La riqualificazione di Porto Marghera accelera tra stoccaggio europeo delle materie critiche, bioraffineria e nuovi investimenti industriali.

La riqualificazione industriale di Porto Marghera passa da materie prime critiche e biofuel
Il progetto della riqualificazione di Porto Marghera vede allo studio diversi progetti, sia pubblici che privati, che puntano – almeno nelle intenzioni – a trasformare il sito in un polo industriale per la produzione di biocarburanti e la raffinazione di materie prime critiche.
Sul tavolo, intanto, ci sono i 900 milioni di euro di investimenti previsti da Eni tra il 2022 e il 2028, la crescita della bioraffineria veneziana, nuovi impianti per l’idrogeno rinnovabile e il riciclo delle plastiche. Ma anche il possibile insediamento di un hub europeo per lo stoccaggio di terre rare e minerali strategici, secondo quanto affermato dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, dopo il sopralluogo all’area portuale, con il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Settentrionale, Matteo Gasparato.
Porto Marghera viene indicata dal Governo come uno dei siti più adatti per ospitare il progetto grazie alla presenza del porto, dei collegamenti ferroviari e degli spazi industriali disponibili.
Parallelamente, sindacati, istituzioni e imprese discutono del futuro produttivo dell’area, cercando di evitare che il polo veneziano perda la propria vocazione manifatturiera trasformandosi esclusivamente in una piattaforma logistica.
900 milioni di investimenti nella bioraffineria di Porto Marghera
Nel corso del tavolo convocato dalla Regione Veneto sull’evoluzione del petrolchimico veneziano, Eni, Versalis, Enilive ed Eni Rewind hanno illustrato il quadro degli interventi previsti nell’area.
Secondo quanto emerso durante l’incontro coordinato dall’assessore regionale allo Sviluppo economico Massimo Bitonci, il gruppo energetico prevede investimenti complessivi per circa 900 milioni di euro tra il 2022 e il 2028.
Una quota rilevante riguarda la crescita della bioraffineria Enilive di Venezia, indicata come uno degli impianti pionieristici italiani nel settore dei biocarburanti e secondo in Europa per capacità produttiva di biofuel. Durante il confronto sono stati illustrati anche i progetti collegati alla distribuzione di idrogeno rinnovabile e alle attività di riciclo meccanico delle plastiche sviluppate da Versalis.
“L’incontro di oggi è servito per fare il punto sul protocollo investimenti a valle della fermata del cracking”, ha dichiarato il segretario generale della Femca territoriale Francesco Coco al termine del tavolo convocato dalla Regione Veneto con Eni e le organizzazioni sindacali. “Eni Live Bioraffineria di Venezia conferma la realizzazione degli impianti di idrogeno e del biojet”.
Secondo quanto riferito dal sindacalista, entro la fine del mese saranno completate quattro linee produttive del nuovo impianto, con successivo ampliamento delle attività industriali.
MIMIT: Porto Marghera, hub europeo per le materie prime critiche
La prospettiva più rilevante riguarda però il possibile insediamento di un sito europeo per lo stoccaggio delle materie prime critiche. Durante il sopralluogo nell’area portuale di Porto Marghera, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha spiegato che il Governo sta lavorando a uno studio di fattibilità da presentare alla Commissione Europea entro giugno.
L’obiettivo è realizzare due siti pilota europei: uno nei pressi dei porti del Nord Europa e uno nel Nord Italia. Porto Marghera viene considerata la candidata più avanzata per il progetto italiano.
Nel corso del sopralluogo con il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Settentrionale Matteo Gasparato e con la “Venice Port Community”, Urso ha dichiarato: “Questo sito pilota per il deposito di materie prime critiche, terre rare e minerali preziosi servirà le imprese europee in caso di shock di approvvigionamento, situazioni che purtroppo si sono verificate spesso in questi anni, dalla pandemia fino all’ultimo conflitto nel Golfo Persico”.
Il ministro ha collegato il progetto alla strategia europea sulla sicurezza industriale e agli incontri internazionali sulle filiere strategiche. “Si tratta di una necessità diventata un’assoluta urgenza per la nostra Europa”, ha spiegato Urso, ricordando anche il confronto avvenuto durante il vertice G7 dedicato alle materie prime critiche.
Non solo stoccaggio, anche raffinazione e trasformazione di MPC
Secondo il ministro, il progetto non riguarderebbe soltanto lo stoccaggio. L’idea del Governo è utilizzare Porto Marghera come piattaforma integrata per raffinazione, riciclo e trasformazione industriale delle materie prime strategiche.
Urso ha spiegato che il progetto viene sviluppato insieme al Ministero dell’Ambiente e al Ministero delle Infrastrutture. “Porto Marghera è ideale per la sua naturale vocazione nella riconversione industriale”, ha dichiarato, ricordando che due imprese dell’area hanno già ottenuto l’approvazione nazionale per progetti europei di raffinazione e riciclo.
Il ministro ha inoltre confermato il coinvolgimento di grandi gruppi industriali italiani. “Mi sono confrontato anche con alcune imprese intenzionate a insediarsi qui e con grandi multinazionali come Eni, Fincantieri, Stellantis ed Enel, che hanno necessità di sopperire ai propri fabbisogni di materie critiche”.
Secondo il ministro, Porto Marghera appare oggi “il sito più confacente per le sue potenzialità logistiche e per la sua posizione lungo l’asse ferroviario verso il cuore industriale d’Europa”.
Anche il presidente dell’Autorità Portuale Matteo Gasparato ha indicato l’area veneziana come il sito più adatto. A margine del sopralluogo con il ministro, Gasparato ha dichiarato: “Il sito per lo stoccaggio delle materie prime critiche su cui stiamo ragionando sarà con ogni probabilità nell’area di Porto Marghera”. Il presidente dell’AdSPMAS ha evidenziato il valore dei collegamenti portuali, ferroviari e intermodali e la disponibilità di spazi industriali.
Idrogeno, riciclo e logistica nella riqualificazione di Porto Marghera
Parallelamente al progetto sulle materie prime critiche, il polo industriale di Porto Marghera continua a sviluppare attività legate alla transizione energetica. Tra queste figurano gli impianti per l’idrogeno rinnovabile, il biojet e il riciclo delle plastiche.
Dal tavolo regionale con Eni e Versalis, è emersa la volontà anche si sviluppare impianti che si occupino del riciclo meccanico delle plastiche e della realizzazione del criogenico.
La trasformazione del sito industriale veneziano resta però al centro del confronto sindacale. “Quello che manca è un vero progetto industriale nell’area del Petrolchimico”, ha avvertito segretario generale della Femca territoriale, Francesco Coco. Il timore espresso dalle organizzazioni dei lavoratori è che Porto Marghera possa perdere progressivamente capacità produttiva. “Bisogna evitare che tale area diventi solo un hub logistico”.
Il rilancio del polo veneziano
Sul futuro della riqualificazione di Porto Marghera è intervenuto anche Michele Bugliesi, docente universitario ed ex rettore di Ca’ Foscari a Venezia, che ha chiesto un piano decennale per il rilancio del polo veneziano.
Secondo Bugliesi, il deposito di materie prime critiche e l’Hydrogen Park non sarebbero sufficienti senza una strategia industriale più ampia. “Per la rinascita di Porto Marghera serve un progetto di rilancio complessivo e ambizioso come quello realizzato ad Amburgo”, ha dichiarato, proponendo un piano fondato su bonifiche, hi tech, nuovi materiali e manifattura avanzata.
L’ex rettore ha ricordato che l’area industriale veneziana supera i 2.000 ettari, di cui circa 1.400 ancora occupati da attività industriali, e ha sottolineato il ruolo della Zona Logistica Semplificata. Tuttavia, secondo Bugliesi, la ZLS non sarebbe sufficiente senza un’accelerazione sulle bonifiche ambientali e sulla semplificazione autorizzativa. “Quello che manca sono le bonifiche”, ha affermato. “Per questo serve un commissario che possa semplificare tutte le procedure”.
Bugliesi ha anche richiamato la competizione industriale con altri territori italiani. “L’Emilia Romagna ha superato il Veneto perché ha saputo essere ambiziosa con iniziative come la Motor Valley emiliana e il centro di super calcolo di Bologna”.












