciplinare l’esercizio e l’installazione degli impianti termici a biomasse applicando la classificazione del decreto. Questa azione legislativa regionale è stata ulteriormente implementata in seguito alla sentenza di condanna all’Italia (novembre 2020) della Corte di giustizia europea per i continui superamenti dei valori limite di PM10 e NO2 (direttiva 2008/50/UE attuata con d.lgs. 155/2010). Successivamente, anche altre regioni italiane, in cui sono presenti aree di superamento, hanno iniziato un simile percorso legislativo, applicando il D.M. 183/2017.

All’interno della Guida sono quindi riassunte le norme disposte in primis dalle regioni del Bacino Padano: Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, a cui si sono finora aggiunte Provincia Autonoma di Trento, Toscana, Marche, Campania e Sardegna.

La combustione domestica della legna da ardere in apparecchi tecnologicamente obsoleti e condotti in modo scorretto – assieme al traffico, l’agricoltura e l’industria – è ancora oggi una delle principali sorgenti del PM10 misurato nell’atmosfera in inverno. Su questo tema purtroppo, c’è ancora scarsa consapevolezza, non solo per gli effetti negativi sulla salute collettiva ma anche per quanto riguarda le potenziali conseguenze economiche per l’Italia. Nel caso di reiterata inosservanza dei valori limite, infatti, può essere avviato un contenzioso con conseguente condanna pecuniaria. Secondo le prime stime del MASE, si tratta di circa un miliardo di euro e cento mila euro al giorno, fino a quando non saranno rispettati i valori limite giornalieri di superamento prescritti per il PM10 e l’NO2. A questa criticità si aggiunge il fatto che localmente, soprattutto nelle valli di montagna, le agenzie regionali rilevano ancora superamenti significativi del valore obiettivo (1 ng/m3) del Benzo(a)pirene, composto cancerogeno. Inoltre, è in corso una fase di revisione della direttiva 2008/50/UE che con ogni probabilità abbasserà gli attuali valori limite dei superamenti.

Negli ultimi dieci anni, grazie alle azioni introdotte dal Ministero e dalle Regioni e all’impegno degli operatori dei vari settori economici coinvolti, la qualità dell’aria è migliorata molto e – con riferimento alle biomasse – sono stati fatti importanti passi in avanti sul fronte del miglioramento delle tecnologie domestiche di combustione del legno, della qualità dei biocombustibili, delle installazioni, manutenzioni e conduzione degli impianti termici.

In Italia è ancora attivo un imponente parco generatori tradizionali e vetusti che ostacola la necessaria accelerazione del processo di miglioramento della qualità dell’aria. I Regolamenti regionali hanno introdotto misure strutturali ed emergenziali che disciplinano l’esercizio e l’installazione degli impianti a biomasse. Il rispetto di questi regolamenti è fondamentale per velocizzare la riqualificazione energetico-ambientale del parco generatori vetusto e inquinante.

La parte prevalente delle emissioni di PM10 proviene infatti da stufe e caminetti obsoleti che utilizzano tecnologie di combustione superate. Gli apparecchi a legna e pellet installati in Italia da più di 10 anni sono il 70% del parco installato, circa 6,3 milioni, e contribuiscono all’emissione dell’86% del PM10 derivante dalla combustione domestica della biomassa. Per questa ragione è importante incentivarne la sostituzione con sistemi di riscaldamento a legna e pellet moderni ed efficienti, che sono caratterizzati da emissioni di PM10 da 4 a 8 volte inferiori rispetto alle tecnologie più datate. 

Il turnover tecnologico è la soluzione per contribuire in modo significativo a migliorare la qualità dell’aria, ma è fondamentale anche continuare ad informare e sensibilizzare gli utenti finali, in particolare di chi utilizza legna da ardere. Una conduzione scorretta dell’apparecchio può infatti causare un incremento delle emissioni inquinanti in atmosfera, anche di dieci volte rispetto all’utilizzo ottimale.

L’auspicio è che la nuova Guida sia uno strumento utile per contribuire a far conoscere le norme esistenti ai cittadini e per “fare squadra” con le istituzioni pubbliche centrali, regionali e territoriali, con le associazioni degli operatori e soprattutto con i conduttori degli impianti. Senza una forte collaborazione tra tutti questi soggetti non sarà possibile raggiungere gli obiettivi molto sfidanti che attendono il Paese negli anni a venire.

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Rinnovabili • Turbine eoliche ad asse verticale

Turbine eoliche ad asse verticale, efficienza migliorata del 200%

Dall'EPFL svizzero il primo studio che applica un algoritmo di apprendimento automatico alla progettazione della pale delle turbine VAWT

Turbine eoliche ad asse verticale
via depositphotos

Nuovi progressi per le turbine eoliche ad asse verticale

Un aumento dell’efficienza del 200% e una riduzione delle vibrazioni del 70%. Questi due dei grandi risultati raggiunti nel campo delle turbine eoliche ad asse verticale,  presso l’UNFoLD, il laboratorio di diagnostica del flusso instabile della Scuola Politecnica Federale di Losanna (EPFL). Il merito va a Sébastien Le Fouest e Karen Mulleners che, in un’anteprima mondiale hanno migliorato questa specifica tecnologia impiegando un algoritmo di apprendimento automatico.

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Turbine eoliche VAWT, vantaggi e svantaggi

Si tratta di un progresso a lungo atteso dal comparto. Le turbine eoliche ad asse verticale o VAWT per usare l’acronimo inglese di “Vertical-axis wind turbines” offrono sulla carta diversi vantaggi rispetto ai classici aerogeneratori ad asse orizzontale. Ruotando attorno ad un asse ortogonale al flusso in entrata, il loro lavoro risulta indipendente dalla direzione del vento, permettendogli di funzionare bene anche nei flussi d’aria urbani. Inoltre offrono un design più compatto e operano a frequenze di rotazione più basse, il che riduce significativamente il rumore e il rischio di collisione con uccelli e altri animali volanti. E ancora: le parti meccaniche della trasmissione possono essere posizionate vicino al suolo, facilitando la manutenzione e riducendo i carichi strutturali.

Perché allora non sono la scelta dominante sul mercato eolico? Come spiega lo stesso Le Fouest, si tratta di un problema ingegneristico: le VAWT funzionano bene solo con un flusso d’aria moderato e continuo. “Una forte raffica aumenta l’angolo tra il flusso d’aria e la pala, formando un vortice in un fenomeno chiamato stallo dinamico. Questi vortici creano carichi strutturali transitori che le pale non possono sopportare“, scrive Celia Luterbacher sul sito dell’EPFL.

Energia eolica e algoritmi genetici

Per aumentare la resistenza, i ricercatori hanno cercato di individuare profili di inclinazione ottimali.  Il lavoro è iniziato montando dei sensori, direttamente su una turbina in scala ridotta, a sua volta accoppiata ad un ottimizzatore funzionante con algoritmi genetici di apprendimento. Di cosa si tratta? Di una particolare tipologia di algoritmi euristici basati sul principio della selezione naturale.

Quindi muovendo la pala avanti e indietro con angoli, velocità e ampiezze diverse, hanno generato una serie di profili di inclinazione. “Come in un processo evolutivo, l’algoritmo ha selezionato i profili più efficienti e robusti e ha ricombinato i loro tratti per generare una ‘progenie’ nuova e migliorata”. Questo approccio ha permesso a Le Fouest e Mulleners non solo di identificare due serie di profili di passo che contribuiscono a migliorare significativamente l’efficienza e la robustezza della macchina, ma anche di trasformare la più grande debolezza delle turbine eoliche ad asse verticale in un punto di forza. I risultati sono riportati su un articolo recentemente pubblicato sulla rivista Nature Communications.

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.