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Invent e ARXivar: l’innovazione digitale per la gestione del Superbonus 110%

Una partnership ad alto tasso tecnologico per efficientare il processo di riqualificazione energetica degli edifici

ARXivar

Articolo pubbliredazionale

L’opportunità messa a disposizione dal Superbonus 110% è una misura di eccezionale portata: e altrettanto eccezionale deve essere la risposta messa in campo dalle imprese che intendono aiutare i clienti a sfruttarlo.

Le operazioni da svolgere sono tantissime, così come i documenti da gestire: non tutte le aziende sono preparate a farlo, ma Invent sì!

Con al fianco il partner Able Tech, Invent è in grado di accompagnare ogni cliente attraverso il percorso di riqualificazione energetica del proprio edificio, occupandosi con efficacia ed efficienza di coordinare tutte le attività, i documenti e gli operatori tecnici coinvolti.

Un viaggio periglioso, fatto di interventi da progettare e programmare, di manovalanze da coordinare, di documentazione da produrre, di complesse installazioni da eseguire con precisione.

In questo mare di operazioni, Invent però ha un’arma segreta: ARXivar, il software di Business Process Management sviluppato da Able Tech che, in un sol colpo di bacchetta, ordina, coordina e monitora tutti i processi correlati a un intervento.

L’obiettivo? Evitare ogni spreco di risorse: anche quando le risorse non sono solo quelle energetiche, ma anche quelle umane ed economiche. 

INVENT ED ABLE TECH: TECNOLOGIA AL SERVIZIO DELL’AMBIENTE 

Da 15 anni l’obiettivo di Invent è quello di creare sistemi di produzione di energia che rispettino la Terra e permettano all’uomo di vivere in perfetta armonia con essa: vision che si concretizza nella progettazione e produzione di impianti fotovoltaici della massima efficienza e complessità tecnologica.

L’efficienza rappresenta, nei prodotti di Invent, la chiave per trasformare l’energia solare in energia per l’uomo secondo il criterio di massimo rispetto per l’ambiente.

Efficienza che però è necessaria e Invent applica in egual misura anche ai processi con i quali poi gestisce l’installazione dei propri impianti fotovoltaici. Ed è per questo che ha scelto un partner di eccezionale valore e qualità.

Able Tech è una software house specializzata nella gestione elettronica dei documenti, del workflow e process management, della fatturazione elettronica e della conservazione a norma. Nata nel 2001 con l’obiettivo di rendere semplice ed intuitiva l’applicazione e l’utilizzo di queste tecnologie, è oggi un’azienda leader in Italia nei processi di dematerializzazione e trasformazione digitale, sempre al fianco dei propri clienti anche con una Academy.

«Invent ha compreso a pieno come ARXivar può aiutare le imprese a gestire un grande flusso di informazioni in modo semplice ed efficace: in una parola, lean. Un workflow (flusso di lavoro) non è solo la descrizione delle attività da fare, ma rappresenta un’occasione per riflettere sull’organizzazione della propria impresa, efficientando i processi e rendendo le attività e le relazioni più puntuali e precise. Perché trasformare l’idea in processo significa obbligarci a pensare in maniera efficiente.»

Con queste parole di soddisfazione Alberto Carrai, socio fondatore di Able Tech, descrive la collaborazione pluriennale con Invent. 

Invent dal canto suo, ha investito ingenti risorse per giungere a perfezionare nei minimi dettagli il proprio workflow. Tre anni di infaticabile affinamento dei processi e delle interazioni che ha permesso ad Invent di gestire in questi ultimi 8 anni una media di 200 cantieri al mese in tutta Italia. Oggi questo sistema è stato ulteriormente rivisto per allinearlo alle richieste del Superbonus permettendo ad Invent di essere in grado, grazie al supporto di ARXivar, di coordinate contemporaneamente migliaia di cantieri su tutto il territorio nazionale. Per ogni cantiere vengono gestite simultaneamente diverse tipologie di intervento: installazione di fotovoltaico completo di sistema di accumulo e colonnina di ricarica per auto elettrica, sostituzione dell’impianto di riscaldamento, sostituzione degli infissi, isolamento termico dell’edificio. Tuttavia la gestione dei cantieri è solo una parte del lavoro, infatti Invent non si è limitata a questo e ha deciso di collegare alla propria rete anche tutti gli studi tecnici che si occuperanno della progettazione o asseverazione delle diverse pratiche. 

ARXivar diventa il comune denominatore per tutte le figure coinvolte nella gestione dei cantieri.

Senza errori, senza tempi morti, senza spreco di risorse: un’efficienza amica dell’ambiente, e delle tue tasche!

MISSIONE EFFICIENZA: OPERATIVA, PRODUTTIVA, ENERGETICA

Gestire l’enorme mole di informazioni che ogni azienda riceve, produce e tratta quotidianamente è diventato un grosso problema di qualità e di efficienza. ARXivar – il software prodotto da Able Tech e scelto da Invent – aiuta a gestirle in maniera dematerializzata e perfettamente ordinata. Per la trasformazione digitale dell’impresa Invent ha anche vinto nel 2017 il Premio Innovazione SMAU.

ARXivar è dunque una piattaforma che permette di archiviare, organizzare e gestire le informazioni aziendali sfruttando un potente motore di processi (workflow) definibili attraverso un modellatore grafico. Una volta configurato il flusso, questo si autoalimenta, eliminando variabili, errori umani, spazi e tempi nei quali si possono insinuare incertezze e rallentamenti.

Una soluzione che uno dei suoi ideatori definisce come un «motore di processo» e che porta gli iter aziendali ad essere da un lato codificati, dall’altro assolutamente personalizzati e personalizzabili, quasi sartoriali.

Sartorialità che sta molto a cuore a Sante Bortoletto, Presidente di Invent, che, nel presentare la partnership con Able Tech, sottolinea come il software ARXivar sia essenziale per il proprio ruolo di General Contractor a coordinare le proprie attività interne ed esterne e i rapporti di collaborazione con partner, fornitori e clienti.

Il software ARXivar consente infatti di conoscere in ogni dettaglio tempi e fasi di lavoro: tutto è temporizzato, garantendo ai clienti tempi certi e tenendoli informati sulla loro pratica, e ogni informazione è sempre raggiungibile e collocabile in un preciso step del processo.

Addio pratiche disperse, incertezza sul da farsi, documenti errati o smarriti: con i propri pannelli fotovoltaici di design, Invent porta in dote anche una straordinaria organizzazione dei lavori. 

Dematerializzata e amica dell’ambiente almeno quanto i propri prodotti!

Una organizzazione di assoluta precisione quasi militare”  continua Sante Bortoletto.

SUPERBONUS 110%: VANTAGGI ALLA TUA PORTATA, CON L’ORGANIZZAZIONE DI INVENT

Ecco dunque che Invent, con il proprio know how e la propria impeccabile organizzazione, diventa un partner chiave per sfruttare gli incentivi messi in campo dallo Stato Italiano con il Superbonus 110%.

La misura, che incentiva gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici residenziali a beneficio dei privati cittadini (esclude dunque dal bonus le imprese), è valida dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2021. 

Questa misura consente di installare l’impianto fotovoltaico di design signato Invent a costo zero, purché l’intervento generale rispetti queste casistiche:

  • interessi immobili non strumentali con un massimo di 2 unità per contribuente;
  • sia eseguito congiuntamente a quelli “primari” di isolamento termico, sostituzione degli impianti di climatizzazione, coibentazione dell’edificio, a sistemi ibridi e a pompa di calore;
  • migliori di almeno due livelli la classe energetica dell’edificio. 

La misura statale prevede poi il recupero delle spese per l’intervento sotto forma di detrazione fiscale in 5 anni: un procedimento lungo e anche laborioso, per la quantità di documentazione da presentare.

Procedimento che, invece, grazie a Invent, può trasformarsi in un attimo in uno sconto del 100% direttamente in fattura con la cessione del credito d’imposta a Invent.

Grazie all’organizzazione messa in campo da Invent nel corso degli anni, per noi gestire complessi iter operativi e burocratici è un gioco da ragazzi: con il software ARXivar che guida ogni fase degli interventi, le pratiche documentali e tutte le manovalanze del cantiere, non dovrai preoccuparti di nulla se non di goderti il nuovo comfort della tua abitazione!

Scegliere Invent per il tuo intervento di riqualificazione energetica permette infatti anche a te di sposare la nostra visione di un mondo in cui uomo e natura possano vivere finalmente in perfetta simbiosi. E di farlo con il massimo dell’efficienza e della convenienza!

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.


Rinnovabili • Cattura diretta dall’aria di CO2: entra in funzione Mammoth

Inaugurato Mammoth, il più grande impianto al mondo di cattura diretta dall’aria di CO2

L’azienda svizzera Climeworks ha messo in funzione un impianto capace di catturare dall’atmosfera 36.000 tonnellate di anidride carbonica l’anno. È il più grande mai costruito. E richiede meno energia per lo stoccaggio geologico grazie a una torre di assorbimento dove la CO2 viene disciolta in acqua, che è poi pompata sottoterra dove avviene la mineralizzazione

Cattura diretta dall’aria di CO2: entra in funzione Mammoth
crediti: Climeworks

Il sito si trova in Islanda e ha una capacità annuale circa 10 volte superiore al suo predecessore Orca

Dopo Orca arriva Mammoth. Il più grande impianto per la cattura diretta dall’aria di CO2 (DAC, Direct Air Capture) e il suo stoccaggio geologico è entrato in funzione l’8 maggio. Sempre in Islanda, come il suo gemello di taglia minore, e sempre operato da Climeworks, l’azienda svizzera legata al politecnico di Zurigo che ha fatto da apripista nello sviluppo della tecnologia DAC su scala industriale.

Il nuovo gigante della cattura diretta dall’aria di CO2

Mammoth è circa 10 volte più grande del suo predecessore Orca e ha una capacità nominale, una volta a regime, di catturare dall’atmosfera 36.000 tonnellate di anidride carbonica l’anno. La piena operatività dovrebbe essere raggiunta già entro il 2024. Al momento sono attivi 12 dei 72 filtri per la cattura diretta dall’aria di CO2.

I filtri sono progettati come unità modulari che possono essere aggiunte, aumentando la capacità totale dell’impianto. E danno flessibilità: eventuali guasti o esigenze di manutenzione impattano in modo più limitato sul sistema. Inoltre, 3 filtri vengono tenuti “di riserva”, pronti a entrare in attività per compensare il venir meno di altri moduli.

Una torre riduce l’intensità energetica della DAC di Mammoth

Come già avveniva per Orca, l’impianto è alimentato da energia rinnovabile geotermica, che copre circa il 29% del mix elettrico nazionale islandese. Il nuovo impianto, però, richiede in proporzione meno energia per funzionare. Grazie a una modifica chiave nel processo di stoccaggio della CO2 raccolta.

Mammoth usa una “torre” per sciogliere l’anidride carbonica in acqua, che viene poi iniettata sottoterra dove avviene il processo di mineralizzazione. Orca, al contrario, pompava nei siti di stoccaggio la CO2 in forma gassosa, operazione che richiede una pressione maggiore, con conseguente maggior fabbisogno energetico.

Verso impianti da 1 MtCO2

Con l’avvio di Mammoth, Climeworks compie un altro passo avanti nella dimostrazione dell’applicabilità della sua tecnologia DAC anche in impianti di grossa taglia. Gli obiettivi dell’azienda sono di raggiungere una capacità DAC di 1 milione di tonnellate di CO2 (MtCO2) entro il 2030 e di 1 miliardo di tonnellate (GtCO2) entro metà secolo. Per tagliare il traguardo fissato per questo decennio servirebbero 28 impianti della taglia di Mammoth (contro i 250 di taglia analoga a quella di Orca).

Un fronte su cui Climeworks sta già lavorando. Sono tre le proposte di hub per la cattura diretta dell’aria di CO2 con capacità di 1 MtCO2 avanzate negli Stati Uniti. Tutte già finanziate dal Dipartimento dell’Energia di Washington per un totale di oltre 600 milioni di dollari. Al più grande, Project Cypress in Louisiana, sono stati concessi i primi 50 milioni di dollari a marzo per avviare il progetto. Altri paesi dove l’azienda svizzera sta presentando progetti sono Norvegia, Kenya e Canada.

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About Author / Lorenzo Marinone

Scrive per Rinnovabili.it dal 2016 ed è responsabile della sezione Clima & Ambiente. Si occupa in particolare di politiche per la transizione ecologica a livello nazionale, europeo e internazionale e di scienza del clima. Segue anche i temi legati allo sviluppo della mobilità sostenibile. In precedenza si è occupato di questi temi anche per altri siti online e riviste italiane.


Rinnovabili • Solare fotovoltaico in Italia

Solare fotovoltaico in Italia, cosa dice il rapporto GSE

Lo scorso anno sono entrati in esercizio circa 371.500 impianti fotovoltaici in Italia, in grande maggioranza di taglia inferiore a 20 kW, per una capacità complessiva di oltre 5,2 GW. Una crescita che conferma il primato nazionale della Lombardia in termini di potenza installata, seguita con un certo distacco dalla Puglia

Solare fotovoltaico in Italia
via depositphotos

Online il Rapporto Statistico 2023 sul Solare Fotovoltaico in Italia

Ben 5,2 GW di aggiunte che portano la potenza cumulata totale a 30,31 GW e la produzione annuale a quota 30.711 GWh. Questi in estrema sintesi i dati del solare fotovoltaico in Italia, riportati nel nuovo rapporto del GSE. Il documento mostra le statistiche del settore per il 2023, offrendo informazioni importanti non solo sui sistemi ma anche sulla dimensione dei pannelli solari, la tensione di connessione, il settore di attività, l’autoconsumo e persino sull’integrazione di eventuali batterie. Uno sguardo approfondito per capire come sta crescendo il comparto, ma anche per evidenziare potenzialità e criticità.

Solare Fotovoltaico Italiano, la Crescita 2023 in Numeri

Nel 2023 il fotovoltaico nazionale ha messo in funzione 371.422 nuovi impianti solari per una potenza complessiva di poco superiore ai 5,2 GW. La crescita ha ricevuto i contributi maggiori, in termini di numero di sistemi, da regioni come la Lombardia (con il 17,5% dei nuovi impianti fv 2023), il Veneto (13,2%), l’Emilia-Romagna (9,8%) e la Sicilia (6,9%). Scendendo ancora di scala sono invece le provincie di Roma (3,9%), Brescia (3,6%) e Padova (3,1%) quelle a detenere la quota maggiore di aggiunte. Per buona parte dell’anno questo progresso si è affidato ai piccoli impianti di taglia residenziale, che hanno lasciato il posto sul finire del 2023 ad una nuova spinta del segmento C&I.

Produzione fotovoltaica in Italia

Altro dato importante per il 2023: la produzione del solare fotovoltaico in Italia. Lo scorso anno tra nuovi impianti e condizioni meteo favorevoli, il parco solare nazionale ha prodotto complessivamente 30.711 GWh di energia elettrica (dato in crescita del 9,2% sul 2022), con un picco nel mese di luglio di oltre 3,8 TWh.

Se ci si focalizza, invece, solo sull’autoconsumo fotovoltaico, il rapporto del GSE indica che lo scorso 7.498 GWh sono stati prodotti e consumati in loco. Un valore pari al 24,8% della produzione netta complessiva. A livello regionale la percentuale di energia autoconsumata rispetto all’energia prodotta risulta più alta in Lombardia, Liguria e Campania. A tale dato se ne associa un altro altrettanto interessante: quello dei sistemi di accumulo. Lo scorso anno risultavano in esercizio 537.000 sistemi di storage connessi ad impianti fotovoltaici, per una potenza cumulata di 3,41 GW.

leggi anche Direttiva EPBD e fotovoltaico: scadenze e potenzialità

Solare Fotovoltaico, la Potenza in esercizio in Italia

Le nuove aggiunte 2023 hanno portato il dato della potenza fotovoltaica totale cumulata in Italia ad oltre 30,31 GW e quello della potenza pro capite nazionale a 514 W per abitante. Nel complesso sono attivi sul territorio 1.597.447 impianti fotovoltaici, di cui il 94% rientra nella taglia fino a 20 kW. Sono, per intenderci, i piccoli impianti realizzati solitamente sui tetti degli edifici. Non sorprende quindi scoprire che la superficie occupata dagli impianti fotovoltaici a terra a fine 2023 risultava di soli 16.400 ettari. In questo contesto le regioni con la maggiore occupazione di superficie del suolo da parte del solare fotovoltaico risultano essere: la Puglia (4.244 ettari), la Sicilia (1.681 ettari) e il Lazio (1.527 ettari).

Sul fronte della potenza attiva, viene confermato il primato del Nord Italia con il 48,0% del totale nazionale grazie al traino di Lombardia (13,8%), Veneto (10,4%) ed Emilia Romagna (10%). Segue il 34,7% delle regioni meridionali, con la Puglia che da sola fornisce il 10,9% della potenza, e quindi il contributo del Centro Italia.

Leggi qui il report GSE sul Solare Fotovoltaico in Italia

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Rinnovabili • Dl Agricoltura bollinato

Dl Agricoltura bollinato, ecco l’art. sul fotovoltaico a terra

Il testo finale del decreto è stato varato dopo alcune piccole modifiche richieste dal Quirinale. Confermati i paletti sul fotovoltaico a terra salvaguardando gli investimenti del PNRR

Dl Agricoltura bollinato
Foto di Andreas Gücklhorn su Unsplash

Stop del fotovoltaico a terra con una serie di eccezioni

Dopo il via libera del Consiglio dei Ministri, Dl Agricoltura è stato “bollinato” dalla Ragioneria di Stato e quindi varato definitivamente. Ma non prima di alcune modifiche last minute frutto del confronto con il Quirinale. Nessun ritocco significativo, tuttavia, riguarda il tanto criticato articolo di stop al fotovoltaico a terra. Il contenuto, infatti, rimane nelle linee annunciate il 6 maggio dal ministri Pichetto e Lollobrigida, cercando di salvaguardare gli investimenti del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), punto fermo per il MASE.

L’articolo in questione, che passa dal 6 della prima bozza al 5 nel DL Agricoltura bollinato, riporta alcune disposizioni finalizzate a limitare l’uso del suolo agricolo. L’intervento mira a modificare l’articolo 20 del decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 199, con cui l’Italia ha recepito nel proprio ordinamento la direttiva europea sulle rinnovabili RED II. 

In poche parole il testo introduce dei paletti all’installazione degli impianti fotovoltaici con moduli collocati a terra in zone classificate agricole dai piani urbanistici vigenti. Come? Limitando qualsiasi intervento a lavori modifica, rifacimento, potenziamento o integrale ricostruzione degli impianti già installati, che non comportino incremento della superficie occupata. Nessun vincolo invece per il fotovoltaico a terra se installato:

  • in cave e miniere non in funzione, abbandonate o in condizioni di degrado ambientale;
  • porzioni di cave e miniere non suscettibili di ulteriore sfruttamento;
  • siti e  impianti nelle disponibilità delle società del gruppo Ferrovie dello Stato italiane e dei gestori di infrastrutture ferroviarie nonché delle società concessionarie autostradali;
  • siti e impianti nella disponibilità delle società di gestione aeroportuale all’interno dei sedimi aeroportuali;
  • aree adiacenti alla rete autostradale entro una distanza non superiore a 300 metri;
  • aree interne agli impianti industriali e agli stabilimenti.

Salvi, come promesso, anche i progetti fotovoltaici a terra se parte di una Comunità energetica rinnovabile o finalizzati all’attuazione degli investimenti del PNRR.

Il testo del Dl Agricoltura “bollinato” sul fotovoltaico

Riportiamo per intero l’articolo 5 sul fotovoltaico nella versione finale del DL Agricoltura.

ART. 5 (Disposizioni finalizzate a limitare l’uso del suolo agricolo)

1. All’articolo 20 del decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 199, dopo il comma 1 è aggiunto il seguente:

‹‹1-bis. L’installazione degli impianti fotovoltaici con moduli collocati a terra di cui all’articolo 6-bis, lettera b), del decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28, in zone classificate agricole dai piani urbanistici vigenti, è consentita esclusivamente nelle aree di cui alle lettere a), limitatamente agli interventi per modifica, rifacimento, potenziamento o integrale ricostruzione degli impianti già installati, a condizione che non comportino incremento dell’area occupata, c), c-bis), c-bis.1), e c-ter) n. 2) e n. 3) del comma 8. Il primo periodo non si applica nel caso di progetti che prevedano impianti fotovoltaici con moduli collocati a terra finalizzati alla costituzione di una Comunità energetica rinnovabile ai sensi dell’articolo 31 del decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 199, nonché in caso di progetti attuativi delle altre misure di investimento del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), approvato con decisione del Consiglio ECOFIN del 13 luglio 2021, come modificato con decisione del Consiglio ECOFIN dell’8 dicembre 2023, e dal Piano nazionale degli investimenti complementari al PNRR (PNC) di cui all’articolo 1 del decreto-legge 6 maggio 2021, n. 59, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° luglio 2021, n. 101, ovvero di progetti necessari per il conseguimento degli obiettivi del PNRR.››.

2. Le procedure abilitative, autorizzatorie o di valutazione ambientale già avviate alla data di entrata in vigore del presente decreto sono concluse ai sensi della normativa previgente.

Leggi anche Zavorre per fotovoltaico Sun Ballast: dal 2012 una garanzia per gli impianti fv su tetti piani

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