Il governo federale tedesco introdurrà un prezzo fisso dell'elettricità per l'industria per il periodo 2026-2028

Scudo energetico tedesco: via libera all’ “Industriestrompreis”
La Germania si prepara a lanciare il nuovo piano per abbattere i costi energetici delle imprese energivore, fissando il prezzo dell’elettricità a 5 centesimi al kWh (5 ct/kWh). Un vero e proprio scudo energetico mirato a tutelare la competitività di 91 settori industriali strategici – tra cui chimica, vetro e semiconduttori – attraverso un sistema di compensazione operativo dal 2027, ma con effetto retroattivo per l’intero 2026.
Il Paese, che oggi paga uno dei prezzi dell’energia industriale più alti dopo l’Italia (la media di marzo 2026 ha raggiunto i 99,37 €/MWh), rafforza così la propria risposta allo shock energetico creato dal conflitto in Medio Oriente.
Conflitto le cui conseguenze a livello di approvvigionamento di carburanti si fanno ogni giorno più intense e preoccupanti e che hanno spinto la Commissione UE a intervenire nuovamente sulla disciplina degli aiuti di Stato. L’obiettivo, condiviso a livello del Blocco, è mettere in campo una serie di misure che facciano da tampone alla nuova crisi dei prezzi e alle possibili carenze di gas e petrolio senza danneggiare il mercato interno.
Sussisidi si, sussidi no
Sulla questione si è espresso anche il Fondo Monetario Internazionale (FMI), invitando alla prudenza: qualsiasi sussidio energetico fornito, ha avvisato Rodrigo Valdes, nuovo responsabile degli affari fiscali, deve preservare i segnali di prezzo che aiutano le economie ad adattarsi allo shock. Rispetto alle indicazioni dell’FMI, lo scudo energetico tedesco sembra inserirsi in una zona grigia: sebbene il meccanismo sia temporaneo e mirato solo ai settori energivori, fissare un prezzo dell’energia per l’industria potrebbe mettere le finanze pubbliche ulteriormente sotto pressione.
Ma vediamo nel dettaglio come funzionerà lo strumento salva-energivori.
Come funziona il nuovo prezzo energia per l’industria
Il piano per l’energia elettrica industriale della Germania punta ad alleggerire la pressione dei costi energetici sulle imprese di 91 settori strategici, caratterizzati da un alto consumo di elettricità e da una forte apertura al commercio internazionale. L’iniziativa fissa un prezzo obiettivo dell’energia a 5 cent/kWh, calcolato sulla base dei prezzi del mercato all’ingrosso, per il periodo 2026-2028.
La misura coinvolgerà potenzialmente diverse migliaia di aziende, includendo i pilastri dell’industria energivora tradizionale, come i comparti della chimica, della gomma, delle materie plastiche e del vetro, ma anche settori tecnologici come la produzione di semiconduttori.
Il lato positivo? Basando il rimborso sul prezzo medio all’ingrosso e non sulla bolletta reale dell’azienda, non dovrebbe disincentivare le imprese a cercare comunque l’efficienza e il risparmio energetico.
“Per la prima volta in assoluto, stiamo creando un quadro normativo per il prezzo dell’elettricità industriale, specificamente concepito per fornire sollievo alle industrie tedesche ad alta intensità energetica”, ha dichiarato la ministra federale dell’Economia e dell’Energia, Katherina Reiche. “L’approvazione da parte della Commissione europea, ai sensi delle norme sugli aiuti di Stato, rappresenta un grande successo e un segnale importante per la Germania come polo industriale. Negli ultimi mesi, abbiamo già ridotto significativamente i costi energetici per cittadini e imprese, abbassando l’imposta sull’elettricità, sovvenzionando i costi di rete e abolendo il prelievo sullo stoccaggio del gas. Gli eventi odierni dimostrano che manteniamo la promessa anche sul prezzo dell’energia industriale”.
In futuro, previa autorizzazione della Commissione europea, il provvedimento potrà essere esteso ad altri sottosettori, a condizione che venga dimostrata un’adeguata intensità energetica e commerciale.












