Rinnovabili • Direttiva UE sui Green Claims: il PE duro sulle compensazioni di carbonio

Il PE blinda la direttiva UE sui Green Claims: le compensazioni di carbonio non valgono

Con 85 sì, 2 no e 14 astenuti passa la proposta di modifica in commissione Mercato Interno e Ambiente. Regole più rigide sul ricorso ai carbon offset: ok solo se sono state adottate tutte le misure possibili per tagliare le emissioni di gas serra alla fonte. Più flessibilità per le PMI ed esenzione totale per le microimprese

Direttiva UE sui Green Claims: il PE duro sulle compensazioni di carbonio
Foto di Filip Baotić su Unsplash

La direttiva UE sui Green Claims sarà approvata dopo le elezioni UE di giugno

(Rinnovabili.it) – Le aziende europee non potranno presentare come sostenibili i loro prodotti se si affidano solo o principalmente alle compensazioni di carbonio, che non riducono le emissioni di gas serra alla fonte. Potranno citare i carbon offset solo dopo aver adottato ogni misura possibile per ridurre la loro impronta di CO2, facendoli quindi valere solo per le emissioni residuali. È la modifica principale proposta dalla commissione Mercato Interno e Ambiente del Parlamento europeo alla Direttiva UE sui Green Claims.

Il provvedimento presentato da Bruxelles lo scorso marzo è complementare alla direttiva contro il greenwashing dei prodotti e indicherà con precisione come le imprese possono presentare in etichetta i loro risultati ambientali e climatici. L’obiettivo è impedire che i consumatori siano fuorviati da affermazioni poco solide dal punto di vista scientifico e possano scegliere cosa comprare confrontando in modo semplice i prodotti.

Come cambia la direttiva UE sui Green Claims

Nello specifico, gli eurodeputati propongono di permettere il riferimento alle compensazioni di carbonio solo se questi crediti sono certificati, in linea con il Carbon Removals Certification Framework su cui stanno lavorando i co-legislatori UE dal 2022. C’è poi un giro di vite sulle comparazioni, anche quando sono fatte tra merci dello stesso produttore: le aziende dovranno dimostrare di aver utilizzato gli stessi metodi per confrontare aspetti rilevanti dei prodotti. La nuova versione della direttiva UE sui Green Claims, inoltre, stabilisce che le aziende non potranno usare dati risalenti a più di 5 anni addietro.

La commissione del PE introduce anche qualche elemento di flessibilità in più. Per i prodotti meno complessi, la Commissione dovrebbe prevedere una procedura di verifica più veloce e semplice. Mentre le microimprese dovrebbero essere esentate e le PMI dovrebbero avere 1 anno di tempo in più prima di doversi adeguare alle norme rispetto alle grandi aziende.

Restano i paletti principali della direttiva originaria: è necessaria l’approvazione europea preventiva per qualsiasi “green claim” in etichetta, che arriverà da una serie di verificatori accreditati. Chi sgarra può perdere l’accesso ad appalti pubblici e vedersi comminare multe fino al 4% del proprio fatturato.

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Rinnovabili • Turbine eoliche ad asse verticale

Turbine eoliche ad asse verticale, efficienza migliorata del 200%

Dall'EPFL svizzero il primo studio che applica un algoritmo di apprendimento automatico alla progettazione della pale delle turbine VAWT

Turbine eoliche ad asse verticale
via depositphotos

Nuovi progressi per le turbine eoliche ad asse verticale

Un aumento dell’efficienza del 200% e una riduzione delle vibrazioni del 70%. Questi due dei grandi risultati raggiunti nel campo delle turbine eoliche ad asse verticale,  presso l’UNFoLD, il laboratorio di diagnostica del flusso instabile della Scuola Politecnica Federale di Losanna (EPFL). Il merito va a Sébastien Le Fouest e Karen Mulleners che, in un’anteprima mondiale hanno migliorato questa specifica tecnologia impiegando un algoritmo di apprendimento automatico.

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Turbine eoliche VAWT, vantaggi e svantaggi

Si tratta di un progresso a lungo atteso dal comparto. Le turbine eoliche ad asse verticale o VAWT per usare l’acronimo inglese di “Vertical-axis wind turbines” offrono sulla carta diversi vantaggi rispetto ai classici aerogeneratori ad asse orizzontale. Ruotando attorno ad un asse ortogonale al flusso in entrata, il loro lavoro risulta indipendente dalla direzione del vento, permettendogli di funzionare bene anche nei flussi d’aria urbani. Inoltre offrono un design più compatto e operano a frequenze di rotazione più basse, il che riduce significativamente il rumore e il rischio di collisione con uccelli e altri animali volanti. E ancora: le parti meccaniche della trasmissione possono essere posizionate vicino al suolo, facilitando la manutenzione e riducendo i carichi strutturali.

Perché allora non sono la scelta dominante sul mercato eolico? Come spiega lo stesso Le Fouest, si tratta di un problema ingegneristico: le VAWT funzionano bene solo con un flusso d’aria moderato e continuo. “Una forte raffica aumenta l’angolo tra il flusso d’aria e la pala, formando un vortice in un fenomeno chiamato stallo dinamico. Questi vortici creano carichi strutturali transitori che le pale non possono sopportare“, scrive Celia Luterbacher sul sito dell’EPFL.

Energia eolica e algoritmi genetici

Per aumentare la resistenza, i ricercatori hanno cercato di individuare profili di inclinazione ottimali.  Il lavoro è iniziato montando dei sensori, direttamente su una turbina in scala ridotta, a sua volta accoppiata ad un ottimizzatore funzionante con algoritmi genetici di apprendimento. Di cosa si tratta? Di una particolare tipologia di algoritmi euristici basati sul principio della selezione naturale.

Quindi muovendo la pala avanti e indietro con angoli, velocità e ampiezze diverse, hanno generato una serie di profili di inclinazione. “Come in un processo evolutivo, l’algoritmo ha selezionato i profili più efficienti e robusti e ha ricombinato i loro tratti per generare una ‘progenie’ nuova e migliorata”. Questo approccio ha permesso a Le Fouest e Mulleners non solo di identificare due serie di profili di passo che contribuiscono a migliorare significativamente l’efficienza e la robustezza della macchina, ma anche di trasformare la più grande debolezza delle turbine eoliche ad asse verticale in un punto di forza. I risultati sono riportati su un articolo recentemente pubblicato sulla rivista Nature Communications.

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.