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Emergenza processionaria, investiti 4 mln di euro

L’obiettivo primario – spiega l’assessore regionale all’Agricoltura ed alla Forestazione, Gianluca Gallo – è difendere le specie forestali di Pino Laricio, prezioso patrimonio della biodiversità dell’intera Calabria

Foto di Marc Pascual da Pixabay

L’attività di mappatura è in corso nei centri urbani e nelle aree periurbane

Regione Calabria in campo per arginare l’emergenza processionaria. Entra nel vivo il piano di contrasto all’avanzata del parassita Thaumetopoea pityocampa, comunemente noto come processionaria del pino.

La strategia messa in campo dall’assessorato regionale all’Agricoltura ed alla Forestazione, che già la scorsa primavera aveva portato alla creazione di un apposito Comitato tecnico ed all’avvio delle prime azioni sperimentali, si appresta ora ad essere attuata nei dettagli, secondo diverse linee di intervento sostenute con uno stanziamento di 4 milioni di euro, programmato dalla precedente Giunta regionale e confermato come essenziale anche dall’attuale Governo, presieduto da Roberto Occhiuto.

“L’obiettivo primario – spiega l’assessore regionale all’Agricoltura ed alla Forestazione, Gianluca Gallo – è difendere le specie forestali di Pino Laricio, prezioso patrimonio della biodiversità dell’intera Calabria. Per far questo, con gli esperti del settore abbiamo individuato una serie di misure da mettere in atto celermente, partendo dalla mappatura e monitoraggio delle aree interessate, al fine di quantificare la presenza del parassita e definire le opportune contromisure”.

“La ragguardevole estensione del patrimonio boschivo calabrese – aggiunge Gallo – renderà difficoltoso intervenire ovunque, per assicurare una tutela cui dovrebbero concorrere, per quanto di loro competenza, anche Comuni e privati. Si tratta comunque di una ricchezza da preservare e per questo, col sostegno del presidente Occhiuto, abbiamo scelto di confermare l’istituzione di un fondo regionale apposito attraverso il quale finanziare le iniziative di contrasto”.

Nello specifico, si agirà da un lato per favorire una maggiore sensibilizzazione della popolazione su rischi e accorgimenti da osservare e, dall’altro, per porre in essere le soluzioni tecniche ritenute idonee a contenere la diffusione del lepidottero, previo censimento delle aree interessate, privilegiando quelle maggiormente antropizzate, con interventi di controllo in diversi ambiti, con priorità a quello forestale, nei parchi pubblici, nei giardini urbani e su strade, piste e sentieri.

L’attività di mappatura è in corso nei centri urbani e nelle aree periurbane, mentre è stata già cartografata nelle aree forestali segnate da presenza di conifere del genere Pino.

A sovrintendere i lavori di studio, ricerca ed esecuzione, il Comitato tecnico composto dai tecnici dell’Uoa Forestazione, dell’ente Calabria Verde e dell’Arsac, oltre che dai rappresentanti dell’ente Parco nazionale della Sila, con il supporto scientifico del dipartimento Pau-Laboratorio di Entomologia ed Ecologia applicata e del dipartimento di Agraria dell’Università “Mediterranea” di Reggio Calabria.

Nel dettaglio, le azioni di lotta varieranno in relazione agli stadi vitali dell’insetto: larve autunnali o primaverili; crisalidi; adulti; ovature. Si farà ricorso a un approccio integrato, con interventi a basso impatto ambientale e differenti mezzi di difesa.

Nel breve termine, alla campagna informativa su rischi, precauzioni e accorgimenti da mettere in atto per evitare il contatto accidentale si sommeranno misure di contenimento correlate ai diversi periodi temporali e agli stadi evolutivi della Processionaria, con l’asportazione dei nidi; la posa di trappole a feromoni; l’impiego di bacillus thuringiensis e funghi entomopatogeni. A tal proposito, ad esempio, Calabria Verde – stanziando risorse proprie, per ulteriori 500.000 euro – ha già acquistato le attrezzature per consentire l’asportazione dei nidi e la sistemazione di anelli in grado di impedire al parassita di scendere dai nidi e disperdersi nei terreni circostanti.

Nel medio termine, invece, si procederà al monitoraggio degli stadi biologici, al potenziamento dell’azione di nemici naturali, quali predatori e parassitoidi; all’implementazione geodatabase delle segnalazioni provenienti da Comuni, Province, Parchi regionali e naturali, cittadini; al costante aggiornamento delle mappe di infestazione.

Infine, nel lungo periodo si provvederà a definire strategie di piantumazione forestale in aree urbane e periurbane ed all’introduzione di latifoglie limitanti la diffusione della Processionaria, oltre all’applicazione di mezzi di controllo biologico su larga scala. Inoltre, per tutto l’anno saranno operative squadre di pronto intervento mobili. Programmata, altresì, la formazione del personale, con moduli di specifiche competenze per la difesa ecosostenibile dell’arredo urbano e l’impiego sicuro dei prodotti fitosanitari e dei metodi di difesa alternativi.

“Non si tratta di intenzioni – chiosa l’assessore Gallo – ma dei dettagli di un piano articolato già entrato nella fase attuativa: il fattore tempo è essenziale ed è importante farsi trovare pronti”.

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Turbine eoliche ad asse verticale, efficienza migliorata del 200%

Dall'EPFL svizzero il primo studio che applica un algoritmo di apprendimento automatico alla progettazione della pale delle turbine VAWT

Turbine eoliche ad asse verticale
via depositphotos

Nuovi progressi per le turbine eoliche ad asse verticale

Un aumento dell’efficienza del 200% e una riduzione delle vibrazioni del 70%. Questi due dei grandi risultati raggiunti nel campo delle turbine eoliche ad asse verticale,  presso l’UNFoLD, il laboratorio di diagnostica del flusso instabile della Scuola Politecnica Federale di Losanna (EPFL). Il merito va a Sébastien Le Fouest e Karen Mulleners che, in un’anteprima mondiale hanno migliorato questa specifica tecnologia impiegando un algoritmo di apprendimento automatico.

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Turbine eoliche VAWT, vantaggi e svantaggi

Si tratta di un progresso a lungo atteso dal comparto. Le turbine eoliche ad asse verticale o VAWT per usare l’acronimo inglese di “Vertical-axis wind turbines” offrono sulla carta diversi vantaggi rispetto ai classici aerogeneratori ad asse orizzontale. Ruotando attorno ad un asse ortogonale al flusso in entrata, il loro lavoro risulta indipendente dalla direzione del vento, permettendogli di funzionare bene anche nei flussi d’aria urbani. Inoltre offrono un design più compatto e operano a frequenze di rotazione più basse, il che riduce significativamente il rumore e il rischio di collisione con uccelli e altri animali volanti. E ancora: le parti meccaniche della trasmissione possono essere posizionate vicino al suolo, facilitando la manutenzione e riducendo i carichi strutturali.

Perché allora non sono la scelta dominante sul mercato eolico? Come spiega lo stesso Le Fouest, si tratta di un problema ingegneristico: le VAWT funzionano bene solo con un flusso d’aria moderato e continuo. “Una forte raffica aumenta l’angolo tra il flusso d’aria e la pala, formando un vortice in un fenomeno chiamato stallo dinamico. Questi vortici creano carichi strutturali transitori che le pale non possono sopportare“, scrive Celia Luterbacher sul sito dell’EPFL.

Energia eolica e algoritmi genetici

Per aumentare la resistenza, i ricercatori hanno cercato di individuare profili di inclinazione ottimali.  Il lavoro è iniziato montando dei sensori, direttamente su una turbina in scala ridotta, a sua volta accoppiata ad un ottimizzatore funzionante con algoritmi genetici di apprendimento. Di cosa si tratta? Di una particolare tipologia di algoritmi euristici basati sul principio della selezione naturale.

Quindi muovendo la pala avanti e indietro con angoli, velocità e ampiezze diverse, hanno generato una serie di profili di inclinazione. “Come in un processo evolutivo, l’algoritmo ha selezionato i profili più efficienti e robusti e ha ricombinato i loro tratti per generare una ‘progenie’ nuova e migliorata”. Questo approccio ha permesso a Le Fouest e Mulleners non solo di identificare due serie di profili di passo che contribuiscono a migliorare significativamente l’efficienza e la robustezza della macchina, ma anche di trasformare la più grande debolezza delle turbine eoliche ad asse verticale in un punto di forza. I risultati sono riportati su un articolo recentemente pubblicato sulla rivista Nature Communications.

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Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.