Rinnovabili • Vias Verdes

Ciclovia nazionale Monte Argentario-Civitanova Marche, c’è la fattibilità tecnica

La ciclovia, di cui al momento è finanziato il solo tratto umbro, si sviluppa in Umbria per una lunghezza di oltre 200 km a partire dal confine toscano nei pressi di Fabro, toccando i centri urbani di Orvieto, Todi, Perugia, Assisi e Foligno, per terminare a Colfiorito

Vias Verdes
Via depositphotos.com

Chiesto un contributo di 20 mln al MIMS

Perugia, 7 set. 022 – È stato trasmesso al MIMS, Ministero per le Infrastrutture e la Mobilità Sostenibili, il PFTE, progetto di fattibilità tecnica e economica, per la realizzazione della ciclovia nazionale Monte Argentario-Civitanova Marche, unitamente alla richiesta di un contributo di 20 milioni di euro che il Ministero si era impegnato a finanziare avendo l’Assessorato regionale alle Infrastrutture e Trasporti fatto di tutto per consentire all’Umbria di recuperare il proprio ruolo nell’ambito delle ciclabili turistiche di valenza nazionale da cui era stata esclusa nel corso degli anni passati. Lo comunica l’Assessore alle Infrastrutture e Trasporti della Regione Umbria.

   Il progetto, redatto dal Servizio regionale Infrastrutture per la Mobilità, Sezione Infrastrutture per la Mobilità Ecologica,  riguarda la realizzazione del tratto umbro della ciclovia, ed è tale da soddisfare le condizioni per poter accedere al contributo statale, come indicato nel D.M. n. 4 del 12 gennaio 2022; il MIMS ha infatti subordinato l’assegnazione dello stanziamento alla presentazione a carico della Regione di questo primo livello di progettazione.
   La ciclovia, di cui al momento è finanziato il solo tratto umbro, si sviluppa in Umbria per una lunghezza di oltre 200 km a partire dal confine toscano nei pressi di Fabro, toccando i centri urbani di Orvieto, Todi, Perugia, Assisi e Foligno, per terminare a Colfiorito dove passa in territorio marchigiano in corrispondenza della chiesa di Plestia, attraversando luoghi suggestivi, di grande bellezza, famosi nel mondo, fortemente attrattivi dal punto di vista turistico. Non solo intercetta orizzontalmente la Ferrovia Centrale Umbra, in via di riapertura totale e di valorizzazione turistica con il Progetto Pinqua, ma anche la ciclabile Assisi-Spoleto oltre a molti Cammini e sentieri di assoluta valenza paesaggistica, storica ed artistica. 
   L’Assessore regionale ricorda, inoltre, che questa ciclovia rappresenta un importante asse della rete ciclabile nazionale, fungendo da collegamento con le altre due ciclovie nazionali, Tirrenica e Adriatica, in corso di realizzazione lungo le rispettive coste. Questa collegherà, infatti, le aree interne delle tre regioni, ricche di storia, cultura e ambiente, con le fasce costiere che rappresentano importanti bacini di generazione di flussi cicloturistici anche verso l’Umbria.
  Tra le Regioni interessate dal tracciato (Marche, Toscana e Umbria) è in corso la stipula di un protocollo d’intesa che sancisce l’interesse comune alla realizzazione della ciclovia, impegnando ciascuna amministrazione a operare per il reperimento delle risorse, così che nel breve giro di anni si possa effettivamente giungere alla realizzazione dell’intero percorso.
   Attendiamo, quindi, che il Ministero assegni le risorse finanziarie – dice l’Assessore -, così da procedere alla redazione dei successivi livelli di progettazione, confidando di appaltare i lavori entro il 2023.
   L’Assessore regionale alle Infrastrutture e Trasporti evidenzia “le enormi difficoltà con cui è stato predisposto il progetto, in quanto la Sezione “Infrastrutture per la mobilità sostenibile” conta del solo titolare, attendendo da tempo il reintegro di almeno due tecnici indispensabili per completare la rete regionale delle ciclabili per affrontare e risolvere inoltre il problema della manutenzione dell’intera rete regionale in condizioni di crescente degrado, oltre alla riorganizzazione dei Cammini e sentieri, problema questo particolarmente urgente”, e sottolinea pertanto di ritenere questo risultato “estremamente positivo”, ringraziando, quindi, i collaboratori  “per l’impegno profuso ed il risultato fino ad oggi conseguito, tutt’altro che scontato, che vedrà sicuramente impegnato l’Assessorato nel portare a conclusione quest’opera estremamente significativa, acquisendo il relativo finanziamento in modo da appaltare i lavori ed aprire il relativo cantiere entro la data programmata del 2023”.

About Author / La Redazione

Rinnovabili • Turbine eoliche ad asse verticale

Turbine eoliche ad asse verticale, efficienza migliorata del 200%

Dall'EPFL svizzero il primo studio che applica un algoritmo di apprendimento automatico alla progettazione della pale delle turbine VAWT

Turbine eoliche ad asse verticale
via depositphotos

Nuovi progressi per le turbine eoliche ad asse verticale

Un aumento dell’efficienza del 200% e una riduzione delle vibrazioni del 70%. Questi due dei grandi risultati raggiunti nel campo delle turbine eoliche ad asse verticale,  presso l’UNFoLD, il laboratorio di diagnostica del flusso instabile della Scuola Politecnica Federale di Losanna (EPFL). Il merito va a Sébastien Le Fouest e Karen Mulleners che, in un’anteprima mondiale hanno migliorato questa specifica tecnologia impiegando un algoritmo di apprendimento automatico.

leggi anche Ragni giganti in metallo per l’installare l’eolico offshore

Turbine eoliche VAWT, vantaggi e svantaggi

Si tratta di un progresso a lungo atteso dal comparto. Le turbine eoliche ad asse verticale o VAWT per usare l’acronimo inglese di “Vertical-axis wind turbines” offrono sulla carta diversi vantaggi rispetto ai classici aerogeneratori ad asse orizzontale. Ruotando attorno ad un asse ortogonale al flusso in entrata, il loro lavoro risulta indipendente dalla direzione del vento, permettendogli di funzionare bene anche nei flussi d’aria urbani. Inoltre offrono un design più compatto e operano a frequenze di rotazione più basse, il che riduce significativamente il rumore e il rischio di collisione con uccelli e altri animali volanti. E ancora: le parti meccaniche della trasmissione possono essere posizionate vicino al suolo, facilitando la manutenzione e riducendo i carichi strutturali.

Perché allora non sono la scelta dominante sul mercato eolico? Come spiega lo stesso Le Fouest, si tratta di un problema ingegneristico: le VAWT funzionano bene solo con un flusso d’aria moderato e continuo. “Una forte raffica aumenta l’angolo tra il flusso d’aria e la pala, formando un vortice in un fenomeno chiamato stallo dinamico. Questi vortici creano carichi strutturali transitori che le pale non possono sopportare“, scrive Celia Luterbacher sul sito dell’EPFL.

Energia eolica e algoritmi genetici

Per aumentare la resistenza, i ricercatori hanno cercato di individuare profili di inclinazione ottimali.  Il lavoro è iniziato montando dei sensori, direttamente su una turbina in scala ridotta, a sua volta accoppiata ad un ottimizzatore funzionante con algoritmi genetici di apprendimento. Di cosa si tratta? Di una particolare tipologia di algoritmi euristici basati sul principio della selezione naturale.

Quindi muovendo la pala avanti e indietro con angoli, velocità e ampiezze diverse, hanno generato una serie di profili di inclinazione. “Come in un processo evolutivo, l’algoritmo ha selezionato i profili più efficienti e robusti e ha ricombinato i loro tratti per generare una ‘progenie’ nuova e migliorata”. Questo approccio ha permesso a Le Fouest e Mulleners non solo di identificare due serie di profili di passo che contribuiscono a migliorare significativamente l’efficienza e la robustezza della macchina, ma anche di trasformare la più grande debolezza delle turbine eoliche ad asse verticale in un punto di forza. I risultati sono riportati su un articolo recentemente pubblicato sulla rivista Nature Communications.

leggi anche Il primo parco eolico galleggiante d’Italia ottiene l’autorizzazione

Rinnovabili •
About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.