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Google: stop ai progetti di A.I. rivolti alle compagnie petrolifere

Google cesserà di fornire programmi di machine learning e tools di AI alle compagnie petrolifere e del gas. Nel 2019, l’azienda californiana aveva contratti per un ricavo di circa 65 milioni do dollari, pari all’1% dei ricavi totali di Google Cloud

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By The Pancake of Heaven!Own work, CC BY-SA 4.0, Link

Il gigante di Mountain View ha annunciato l’intenzione di chiudere i propri rapporti con le compagnie petrolifere

(Rinnovabili.it) – Google cesserà la progettazione di strumenti di intelligenza artificiale e machine learning rivolti alle compagnie petrolifere. In altre parole, la sua tecnologia di analisi dati non verrà più utilizzata al fine di facilitare o accelerare il processo di ricerca e di estrazione del greggio.

Il taglio non sarà netto: senza specificare le aziende, il gigante di Mountain View ha spiegato a Forbes che onorerà i contratti esistenti e che le compagnie petrolifere e del gas saranno ancora in grado di utilizzare la piattaforma di cloud computing per la conduzione di operazioni IT o di archiviazione dati.

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L’annuncio arriva a seguito della pubblicazione da parte di Greenpeace di un rapporto nel quale venivano descritti nel dettaglio i legami commerciali intrattenuti dalla società – ma anche da Microsoft e Amazon – con le compagnie petrolifere e del gas. Stando a quanto dichiarato dalla stessa Big G nel 2019, i ricavi derivanti da contratti con compagnie petrolifere e del gas ammontavano a circa 65 milioni di dollari, cioè meno dell’1% dei ricavi totali di Google Cloud.

Non è la prima volta che Google termina una relazione commerciale con un cliente “controverso”. A seguito delle proteste da parte dei propri dipendenti, nel 2018 decise per esempio di non rinnovare un contratto con il Pentagono per lo sviluppo del Project Maven, cioè di un programma basato sull’IA di Google per migliorare l’accuratezza dei droni militari.

Nonostante Google abbia tutt’ora contratti di legacy con compagnie petrolifere e del gasha commentato Liz Jardim, Senior Climate Campaigner di Greenpeace USA – accogliamo con favore questa decisine. Ci auguriamo che anche Microsoft e Amazon (che ugualmente intrattengono rapporti commerciali con compagnie petrolifere e di estrazione) seguano presto simili impegni poiché tali contratti contraddicono i loro obiettivi climatici dichiarati e accelerano la crisi climatica”.

In realtà, il rapporto ambientalista è stato accolto in maniera tiepida dai giganti dell’elettronica Impegnata con ExxonMobil XOM, Microsoft ha sottolineato i propri sforzi per diventare “carbon negative” entro il 2030. Amazon, rifiutandosi di commentare il documento di Greenpeace, ha scritto sul proprio sito che “l’industria energetica dovrebbe avere accesso alle stesse tecnologie di altre industrie” evidenziando la propria intenzione di “aiutare ad accelerare lo sviluppo delle imprese nel settore delle energie rinnovabili”.

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Rinnovabili • Turbine eoliche ad asse verticale

Turbine eoliche ad asse verticale, efficienza migliorata del 200%

Dall'EPFL svizzero il primo studio che applica un algoritmo di apprendimento automatico alla progettazione della pale delle turbine VAWT

Turbine eoliche ad asse verticale
via depositphotos

Nuovi progressi per le turbine eoliche ad asse verticale

Un aumento dell’efficienza del 200% e una riduzione delle vibrazioni del 70%. Questi due dei grandi risultati raggiunti nel campo delle turbine eoliche ad asse verticale,  presso l’UNFoLD, il laboratorio di diagnostica del flusso instabile della Scuola Politecnica Federale di Losanna (EPFL). Il merito va a Sébastien Le Fouest e Karen Mulleners che, in un’anteprima mondiale hanno migliorato questa specifica tecnologia impiegando un algoritmo di apprendimento automatico.

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Turbine eoliche VAWT, vantaggi e svantaggi

Si tratta di un progresso a lungo atteso dal comparto. Le turbine eoliche ad asse verticale o VAWT per usare l’acronimo inglese di “Vertical-axis wind turbines” offrono sulla carta diversi vantaggi rispetto ai classici aerogeneratori ad asse orizzontale. Ruotando attorno ad un asse ortogonale al flusso in entrata, il loro lavoro risulta indipendente dalla direzione del vento, permettendogli di funzionare bene anche nei flussi d’aria urbani. Inoltre offrono un design più compatto e operano a frequenze di rotazione più basse, il che riduce significativamente il rumore e il rischio di collisione con uccelli e altri animali volanti. E ancora: le parti meccaniche della trasmissione possono essere posizionate vicino al suolo, facilitando la manutenzione e riducendo i carichi strutturali.

Perché allora non sono la scelta dominante sul mercato eolico? Come spiega lo stesso Le Fouest, si tratta di un problema ingegneristico: le VAWT funzionano bene solo con un flusso d’aria moderato e continuo. “Una forte raffica aumenta l’angolo tra il flusso d’aria e la pala, formando un vortice in un fenomeno chiamato stallo dinamico. Questi vortici creano carichi strutturali transitori che le pale non possono sopportare“, scrive Celia Luterbacher sul sito dell’EPFL.

Energia eolica e algoritmi genetici

Per aumentare la resistenza, i ricercatori hanno cercato di individuare profili di inclinazione ottimali.  Il lavoro è iniziato montando dei sensori, direttamente su una turbina in scala ridotta, a sua volta accoppiata ad un ottimizzatore funzionante con algoritmi genetici di apprendimento. Di cosa si tratta? Di una particolare tipologia di algoritmi euristici basati sul principio della selezione naturale.

Quindi muovendo la pala avanti e indietro con angoli, velocità e ampiezze diverse, hanno generato una serie di profili di inclinazione. “Come in un processo evolutivo, l’algoritmo ha selezionato i profili più efficienti e robusti e ha ricombinato i loro tratti per generare una ‘progenie’ nuova e migliorata”. Questo approccio ha permesso a Le Fouest e Mulleners non solo di identificare due serie di profili di passo che contribuiscono a migliorare significativamente l’efficienza e la robustezza della macchina, ma anche di trasformare la più grande debolezza delle turbine eoliche ad asse verticale in un punto di forza. I risultati sono riportati su un articolo recentemente pubblicato sulla rivista Nature Communications.

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.