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Chiarezza sulla normativa nazionale in materia di scarti dell’attività florovivaistica

Il documento chiarisce tecnicamente come i residui di lavorazione del verde, a determinate condizioni definite dalla circolare del Ministero per la Transizione Ecologica (Mite), possano essere destinati ad un utilizzo agricolo come sottoprodotto; questo purché vi sia adeguata tracciabilità tra il punto di produzione e il luogo di destinazione

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Foto di Spencer Wing da Pixabay

Una nota informativa della Regione Marche, inviata alle Province

Promuovere l’utilizzo in ambito agricolo degli scarti derivanti dall’attività agricola florovivaistica. E’ quanto propone una nota informativa della Regione Marche, inviata alle Province, con la quale si fornisce un contributo per definire le linee di un’economia circolare e sostenibile. Si tratta di un documento, richiesto dalle associazioni di categoria, per portare chiarimenti in merito all’applicazione della normativa nazionale. “E’ un tema quello dell’utilizzo degli scarti in agricoltura – sottolinea l’assessore regionale all’Ambiente, Stefano Aguzzi – sul quale era utile fornire un contributo di chiarezza, affinché tutti possano operare nel pieno rispetto dell’ambiente e con le stesse regole. Ed è il modo per contribuire alla riduzione dei rifiuti derivanti dagli sfalci e al recupero corretto di materia organica in un’ottica di economia circolare. Inoltre, consentirà di ridurre pratiche scorrette e fortemente impattanti sulla qualità dell’aria come gli abbruciamenti dei residui.

Voglio ringraziare le associazioni di categoria per la collaborazione su questo strumento interpretativo. Era diventato imprescindibile, infatti, per i florovivaisti e i manutentori del verde, avere un documento di riferimento che chiarisse le modalità per chiudere una vera economia circolare nel pieno rispetto della normativa. “ Il documento, infatti, chiarisce tecnicamente come i residui di lavorazione del verde, a determinate condizioni definite dalla circolare del Ministero per la Transizione Ecologica (Mite), possano essere destinati ad un utilizzo agricolo come sottoprodotto; questo purché vi sia adeguata tracciabilità tra il punto di produzione e il luogo di destinazione. La semplificazione normativa in questo caso, rispetto alla materia dei rifiuti, è che un non-rifiuto o sottoprodotto non viene accompagnato nel trasporto da un formulario di identificazione del rifiuto, non va tenuto un registro di scarico e scarico dei rifiuti e non ha il vincolo di essere destinato ad impianti autorizzati alla gestione dei rifiuti.

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Rinnovabili • Turbine eoliche ad asse verticale

Turbine eoliche ad asse verticale, efficienza migliorata del 200%

Dall'EPFL svizzero il primo studio che applica un algoritmo di apprendimento automatico alla progettazione della pale delle turbine VAWT

Turbine eoliche ad asse verticale
via depositphotos

Nuovi progressi per le turbine eoliche ad asse verticale

Un aumento dell’efficienza del 200% e una riduzione delle vibrazioni del 70%. Questi due dei grandi risultati raggiunti nel campo delle turbine eoliche ad asse verticale,  presso l’UNFoLD, il laboratorio di diagnostica del flusso instabile della Scuola Politecnica Federale di Losanna (EPFL). Il merito va a Sébastien Le Fouest e Karen Mulleners che, in un’anteprima mondiale hanno migliorato questa specifica tecnologia impiegando un algoritmo di apprendimento automatico.

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Turbine eoliche VAWT, vantaggi e svantaggi

Si tratta di un progresso a lungo atteso dal comparto. Le turbine eoliche ad asse verticale o VAWT per usare l’acronimo inglese di “Vertical-axis wind turbines” offrono sulla carta diversi vantaggi rispetto ai classici aerogeneratori ad asse orizzontale. Ruotando attorno ad un asse ortogonale al flusso in entrata, il loro lavoro risulta indipendente dalla direzione del vento, permettendogli di funzionare bene anche nei flussi d’aria urbani. Inoltre offrono un design più compatto e operano a frequenze di rotazione più basse, il che riduce significativamente il rumore e il rischio di collisione con uccelli e altri animali volanti. E ancora: le parti meccaniche della trasmissione possono essere posizionate vicino al suolo, facilitando la manutenzione e riducendo i carichi strutturali.

Perché allora non sono la scelta dominante sul mercato eolico? Come spiega lo stesso Le Fouest, si tratta di un problema ingegneristico: le VAWT funzionano bene solo con un flusso d’aria moderato e continuo. “Una forte raffica aumenta l’angolo tra il flusso d’aria e la pala, formando un vortice in un fenomeno chiamato stallo dinamico. Questi vortici creano carichi strutturali transitori che le pale non possono sopportare“, scrive Celia Luterbacher sul sito dell’EPFL.

Energia eolica e algoritmi genetici

Per aumentare la resistenza, i ricercatori hanno cercato di individuare profili di inclinazione ottimali.  Il lavoro è iniziato montando dei sensori, direttamente su una turbina in scala ridotta, a sua volta accoppiata ad un ottimizzatore funzionante con algoritmi genetici di apprendimento. Di cosa si tratta? Di una particolare tipologia di algoritmi euristici basati sul principio della selezione naturale.

Quindi muovendo la pala avanti e indietro con angoli, velocità e ampiezze diverse, hanno generato una serie di profili di inclinazione. “Come in un processo evolutivo, l’algoritmo ha selezionato i profili più efficienti e robusti e ha ricombinato i loro tratti per generare una ‘progenie’ nuova e migliorata”. Questo approccio ha permesso a Le Fouest e Mulleners non solo di identificare due serie di profili di passo che contribuiscono a migliorare significativamente l’efficienza e la robustezza della macchina, ma anche di trasformare la più grande debolezza delle turbine eoliche ad asse verticale in un punto di forza. I risultati sono riportati su un articolo recentemente pubblicato sulla rivista Nature Communications.

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.