Rinnovabili • Deforestazione: Italia tra le peggiori in Europa

L’Italia ha un problema con la deforestazione

Il rapporto “Stepping Up. The continuing impact of EU consumption on nature worldwide” del WWF fa il punto sulla deforestazione incorporata nelle importazioni dei paesi europei. Roma è seconda solo a Berlino. E l’UE è responsabile del 16% del disboscamento legato al commercio internazionale, dopo la Cina con il 24%

Deforestazione: Italia tra le peggiori in Europa
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Il Belpaese è al 2° posto nella classifica degli Stati europei responsabili di deforestazione

(Rinnovabili.it) – Ogni anno spariscono quasi 36.000 ettari di foresta per soddisfare i consumi degli italiani. La deforestazione non avviene in Italia. Anzi, nello Stivale il trend è l’opposto: negli ultimi 30 anni la superficie forestale è cresciuta del 25%. E’ ai paesi di origine di alcune merci come soia, caffè, cacao, carne che bisogna guardare per trovare il disboscamento. Roma è tra le peggiori d’Europa in questa classifica. Seconda solo alla Germania che di ettari di foresta ne taglia più di 43mila l’anno, e tallonata dalla Spagna a quota 33mila.

Deforestazione che arriva sugli scaffali dei nostri supermercati incorporata in alcuni prodotti, spiega il rapporto “Stepping Up. The continuing impact of EU consumption on nature worldwide” del WWF. Il dossier fa il punto della situazione presentando una panoramica con dati aggiornati e propone alcune modifiche alle politiche europee utili a correggere le rotta.

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Il WWF sostiene che Bruxelles debba adottare una legge con obiettivi vincolanti sulla deforestazione. Gli impegni volontari non hanno funzionato, nota l’ong: abbiamo mancato tutti i target al 2020. E la situazione in molti paesi di origine delle merci è persino peggiorata.

La seconda proposta all’UE, che sta preparando una legge per frenare la deforestazione incorporata nelle sue importazioni, è di allargare lo sguardo oltre le sole foreste, abbracciando anche altri ecosistemi ugualmente importanti sia per la biodiversità che per la sussistenza delle popolazioni locali. La nuova legge europea dovrebbe quindi rivolgersi sempre a “ecosistemi forestali e non-forestali”.

“Alcuni degli impatti più significativi del consumo dell’UE sono già concentrati in paesaggi che non sono classificati come foreste, come in alcune parti del Cerrado e del Chaco. La domanda dell’UE potrebbe anche stimolare la conversione di altri ecosistemi oggi meno controllati, avverte il rapporto.

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La performance europea sulla deforestazione è migliorata negli ultimi anni, segnando un -40% tra 2005 e 2017. In questo periodo le importazioni dell’UE hanno causato il disboscamento di 3,5 milioni di ettari, emettendo 1.807 milioni di tonnellate di CO2 cioè l’equivalente del 40% delle emissioni annuali complessive dell’UE. Performance che resta lontana dall’essere soddisfacente. Le importazioni UE sono ancora responsabili del 16% della deforestazione globale. Dopo la Cina, che pesa per il 24%, ma ben prima di Stati Uniti (7%), Giappone (5%) e India (9%).

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Rinnovabili • Turbine eoliche ad asse verticale

Turbine eoliche ad asse verticale, efficienza migliorata del 200%

Dall'EPFL svizzero il primo studio che applica un algoritmo di apprendimento automatico alla progettazione della pale delle turbine VAWT

Turbine eoliche ad asse verticale
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Nuovi progressi per le turbine eoliche ad asse verticale

Un aumento dell’efficienza del 200% e una riduzione delle vibrazioni del 70%. Questi due dei grandi risultati raggiunti nel campo delle turbine eoliche ad asse verticale,  presso l’UNFoLD, il laboratorio di diagnostica del flusso instabile della Scuola Politecnica Federale di Losanna (EPFL). Il merito va a Sébastien Le Fouest e Karen Mulleners che, in un’anteprima mondiale hanno migliorato questa specifica tecnologia impiegando un algoritmo di apprendimento automatico.

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Turbine eoliche VAWT, vantaggi e svantaggi

Si tratta di un progresso a lungo atteso dal comparto. Le turbine eoliche ad asse verticale o VAWT per usare l’acronimo inglese di “Vertical-axis wind turbines” offrono sulla carta diversi vantaggi rispetto ai classici aerogeneratori ad asse orizzontale. Ruotando attorno ad un asse ortogonale al flusso in entrata, il loro lavoro risulta indipendente dalla direzione del vento, permettendogli di funzionare bene anche nei flussi d’aria urbani. Inoltre offrono un design più compatto e operano a frequenze di rotazione più basse, il che riduce significativamente il rumore e il rischio di collisione con uccelli e altri animali volanti. E ancora: le parti meccaniche della trasmissione possono essere posizionate vicino al suolo, facilitando la manutenzione e riducendo i carichi strutturali.

Perché allora non sono la scelta dominante sul mercato eolico? Come spiega lo stesso Le Fouest, si tratta di un problema ingegneristico: le VAWT funzionano bene solo con un flusso d’aria moderato e continuo. “Una forte raffica aumenta l’angolo tra il flusso d’aria e la pala, formando un vortice in un fenomeno chiamato stallo dinamico. Questi vortici creano carichi strutturali transitori che le pale non possono sopportare“, scrive Celia Luterbacher sul sito dell’EPFL.

Energia eolica e algoritmi genetici

Per aumentare la resistenza, i ricercatori hanno cercato di individuare profili di inclinazione ottimali.  Il lavoro è iniziato montando dei sensori, direttamente su una turbina in scala ridotta, a sua volta accoppiata ad un ottimizzatore funzionante con algoritmi genetici di apprendimento. Di cosa si tratta? Di una particolare tipologia di algoritmi euristici basati sul principio della selezione naturale.

Quindi muovendo la pala avanti e indietro con angoli, velocità e ampiezze diverse, hanno generato una serie di profili di inclinazione. “Come in un processo evolutivo, l’algoritmo ha selezionato i profili più efficienti e robusti e ha ricombinato i loro tratti per generare una ‘progenie’ nuova e migliorata”. Questo approccio ha permesso a Le Fouest e Mulleners non solo di identificare due serie di profili di passo che contribuiscono a migliorare significativamente l’efficienza e la robustezza della macchina, ma anche di trasformare la più grande debolezza delle turbine eoliche ad asse verticale in un punto di forza. I risultati sono riportati su un articolo recentemente pubblicato sulla rivista Nature Communications.

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.