Rinnovabili • Idrogeno verde: con la guerra in Ucraina, è già competitivo su quello fossile

Idrogeno, altro passo avanti in Lombardia con l’adesione al progetto H2ma

Il budget complessivo del progetto approvato ammonta a 2.273.154,68 euro

Idrogeno verde: con la guerra in Ucraina, è già competitivo su quello fossile
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Il progetto “Green Hydrogen Mobility for alpine region transportation”

La Regione fa un altro passo avanti propedeutico alla diffusione dell’idrogeno verde. Con una delibera approvata dalla Giunta, su proposta dell’assessore all’Ambiente e Clima, la Lombardia aderisce al progetto europeo dedicato all’idrogeno ‘H2ma – Green Hydrogen Mobility for alpine region transportation’.

Diverse le attività previste dal piano avviato lo scorso mese di novembre. Dalla primavera, infatti, la Regione svilupperà una strategia complessa per la programmazione delle infrastrutture dell’idrogeno sull’area alpina per il settore della mobilità. E predisporrà uno strumento applicativo attraverso il quale comparare azioni e strategie delle regioni partecipanti.

Le risorse a disposizione per il progetto europeo

Il budget complessivo del progetto approvato ammonta a 2.273.154,68 euro, così suddiviso:

– 1.704.866 euro di finanziamento europeo FESR;

– 568.288,68 euro di cofinanziamento a carico dei partner.

L’impegno di Regione Lombardia per H2ma

Per Regione Lombardia l’impegno complessivo ammonta a 175.000 euro, così ripartito:

– 131.250 euro a carico della Commissione Europea (75%) a valere sul Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR);

– 43.750 euro come cofinanziamento nazionale (25%) a valere sul Fondo di rotazione per l’attuazione delle politiche comunitarie (MEF-IGRUE).

Con l’approvazione della delibera si prevede inoltre l’istituzione di capitoli di bilancio dedicati all’attuazione del progetto con al centro l’idrogeno denominato ‘H2MA – Green Hydrogen Mobility for Alpine Region Transportation’ a valere sulle prossime annualità:

95.000 euro nel 2023;

70.125 euro nel 2024;

9.875 euro nel 2025.

I soggetti coinvolti nel progetto europeo legato all’idrogeno H2ma

Al partenariato, oltre a Regione Lombardia, partecipano i seguenti soggetti:

Energy Agency of Savinjska, Saleska and Koroska Region – Slovenia (coordinatore);

Business Support Centre, Ltd, Kranj – Slovenia;

Eurometropol de Strasbourg – Francia;

Fondazione Lombardia per l’Ambiente – Italia;

Cluster Pole Vehicule du Futur – Francia;

Città Metropolitana di Torino – Italia;

Climate Partner Upper Rhine Valley – Germania;

4ward Energy Research Ltd – Austria;

Codognotto Austria – Austria;

Italian German Chamber of Commerce Munich – Stuttgart – Germania.

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Rinnovabili • Turbine eoliche ad asse verticale

Turbine eoliche ad asse verticale, efficienza migliorata del 200%

Dall'EPFL svizzero il primo studio che applica un algoritmo di apprendimento automatico alla progettazione della pale delle turbine VAWT

Turbine eoliche ad asse verticale
via depositphotos

Nuovi progressi per le turbine eoliche ad asse verticale

Un aumento dell’efficienza del 200% e una riduzione delle vibrazioni del 70%. Questi due dei grandi risultati raggiunti nel campo delle turbine eoliche ad asse verticale,  presso l’UNFoLD, il laboratorio di diagnostica del flusso instabile della Scuola Politecnica Federale di Losanna (EPFL). Il merito va a Sébastien Le Fouest e Karen Mulleners che, in un’anteprima mondiale hanno migliorato questa specifica tecnologia impiegando un algoritmo di apprendimento automatico.

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Turbine eoliche VAWT, vantaggi e svantaggi

Si tratta di un progresso a lungo atteso dal comparto. Le turbine eoliche ad asse verticale o VAWT per usare l’acronimo inglese di “Vertical-axis wind turbines” offrono sulla carta diversi vantaggi rispetto ai classici aerogeneratori ad asse orizzontale. Ruotando attorno ad un asse ortogonale al flusso in entrata, il loro lavoro risulta indipendente dalla direzione del vento, permettendogli di funzionare bene anche nei flussi d’aria urbani. Inoltre offrono un design più compatto e operano a frequenze di rotazione più basse, il che riduce significativamente il rumore e il rischio di collisione con uccelli e altri animali volanti. E ancora: le parti meccaniche della trasmissione possono essere posizionate vicino al suolo, facilitando la manutenzione e riducendo i carichi strutturali.

Perché allora non sono la scelta dominante sul mercato eolico? Come spiega lo stesso Le Fouest, si tratta di un problema ingegneristico: le VAWT funzionano bene solo con un flusso d’aria moderato e continuo. “Una forte raffica aumenta l’angolo tra il flusso d’aria e la pala, formando un vortice in un fenomeno chiamato stallo dinamico. Questi vortici creano carichi strutturali transitori che le pale non possono sopportare“, scrive Celia Luterbacher sul sito dell’EPFL.

Energia eolica e algoritmi genetici

Per aumentare la resistenza, i ricercatori hanno cercato di individuare profili di inclinazione ottimali.  Il lavoro è iniziato montando dei sensori, direttamente su una turbina in scala ridotta, a sua volta accoppiata ad un ottimizzatore funzionante con algoritmi genetici di apprendimento. Di cosa si tratta? Di una particolare tipologia di algoritmi euristici basati sul principio della selezione naturale.

Quindi muovendo la pala avanti e indietro con angoli, velocità e ampiezze diverse, hanno generato una serie di profili di inclinazione. “Come in un processo evolutivo, l’algoritmo ha selezionato i profili più efficienti e robusti e ha ricombinato i loro tratti per generare una ‘progenie’ nuova e migliorata”. Questo approccio ha permesso a Le Fouest e Mulleners non solo di identificare due serie di profili di passo che contribuiscono a migliorare significativamente l’efficienza e la robustezza della macchina, ma anche di trasformare la più grande debolezza delle turbine eoliche ad asse verticale in un punto di forza. I risultati sono riportati su un articolo recentemente pubblicato sulla rivista Nature Communications.

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Rinnovabili •
About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.