Per Rodrigo Valdes, nuovo responsabile degli affari fiscali del Fondo Monetario, i sostegni dovrebbero essere mirati ai vulnerabili e temporanei, sfruttando la riallocazione della spesa esistente piuttosto che nuovo debito

Presentato il nuovo Fiscal Monitor 2026 dell’FMI
Rispondere allo shock energetico, generato dal conflitto in Medio Oriente, con sussidi generalizzati o la riduzione delle accise non è la strategia migliore. A spiegarlo è Rodrigo Valdes, nuovo responsabile degli affari fiscali del Fondo Monetario Internazionale (FMI) durante la presentazione del nuovo Fiscal Monitor (pdf).
Mentre l’Europa (e non solo) si appresta a definire un nuovo piano d’emergenza con cui affrontare le carenze di carburante e i rincari in bolletta, il Fondo offre le sue ultime analisi sullo stato di salute dell’economia globale. E avverte: le prospettive fiscali offrono ben poco sollievo. Il debito pubblico globale ha raggiunto il 93,9% del prodotto interno lordo (PIL) nel 2025 ed è in linea per toccare il 100% entro il 2029 e il 102,3% entro il 2031. E nello scenario a medio termine i rischi di un ulteriore peggioramento sono consistenti.
Con le finanze pubbliche sempre più sotto pressione, l’FMI mette in guardia su cosa fare e non fare in risposta alla crisi. “È comprensibile che si levino numerose richieste di sostegno fiscale, viste le pressioni che famiglie e imprese stanno subendo a causa dell’aumento dei prezzi di carburante e generi alimentari”, ha commentato Valdes. “Nella risposta dei vari Paesi, sia l’attenzione che l’intensità degli interventi sono fondamentali. Il nostro consiglio principale è quello di proteggere i più vulnerabili, preservando al contempo i segnali di prezzo che aiutano le economie ad adattarsi. E, dato l’elevato livello di indebitamento già presente in molti Paesi, una risposta fiscale non deve mettere a rischio le finanze pubbliche”.
Sussidi energetici contro la crisi, la ricetta FMI
Cosa è necessario evitare secondo il Fondo? I sussidi energetici generalizzati che distorcono i segnali di prezzo, sono onerosi dal punto di vista fiscale, socialmente iniqui e difficili da eliminare. Senza contare le possibili ricadute a livello internazionale. Sarebbero preferibili invece interventi mirati e temporanei, che supportino prima i soggetti più vulnerabili.
“Riteniamo che il sostegno debba adattarsi alla gravità dello shock, considerare alternative per raggiungere specifiche fasce della popolazione e riconoscere che gli shock energetici e alimentari sono diversi”, aggiunge Valdes. “Solo in assenza di alternative praticabili, si dovrebbero prendere in considerazione misure che indeboliscano i segnali di prezzo, ma queste non dovrebbero trasformarsi in veri e propri congelamenti dei prezzi”.
L’FMI ha messo nero su bianco una tabella di marcia per gli interventi basata sulla gravità dello shock:
- Verde: se lieve, la priorità dovrebbe essere espandere i programmi sociali già esistenti per proteggere esclusivamente i più vulnerabili.
- Giallo: se moderato, è necessario passare a trasferimenti monetari mirati e temporanei (lump sum) o a compensazioni parziali per le imprese colpite dalle tariffe regolate.
- Arancione: in caso di forti impatti si potrebbero introdurre trasferimenti una tantum per la classe media o sconti temporanei in bolletta, cercando però di mantenere un segnale di prezzo che spinga al risparmio energetico.
- Rosso: solamente in caso di shock estremo dovrebbero essere presi in considerazione i sussidi ai prezzi o i tetti massimi (price caps), ma sempre con “clausole di temporaneità” (sunset clauses). L’FMI consiglia di evitare questa fascia il più possibile.

Food Prices”, IMF Special Series on COVID 19 (2020) “Considerations for Designing Temporary
Liquidity Support to Businesses”, and IMF Working Paper WP/25/270 (2025) “Unconventional
Fiscal Policy in Times of High Inflation” by Mai Dao, Allan Dizioli, Chris Jackson, Pierre-Olivier
Gourinchas, and Daniel Leigh. Crediti: Fondo Monetario Internazionale
Tuttavia, in un’economia globale così fortemente interconnessa come quella attuale, è necessario anche fare attenzione alle ricadute internazionali derivanti da misure di controllo dei prezzi.

La tabella mostra i rischi paventati dal Fondo monetario in uno scenario simulato: l’aumento globale del prezzo del carburante a seguito di uno shock dell’offerta del 5%:
- Se nessuno intervenisse, il prezzo del carburante salirebbe dell’11% a causa della scarsità.
- Se i paesi introducessero sussidi per non far pagare l’aumento ai cittadini, la domanda non calerebbe (perché il consumatore non percepisce il rincaro), scaricando l’aggiustamento sul resto del mercato mondiale e portando l’aumento dei prezzi dall’11% al 17%.
- Se i paesi produttori bloccassero le esportazioni per proteggere il mercato interno, il prezzo globale salirebbe ulteriormente di un altro 2%.
- L’effetto combinato di sussidi e divieti peggiorebbe ulteriormente la situazione con un aumento del prezzo di ben il 20%.
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