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CfD sul carbonio per l’industria, la Germania rilancia

 Il governo tedesco ha avviato la procedura di gara 2026 per i contratti per differenza relativi alle emissioni di CO2, ma alleggerendo la norma: target di riduzione più bassi e ampliata la platea dei progetti ammissibili.

CfD sul carbonio per l’industria, la Germania rilancia

Stanziati 5 miliardi di euro per “CO2-Differenzverträge” (CCfDs) 2026

Nuova tornata d’asta in Germania per i CfD sul carbonio, i contratti per differenza relativi alle emissioni di CO2 e dedicati al comparto manifatturiero. Il 5 maggio 2026 il Ministero federale dell’Economia e dell’Energia (BMWi) ha lanciato la seconda procedura di gara, dando tempo fino al 7 settembre di quest’anno per presentare le partecipazioni. Ma non prima di aver ritoccato le regole per rendere il meccanismo più flessibile. In che modo? Rivedendo i target di riduzione delle emissioni connessi ai contratti e ampliando l’elenco di progetti ammissibili e tecnologie adottabili.

Cosa sono i CfD sul carbonio?

I Carbon Contracts for Difference (CCfD) sono accordi a lungo termine di finanziamento e fornitura tra parti, progettati per mitigare i rischi normativi associati alle politiche climatiche. Nel dettaglio permettono ai progetti di decarbonizzazione industriale di ricevere sovvenzioni variabili in base ai prezzi di mercato delle quote di emissione e del consumo energetico rispetto alle tecnologie convenzionali. 

Come nei CfD tradizionali, il cuore del contratto è la differenza tra due valori:

  • lo Strike Price o Prezzo d’esercizio, che in questo caso rappresenta il costo totale per implementare una determinata tecnologia a basse emissioni di carbonio all’interno di un processo o stabilimento industriale;
  • il Prezzo di riferimento, che rappresenta invece lo scenario “Business as Usual” ed è solitamente collegato al prezzo del mercato del carbonio (ETS).

Il sistema garantisce stabilità finanziaria attraverso pagamenti compensativi. Se lo strike price è infatti superiore al prezzo della CO2 sull’ETS, lo Stato paga all’operatore la differenza per coprire i costi aggiuntivi della tecnologia pulita. In caso contrario, l’operatore è tenuto a restituire la differenza allo Stato. 

I CCfD sono stati implementati in diversi paesi, tra cui Regno Unito, Germania, Francia, Paesi Bassi e Danimarca, merito in parte anche delle versioni rivedute della Disciplina in materia di aiuti di Stato a favore del clima, dell’ambiente e dell’energia (CEEAG), adottata nel 2022. La CEEAG sostiene esplicitamente i CfD sul carbonio, riconoscendoli come un meccanismo valido per la decarbonizzazione industriale. 

Il Bando 2026 della Germania

Per l’asta di quest’anno – la Germania ha già tenuto una prima gara nel 2024 – Berlino ha stanziato fino a cinque miliardi di euro nel bilancio federale. Ma prima di dare il via alle domande ha rivisto alcune regole.

“In seguito ai riscontri ricevuti dal settore e da altri stakeholder, i contratti per differenza di CO2 sono stati ampiamente rivisti rispetto alla prima tornata di gare. L’architettura del programma è ora significativamente più neutrale dal punto di vista tecnologico e più flessibile”, spiega il Ministero.

Nel dettaglio sono stati modificati i requisiti per la riduzione delle emissioni di CO2: dopo quattro anni, le emissioni di CO2 devono essere ridotte di almeno il 50% rispetto al sistema di riferimento (in precedenza il 60% dopo tre anni) e nell’ultimo anno di almeno l’85% (in precedenza il 90%).

Ora sono inoltre consentite le tecnologie CCUS (cattura, stoccaggio o riutilizzo del carbonio) se le emissioni di processo o quelle difficili da abbattere sono predominanti, in particolare nelle applicazioni nei settori del cemento e della calce, nonché negli impianti di cracking a vapore.  È stato rivisto l’elenco dei progetti ammissibili introducendo anche quelli a vapore puramente industriali. Inoltre le norme per il differimento dell’avvio operativo sono state rese più elastiche, permettendo alle aziende di adattare meglio i propri progetti allo sviluppo delle infrastrutture.

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili, le rassegne regionali e le newsletter tecniche. Oggi, tra le altre cose, si occupa della copertura quotidiana delle novità normative sulle fonti rinnovabili, delle politiche energetiche nazionali, europee ed asiatiche, e dei grandi temi connessi all'innovazione e al mercato. Segue da vicino i brevetti e le ricerche scientifiche sulle tecnologie, con un focus su sistemi di accumulo, fotovoltaico, eolico e geotermia. Ha pubblicato articoli legati all'hi-tech e alle rinnovabili su Repubblica.it. Dal 2025 è Vice Direttrice della testata.