Secondo le stime della Commissione Europea, la legge UE "Buy European" potrebbe far risparmiare 30,6 milioni di tonnellate di CO2 entro il 2030.

Che cos’è il “Buy European”
L’Industrial Accelerator Act (IAA), chiamato anche “Buy European”, è una proposta di legge UE concepita per rafforzare la base industriale europea. L’IAA mobilita gli appalti pubblici e gli incentivi statali per stimolare la domanda di prodotti a basse emissioni di carbonio, di fabbricazione europea e di tecnologie a zero emissioni nette. La proposta di legge prevede che quando si utilizza denaro pubblico per fabbricare o acquistare auto elettriche, turbine eoliche, fotovoltaico e batterie, una quota minima di queste tecnologie deve essere realizzata in Europa.
L’IAA accelera gli investimenti attraverso procedure di autorizzazione più rapide e semplici e introduce condizioni mirate per garantire che i principali investimenti diretti esteri generino valore aggiunto per l’Unione. In tal modo, punta a creare mercati guida per prodotti industriali puliti e strategicamente rilevanti.
Nel 2024 il settore manifatturiero UE rappresentava il 14,3% del PIL dell’UE. L’obiettivo della Commissione è portare la quota del manifatturiero al 20% del PIL dell’UE entro il 2035, rafforzando la resilienza, la competitività e la sicurezza economica dell’Europa.
L’Atto integra il “Pacchetto Automotive” adottato il 16 dicembre 2025, definendo le condizioni “Made in EU” per beneficiare delle flessibilità previste dagli standard di CO2 per auto e furgoni e del “super-credito” per le auto elettriche economiche di piccole dimensioni, nonché le condizioni per accedere al sostegno finanziario destinato alla trasformazione ecologica delle flotte aziendali.
L’Industrial Accelerator Act: un risparmio di 30 milioni di tonnellate di carbonio
Secondo le stime della Commissione Europea, la legge UE “Buy European” sarà un pilastro fondamentale per la transizione ecologica dell’Unione, con il potenziale di risparmiare circa 30,6 milioni di tonnellate di CO2 entro il 2030. La valutazione d’impatto che accompagna la proposta di legge evidenzia come la decarbonizzazione di settori strategici possa guidare una la riduzione delle emissioni nel prossimo decennio:
- Il contributo principale arriverebbe dal comparto delle batterie: incentivare la produzione interna nell’UE, riducendo la dipendenza dalle importazioni cinesi, permetterebbe da solo un taglio di 25,6 MtCO2.
- Parallelamente, l’introduzione di target ambiziosi per i materiali a basse emissioni darebbe una spinta decisiva: l’obiettivo del 25% di acciaio a basse emissioni nei settori automobilistico e delle costruzioni porterebbe a un risparmio di 3,4 MtCO2.
- I nuovi standard per il cemento (5% low-carbon) e l’alluminio (25% low-carbon) eviterebbero rispettivamente 0,69 e 0,22 MtCO2.
- Infine, il settore dei veicoli contribuirebbe con una riduzione di 0,7 MtCO2, grazie a un’ottimizzazione logistica e a spostamenti nella produzione indirizzati a rendere l’intera filiera manifatturiera europea più efficiente e meno impattante sul piano climatico.
Sempre in base ai i dati contenuti nella valutazione d’impatto, produrre batterie all’interno dell’Unione Europea permetterà di abbattere le emissioni di quasi il 25% rispetto a una batteria fabbricata in Cina. La differenza si deve principalmente al mix energetico europeo, alla quota crescente di fonti rinnovabili impiegate e all’applicazione di standard normativi più stringenti sull’efficienza energetica.
Oltre 3 miliardi di euro di danni climatici evitati
La valutazione stima che il complesso di questi risparmi di CO2 genererà un valore superiore ai 3 miliardi di euro in termini di danni climatici evitati. In termini di analisi costi-benefici, la scelta del “onshoring”, per la Commissione, rappresenta un investimento preventivo. Oltre ai benefici climatici, lo sviluppo di una solida base industriale dovrebbe assicurare una maggiore autonomia strategica, riducendo la dipendenza da attori esterni e shock geopolitici.
Perchè rafforzare “Buy European”: più settori e misure più forti dal lato della domanda
Negli ultimi anni l’UE ha aumentato il sostegno alla produzione industriale a basse emissioni ma la domanda di tali prodotti resta debole. Zero Emissions Platform (ZEP), coalizione europea e consulente ufficiale dell’UE per la gestione del carbonio industriale e la cattura e lo stoccaggio del CO2, già lo scorso anno ha sottolineato che esiste una chiara necessità di misure dal lato della domanda per far progredire la produzione industriale a basse emissioni in Europa. L’introduzione di appalti pubblici verdi obbligatori, con requisiti sia di basse emissioni di carbonio che di origine UE per alcuni settori industriali, per ZEP, è un primo importante segnale al mercato.
Tuttavia, i requisiti si applicano solo a una gamma ristretta di prodotti industriali, nello specifico: acciaio, cemento e malta, e alluminio. Inoltre, la misura è limitata agli appalti pubblici e ad altre procedure di intervento governativo, senza mandati dal lato della domanda per gli acquirenti privati. Per garantire invece che i prodotti a basse emissioni diventino competitivi e che gli investimenti siano sostenuti nel tempo, il quadro normativo dovrebbe avere una portata più ampia. Unmaggior numero di settori industriali dovrebbero trarne vantaggio, catalizzando fonti di domanda sia private che pubbliche.
“L’Industrial Accelerator Act mira a rafforzare la competitività dell’industria a basse emissioni di carbonio. Per avere successo, sono necessarie sia la domanda privata che quella pubblica per creare segnali di mercato più forti e promuovere una concorrenza efficace e investimenti nella produzione industriale pulita“, ha commentato Cristiana Foglia, Policy Officer, Zero Emissions Platform.
Quali sono gli altri i benefici attesi?
L’IAA (Industrial Advancement Act) dovrebbe portare nuovi posti di lavoro di alta qualità per l’UE. Le sole misure relative alla domanda di prodotti a basse emissioni di carbonio potrebbero generare entro il 2030 oltre 600 milioni di euro di valore aggiunto nelle industrie dell’acciaio, dell’alluminio e del cemento, e fino a 10,5 miliardi di euro lungo l’intera catena del valore automobilistica.
L’iniziativa dovrebbe generare anche decine di migliaia di posti di lavoro: 85.000 nei progetti legati alle batterie e 58.000 nella produzione solare, salvaguardando al contempo l’occupazione esistente nei settori dell’acciaio, dell’alluminio e del cemento durante la transizione verso una produzione più pulita. La digitalizzazione delle procedure di autorizzazione dovrebbe invece garantire risparmi amministrativi fino a 240 milioni di euro per tutte le industrie manifatturiere nell’Unione Europea.












