Rinnovabili • Silvia Olchini

Schneider Electric: come rispondere alla sfida dei data center del futuro

La Schneider Electric, leader mondiale per la digitalizzazione dell’energia e dell’automazione industriale, si sta concentrando da tempo nell’offrire soluzioni per i data center, una realtà in crescita esponenziale. La transizione digitale e l’arrivo dell’intelligenza artificiale fanno prevedere che in appena 5 anni ci sarà il raddoppio dei consumi energetici del settore. Abbiamo chiesto a Silvia Olchini con quali strategie e soluzioni la sua azienda affronta questo mercato. Complementarietà, integrazione e velocità le parole d’ordine.

Silvia Olchini
Intervista a Silvia Olchini – Vice President Secure Power Business Unit di Schneider Electric.

di Mauro Spagnolo

(Rinnovabili.it) – Incontro Silvia Olchini – Vice President Secure Power Business Unit di Schneider Electric – nel corso di un’interessante visita presso lo stabilimento di Conselve, realtà specializzata nella produzione di infrastrutture di raffreddamento per data center.

Dott.ssa Olchini, vorrei iniziare nel capire quali sono esattamente le competenze della Secure Power Business Unit.

Secure Power si occupa di fornire le soluzioni primarie di infrastruttura fisica necessarie al settore dei data center. Parliamo quindi di tutti gli aspetti che attengono all’architettura data center e in generale ciò che garantisce la continuità dell’energia in ogni ambito di applicazione – non solo data center ma anche in edifici commerciali e industria –  grazie alle cosiddette soluzioni UPS. Forniamo inoltre i software che permettono di gestire e ottimizzare i consumi energetici all’interno del data center stesso. Inoltre ci occupiamo anche di coordinare le nostre soluzioni con tutte le altre divisioni all’interno di SE in quanto la vera proposition primaria della nostra azienda è la complementarietà e l’integrazione dell’offerta. Questo è il nostro valore.  

La richiesta di energia e il mercato  data center stanno crescendo a livello nazionale, ma soprattutto a quello globale. Attualmente l’1% dell’energia mondiale viene richiesta dai data center.  Potrebbe apparire oggi un dato contenuto se paragonato ad altre realtà sicuramente più energivore, ma come dicevo è un segmento in sviluppo esponenziale e prevediamo che in futuro diventi una voce importante della domanda energetica mondiale. Quindi data center non è solo infrastruttura fisica IT, ma è energia elettrica in media e bassa tensione, e-Building, insomma sistemi di gestione che dialoghino tra loro per consentire un’attività particolarmente integrata ed efficiente. 

Il mondo IT si sta diffondendo in modo trasversale in tutte le attività dell’uomo.  Oggi sembrerebbe impossibile lavorare, ma anche gestire la propria vita personale, senza ausilio dell’IT. Di conseguenza lo sviluppo dei data center, come voi avete previsto, sarà notevolissimo e con esso il conseguente aumento di domanda energetica. Come pensa la sua azienda di riuscire a rispondere a questa colossale sfida?  

A me piace dire che l’IT è un abilitante nei processi, nelle applicazioni e nelle nuove risorse. Noi ci stiamo abituando ad avere l’IT al servizio come modalità di costruzione del nostro business. Questo è un valore enorme che abbiamo imparato purtroppo attraverso la crisi pandemica e quello che sta succedendo a livello geopolitico. In questo quadro il digitale è un abilitante fondamentale per la trasformazione del business. 

Non ne possiamo fare a meno perché è diventato parte della modalità di lavorare, un modo più efficiente e più veloce. 

La transizione al digitale è iniziata tanti anni fa e l’Italia è uno dei paesi che in parte l’ha abbracciata e in parte – specialmente nel passato – ha fatto resistenza: questioni culturali,problemi nel portare la digitalizzazione anche all’interno degli edifici e delle attività produttive e altri aspetti hanno pesato: la modernizzazione digitale non è così immediata nel realizzarsi.  

E il generoso sostegno del PNRR al digitale italiano, quanto sarà di aiuto?

Moltissimo. È un’opportunità irripetibile che dobbiamo assolutamente sfruttare. È solo adesso che abbiamo questa possibilità e dobbiamo cavalcarla perché, se non ci riuscissimo, perderemmo la capacità di posizionarci all’interno dell’Europa.  

Quale contributo offrite per intercettare questi finanziamenti?

Questa opportunità non l’abbiamo scoperta oggi e stiamo da tempo aiutando i nostri clienti a fare un percorso in questo senso.  Il quesito che ci poniamo costantemente è come supportarli immediatamente perché la velocità con cui questa trasformazione si sta svolgendo è esponenziale.  Il problema non è tanto sul perseguimento del risultato finale, ma in quanto tempo le aziende debbono digitalizzarsi e quanto un’azienda come la nostra possa essere in grado di supportare questa velocità della digitalizzazione. Strumenti, risorse e tecnologie in SE esistono e sono molto avanzate. La vera sfida è quella di riuscire a creare un ecosistema di competenze che ci permette di indirizzare la trasformazione con la giusta velocità. 

Grazie alle partnership e alle alleanze con vendor e integrator di tecnologie, l’obiettivo è quello di  creare una soluzione che non sia un singolo prodotto, ma una proposizione di valore. 

Torniamo al PNRR, come SE si approccia nella pratica a questa opportunità?

Si tratta di supportare le aziende nello sviluppare progetti di valore, grazie alla collaborazione con tutto l’ecosistema dagli studi di progettazione, passando dal rapporto con gli installatori fino ad arrivare all’utente finale. 

Bisogna poi distinguere: le aziende più grandi hanno già piani di investimento che consentono di utilizzare queste risorse, in questo caso noi li aiutiamo ad essere più efficaci nella realizzazione del piano. 

Per le imprese invece piccole e medie è diverso: supportare per l’accessibilità al fondo, comprendere come poterlo fare, avere la modalità giusta, eseguire il progetto corretto, è tutto molto più complesso anche perché si parla di digitalizzazione, un ambito cioè nel quale noi siamo solo una componente. Quindi, una delle nostre mission più importanti, è di essere a fianco del cliente per creare la giusta competenza dalla fase di progettazione alla fase finale di esecuzione del progetto.  

Si è rilevato che il settore IT nel 2020 consumava 8.7% dell’elettricità globale producendo il 3% delle emissioni totali e si prevede che nel 2028 ci sia un raddoppio di questo fabbisogno energetico. Una realtà che crescerà in modo talmente esponenziale che per soddisfarla bisognerebbe velocizzare tutti i processi di innovazione tecnologica…

È vero: in Italia verranno installati numeri enormi di megawatt perché lo sviluppo delle applicazioni richiedono una quantità di dati grandissima e, di conseguenza, anche lo spazio fisico e l’energia necessaria alla loro alimentazione sarà particolarmente sviluppata. Pensiamo solo a quello che comporterà l’applicazione dell’intelligenza artificiale in termini di implementazione dei data center.  Quindi il problema dell’energia è un tema in azienda particolarmente attenzionato. Tendiamo ad ottimizzare il consumo energetico grazie all’aiuto di misuratori capaci di generare informazioni per realizzare soluzioni che ottimizzino il rapporto tra le quattro variabili in campo: efficienza energetica, prestazioni, spazio e quantità

Lo sviluppo tecnologico negli anni ha aiutato moltissimo l’efficientamento, ma siamo ad una fase in cui il livello di tecnologia e l’efficienza sono arrivati a un punto di discrimine per cui si richiederebbe disruptive revolution per poter passare a un livello di efficienza ulteriore.  Quindi l’efficienza energetica non è il solo obiettivo per seguire un approccio sostenibile.  Bisogna guardare a 360°. La transizione non passa solo dalla decarbonizzazione e dall’efficienza, ma anche da come si utilizzano le risorse: come si fanno i placements e come si gestisce la domanda delle risorse stesse.

In effetti il tema è ben più ampio. Se parliamo di sostenibilità nel processo di transizione digitale, parliamo non solo di energia elettrica ma anche di acqua, di economia circolare, di rifiuti…

All’interno di un data center che è – come si diceva – un ambiente complesso, creare dei framework di sostenibilità con specifiche metriche non è così semplice in quanto sono molteplici le variabili evolutive che dobbiamo tenere in considerazione.  A questo fine abbiamo scritto un white paper sulla sostenibilità del data center definendo le metriche che possano aiutare il cliente a capire dove posizionarsi. Ma il lavoro – ovviamente – è in continua evoluzione e riguarda, tra l’altro, l’utilizzo delle rinnovabili, l’efficienza energetica, l’utilizzo dell’acqua, la gestione dei rifiuti e molto altro ancora.

Ho visto che SE fornisce anche soluzioni cosiddette “fisiche” con Easy modular data center all in one. Ci spiega di cosa cos’è?

Si tratta di soluzioni data center preconfigurate finalizzate ad un concetto di standardizzazione. Più replichiamo una soluzione in modo efficace, maggiormente riusciamo a raggiungere gli obiettivi nell’ottica di un progetto modulare, scalabile, integrato e preconfigurato. È chiaro che la standardizzazione non può accontentare tutte le tipologie di clienti – penso ad esempio a quelle aziende che ci chiedono soluzioni architetturali e di design – ma è perfetta per coloro che desiderano soluzioni rapide e scalabili. 

Come intercettate le esigenze di mercato dovute all’avvento dell’intelligenza artificiale? 

L’intelligenza artificiale è un nuovo modo di analizzare dati con una capacità di elaborazione che assomiglia ad un ragionamento umano. Per arrivare a svolgere un’attività così complessa, occorre avere a disposizione un volume immenso di dati, che non può essere cancellato nel tempo, e che quindi tende ad aumentare costantemente. La capacità di memoria e di calcolo è direttamente proporzionale alla capacità dell’AI. Il problema che ci troviamo quindi ad affrontare non è tanto tecnologico, ma di volumi. Per noi dietro l’intelligenza artificiale c’è il lavoro dell’infrastruttura, del controllo dei dati, della manutenzione predittiva, dei sistemi di raffreddamento per dissipare la grande quantità di calore, del fornire insomma le condizioni affinché gli algoritmi possano svolgere il loro lavoro “estremo”. 

Parliamo della guerra in Europa. Stiamo uscendo dalla crisi degli approvvigionamenti dovuti al conflitto? 

Da quel punto di vista abbiamo vissuto, come tutti, un periodo difficile. Ma in linea di massima ritengo che siamo usciti da quella situazione, a parte la fornitura di alcune tecnologie particolari.  La crisi internazionale ha creato importanti ritardi sugli approvvigionamenti e questo non è stato semplice. Tutto ciò ci ha portato però ad ottenere ancora più fiducia da parte dei nostri clienti che hanno particolarmente apprezzato il nostro impegno e capacità nel risolvere problemi nel pieno di una crisi internazionale.  

Per chiudere. Mi ha colpito la frase di un vostro slogan: siamo nella direzione giusta, ma c’è ancora molto da fare.  Qual è – a suo giudizio – l’elemento su cui bisogna concentrare maggiormente l’attenzione?

Sicuramente la sostenibilità.  

I nostri clienti chiedono ai loro fornitori – come primo requisito – di essere integrati alle politiche di sostenibilità.  E aggiungo. Secondo me: quella che sarà la nostra urgenza immediata, non tra qualche anno, ma probabilmente tra qualche mese, è di poter rispondere alla domanda non solo di riduzione delle emissioni dirette ed indirette, ma di riuscire a lavorare integralmente sull’impatto della supply chain. Parliamo di circa l’80% del programma di sostenibilità delle aziende. 

Questa è per me la vera scommessa con il futuro.

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About Author / Mauro Spagnolo

Giornalista e comunicatore scientifico, si occupa da oltre trenta anni di sostenibilità energetica ed ambientale. È cofondatore della testata e suo direttore responsabile. È stato docente di “Impianti e compatibilità ambientale” presso la facoltà di architettura Università La Sapienza, responsabile scientifico del Corso di Alta formazione in “Efficienza energetica negli edifici” presso il Dipartimento di meccanica ed aeronautica della facoltà di Ingegneria Università La Sapienza oltre che docente in decine di Master universitari. Autore di vari libri, editoriali ed articoli tecnici, è tra gli esperti energetici della RAI per la quale fornisce contenuti e partecipazioni in diverse produzioni televisive e radiofoniche.


Rinnovabili • sonepar italia

Innovazione, sostenibilità, specializzazione: la ricetta Sonepar Italia per il mercato elettrico

Dall’Hub di Padova, uno dei centri logistici più avanzati d’Europa, all’innovativa piattaforma di e-commerce B2B, passando per la nuova Business Unit dedicata alla sostenibilità e la speciale “Green Offer”. Così Sonepar Italia accompagna gli installatori nel mercato di domani

Sonepar Italia mercato elettrico

Intervista a Sergio Novello, Presidente e Amministratore Delegato Sonepar Italia

Cosa significa per il più grande distributore di materiale elettrico d’Italia fare i conti oggi con i trend e le sfide della transizione energetica? E come si fa a rimanere al vertice in un momento come quello attuale, denso di stimoli ma anche di incertezze? La risposta che abbiamo ricevuto da Sonepar Italia – parte del Gruppo internazionale Sonepar, azienda leader di questo mercato – svela una strategia fatta di incrollabili valori fondanti e una salda volontà nell’abbracciare l’innovazione per anticipare le esigenze del mercato e offrire ai clienti soluzioni personalizzate, all’avanguardia e anche sostenibili. Un approccio non scontato nel comparto B2B, soprattutto per realtà che si trovano a gestire grandi numeri.

E a Sonepar Italia i grandi numeri di certo non mancano. Oggi l’azienda è presente sul territorio nazionale con una rete capillare di ben 161 punti vendita in 17 regioni e 5 centri distributivi, e nel 2023 ha realizzato un fatturato di oltre 1,5 miliardi di euro, proseguendo su un trend di crescita costante negli ultimi anni.

La chiave vincente? Aver saputo fondere una visione centrale con una sensibilità locale in maniera organica ed efficiente, come spiega bene l’Ingegner Sergio Novello, Presidente e Amministratore Delegato Sonepar Italia. “L’elemento che caratterizza Sonepar nei confronti della distribuzione professionale è sempre stata una grande consapevolezza su quello che poteva essere fatto a livello centrale in termini di coordinamento, risorse, investimenti, priorità, cultura e management, e cosa invece doveva essere inevitabilmente delegato, con totale apertura, alle realtà regionali e territoriali. L’idea di mantenere un equilibrio fra centrale e territoriale è nel DNA della nostra azienda e viene perseguito come tale”.

Valori e obiettivi comuni all’interno del Gruppo declinati in modelli di business legati al mercato di riferimento e un’autonomia operativa su ogni scala in grado di fare la differenza: questa la ricetta messa in campo dalla multinazionale e che Sonepar Italia fa propria nella sua strategia di crescita. Una crescita che oggi potremmo definire capillare. “La densità è la condizione sine qua non per essere significativi sul territorio. Riesci a essere rilevante se sei capillare. Come Sonepar Italia, siamo attivi in 17 regioni e abbiamo un’azienda sorella, Sacchi, che copre l’area del Nord-Ovest, operando in Lombardia insieme a noi, oltre che nel Piemonte e Valle d’Aosta dove invece non siamo presenti“.

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Automazione e digitalizzazione, il segreto dell’efficienza

Ma ovviamente la presenza sul territorio è solo uno degli elementi dell’equazione alla base del successo aziendale. Altrettanto fondamentale è la supply chain e Sonepar Italia si è fatta notare quest’anno grazie ad un’importante inaugurazione: quella del nuovo hub di Padova, un’infrastruttura altamente automatizzata in grado di gestire oltre 55mila articoli e servire più di 4.000 clienti al giorno nel Nord e Centro Italia con consegne in 24 ore. “Il polo di Padova rappresenta un grande investimento da 54 milioni di euro. Inaugurato a febbraio, mira a portare la nostra capacità di erogare servizi nei confronti del cliente al livello massimo possibile per quanto riguarda la distribuzione di materiale elettrico”, spiega Novello.

Navette automatizzate, robot per il prelievo e deposito merci, macchine per il taglio cavi automatico e altri strumenti all’avanguardia ne fanno oggi uno dei centri logistici più avanzati d’Europa. E a breve la struttura sarà affiancata da un hub “gemello”, localizzato a Pomezia e destinato all’area Centro Sud e Isole. “Attualmente il polo è in fase di costruzione: abbiamo iniziato ad installare la parte di magazzino automatizzato, che sarà il fratello di quello di Padova, sia come tecnologia che come disposizione. Contiamo di essere operativi entro la fine del 2024 e inaugurarlo all’inizio dell’anno prossimo, ad attività già avviata”.

A rendere l’investimento infrastrutturale prezioso è anche la connessione con l’innovativa piattaforma di e-commerce, strumento lanciato da Sonepar un anno fa, a livello pilota, proprio in Italia, con l’obiettivo di estendere l’implementazione anche ad altri paesi in cui opera il Gruppo. Un approccio innovativo, soprattutto per un distributore di prodotti e servizi B2B, in grado di offrire un’esperienza unica ai clienti. “L’installatore può arrivare alle 7.00 di sera a casa, usare la piattaforma web per effettuare i propri ordini in un pool di decine di migliaia di codici e farseli spedire la mattina dopo all’indirizzo desiderato e all’orario stabilito”.

D’altra parte la transizione digital ha un peso specifico per Sonepar. “Noi continueremo a perseguire in maniera molto importante il processo di digitalizzazione non solo sulle vendite ma anche sui processi interni. Pensiamo allo strumento track and trace” impiegato oggi in servizi come il food delivery, “lo stesso può avvenire, ad esempio, con il palo della luce che il cliente sta aspettando per la Salerno-Reggio Calabria e che deve arrivare ad una data precisa, nè prima nè dopo”.

La piattaforma digitale rappresenta oggi solo uno degli elementi della strategia omnicanale dell’azienda. “Noi vogliamo parlare con i nostri interlocutori utilizzando in maniera flessibile tutti i canali”, ha sottolineato l’a.d. E’ così che accanto all’e-shop e ovviamente alle filiali, si affiancano una serie di possibilità alternative pensate per mettere il cliente al centro: dagli ordini via mail o via telefono alla possibilità di “chiedere ad un agente Sonepar di andare a trovarlo e di ragionare insieme sul progetto, includendo eventualmente anche uno specialista di una delle tre business unit se si tratta di un progetto particolarmente sfidante”.

Sonepar Italia: la nuova business unit dedicata alla sostenibilità

Copertura territoriale, infrastruttura di eccellenza e digitalizzazione non sarebbero nulla però senza le giuste competenze specialistiche, quelle che hanno permesso a Sonepar Italia di strutturarsi in alcuni mercati verticali con flessibilità e competitività; le stesse che si riflettono oggi nelle tre nuove business unit dell’azienda: Industry, “di cui l’automazione è l’espressione più piena ma all’interno del quale rientrano anche le attrezzature e la power distribution”; Building, dedicata all’edificio nella sua completezza e focalizzata su “domotica, building automation, cavi, cablaggio strutturato, sicurezza, illuminazione”; e Sustainability che propone soluzioni integrate per la sostenibilità, attraverso una vasta gamma di prodotti nel settore fotovoltaico assieme alla parte di trattamento e condizionamento dell’aria.

Le tre business unit  – specifica Novello – devono aiutare il nostro network distributivo sul territorio a scaricare a terra tutta la potenzialità che Sonepar può offrire; sotto forma di prodotto ma anche sotto forma di servizio che viene erogato al cliente in modo da portare valore aggiunto nella costruzione di qualsiasi progetto”.

Ma perché “separare” le tecnologie della transizione energetica dal resto? Perché “il settore delle energie rinnovabili ha una sua filosofia, richiede delle competenze e una programmazione molto diverse rispetto al mercato elettrico tradizionale. Magari l’installatore può essere affine o addirittura lo stesso, ma nella realtà il taglio è abbastanza specialistico”. 

Come più grande distributore di materiale elettrico a livello nazionale Sonepar Italia gode di un punto di vista unico sulla filiera fotovoltaica. Dopo la bolla generata dal Bonus 110% oggi il mercato solare sta cercando un nuovo assestamento, tra prezzi dei pannelli in rapido calo e nuovi imput della generazione distribuzione, da cui stanno prendendo vita ulteriori sfide. “Quello che noi osserviamo come azienda – spiega Novello – è che la potenza installata c’è e continua ad aumentare. Ma chiaramente il fatturato langue e viene penalizzato perchè la deflazione è talmente tanto spinta da vanificare gli sforzi commerciali. […] Cosa succederà in futuro? Tutti noi speriamo che i fenomeni deflattivi possano riassorbirsi. Però se andassimo a vedere cosa è successo negli ultimi 15 anni nel mondo del fotovoltaico, ci renderemmo conto che la deflazione è stata l’unica costante di questo settore”.

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Green Offer, come Sonepar Italia anticipa le nuove esigenze di sostenibilità

La decisione dell’azienda di dedicare una business unit alla sostenibilità e alla transizione energetica non è frutto solo di logiche di mercato. Il Gruppo ha intrapreso ormai da anni una precisa strategia a favore di clima, ambiente e società, fatta di impegni interni (nel 2022 ha pubblicato il primo Rapporto di Sostenibilità) e di una spiccata attenzione per favorire soluzioni più sostenibili sul mercato. Una strategia in cui la digitalizzazione delle vendite e l’ammodernamento supply chain sono una parte importante ma non il tutto.

“Noi abbiamo azionisti giovani, molto attenti ad aspetti come l’inclusione, la parità di genere e il rispetto per l’ambiente. Loro sostengono si possa sviluppare del buon business supportando a tutti livelli l’adozione di energie rinnovabili ma dobbiamo anche essere attenti a proporre al nostro installatore prodotti più rispettosi dell’ambiente. Quindi qualche anno fa Sonepar è partito con il progetto della Green Offer. Di cosa si tratta? Grazie ad una metodologia rigorosa, verificata in maniera indipendente da  Bureau Veritas, alcuni prodotti elettrici distribuiti dall’azienda sono valutati in base alle loro emissioni di CO2 nell’intero ciclo di vita.

Il risultato dell’analisi viene tradotto in un’etichetta che identifica l’impronta di carbonio attraverso tre semplici categorie: A (Eccellente), B (Molto Buono) o C (Buono). Il sistema rappresenta un unicum nel settore in quanto permette di standardizzare tutte le certificazioni di prodotto per restituire un valore effettivo della CO2, e di effettuare così una comparazione altrimenti difficile.

Dei 750mila articoli che abbiamo nella nostra piattaforma Spark, circa un migliaio appartengono alla Green Offer”. L’idea è di estendere progressivamente l’offerta ad un numero sempre maggiore di prodotti, con l’obiettivo entro il 2028 di avere per ogni articolo nel catalogo Sonepar l’alternativa “green”. E con la possibilità in futuro di includere anche altri fattori legati al campo della sostenibilità. “Siamo partiti così, ora valuteremo la risposta, raccoglieremo dei feedback, e valuteremo l’interesse. Un lungo viaggio inizia con un singolo passo, e questo è il singolo passo”.

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.


Rinnovabili • Decreto FER X

Decreto FER X, aste entro la fine dell’anno

Lo ha dichiarato il sottosegretario al MASE, Claudio Barbaro, ma l'iter del Decreto Fer X appare ancora indietro con i tempi

Decreto FER X
Foto di Ed White da Pixabay

Incentivi alle rinnovabili, la normativa in attesa

Il Decreto FER X è in dirittura d’arrivo e le prime procedure competitive del provvedimento potrebbero essere lanciate entro la fine del 2024. Questa perlomeno è la previsione avanzata dal sottosegretario al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Claudio Barbaro, durante un’interrogazione alla Camera. Rispondendo in X Commissione ad un quesito dell’onorevole Peluffo sui tempi di adozione del DM FER-X, Barbaro ha fatto chiarezza sui prossimi passi del provvedimento.

Lo schema, ha ricordato il sottosegretario, è stato trasmesso all’ARERA nel mese di aprile ai fini dell’acquisizione del parere. L’Authority dovrebbe far sapere la propria posizione in questi giorni per poi “passare la palla” alla Conferenza Unificata. A valle dell’acquisizione di quest’ultimo parere “sarà possibile procedere con la notifica formale del provvedimento in Commissione europea per la verifica dei profili di compatibilità con la disciplina in materia di Aiuti di Stato”.

Decreto FER X, quando arriva?

Il percorso, dunque, si prospetta ancora lungo ma il Sottosegretario rassicura gli animi spiegando che il MASE sta cercando di velocizzare i passaggi rimanenti. “Per accelerare […] il Ministero ha già avviato i colloqui con la Commissione con l’obiettivo di illustrare le principali novità introdotte dal meccanismo. Tra le innovazioni, rispetto al disegno attuale, il nuovo schema prevede infatti che il Sistema si faccia carico del rischio dovuto alle dinamiche inflattive, particolarmente accentuate nell’ultimo anno, in modo tale da rendere i corrispettivi riconosciuti più adeguati alla struttura di costo e alla sua evoluzione, riducendo così i rischi degli operatori“.

Il Decreto, ricordiamo, nasce per sostenere la produzione di energia elettrica da impianti rinnovabili “con costi vicino alla competitività di mercato”. Ossia fotovoltaici, eolici, idroelettrici e di trattamento dei gas residuati dai processi di purificazione. L’ultima bozza del decreto FER X riporta due modalità di accesso agli incentivi: quella diretta, riservata ai sistemi rinnovabili di taglia uguale o inferiore ad 1 MW per un massimo di 5 GW sviluppabili in Italia; quella tramite aste, nel caso di impianti di potenza superiore a 1 MW (e con contingenti differenziati per tecnologia che vanno da un 45 GW per il fotovoltaico allo 0,02 GW per i gas residuati).

Barbaro ha anche anticipato che per mitigare le problematiche relative all’operatività dei contratti alle differenze convenzionali, il Ministero ha provveduto a “ridisegnare la struttura dei pagamenti del contratto al fine di disincentivare l’offerta della capacità contrattualizzata a prezzi inferiori ai propri costi marginali”. Un intervento che permetterebbe al tempo stesso di “ridurre il rischio volume sostenuto dai titolari della medesima capacità“. Le prime aste? “Potranno essere bandite entro la fine dell’anno“, ha concluso il sottosegretario.

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About Author / Stefania Del Bianco

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Rinnovabili • pcb ricarica

PCB per la ricarica dei veicoli elettrici (EVC)

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Il ruolo e l'importanza dei circuiti stampati nel mondo della ricarica dei veicoli elettrici

pcb ricarica

Il mondo dell’EV charging promette di cambiare il nostro modo di spostarci e di viaggiare e molte sono le tecnologie in gioco per raggiungere questo ambizioso obiettivo. L’elettronica svolge di certo un ruolo chiave, ma è necessario sviluppare prodotti ad hoc per questo segmento di mercato, che siano in grado di gestire picchi energetici, alte temperature, funzionalità molteplici e dimensioni ridotte. Molte di queste necessità devono essere soddisfatte nella progettazione di un circuito stampato (anche detto PCB) che permetterà di garantire funzionalità, affidabilità ed efficienza di una colonnina di ricarica. I PCB (Printed Circuit Boards) sono infatti fondamentali per consentire una ricarica affidabile e ad alta potenza e si sono evoluti parallelamente allo sviluppo di colonnine di ricarica sempre più performanti, di dimensioni più compatte e più leggere.

Diminuendo le dimensioni delle colonnine di ricarica, anche lo spazio dedicato ai PCB si è ridotto, portando i progettisti di circuiti stampati a studiare nuovi design che permettessero di ottenere le stesse prestazioni in dimensioni più contenute. In alcuni casi può essere sufficiente usare elementi più compatti, in altri lavorare sulla densità del circuito, oppure optare per un maggior numero di strati che possano ospitare tutte le funzionalità richieste, o ancora prestare particolare attenzione alla larghezza delle piste e alla distanza di isolamento.

I circuiti stampati dedicati al mondo dell’ev charging devono inoltre poter gestire correnti e tensioni elevate, che richiedono l’uso di materiali specifici e spesso di una grande quantità di rame che permetta di condurre considerevoli flussi di corrente e dissipare il calore in eccesso.

I circuiti stampati di un EV charger non sono solo sviluppati per garantire il fine ultimo della colonnina, la ricarica in sè, ma anche un’esperienza di acquisto adeguata. Se, da un lato, la crescente richiesta di tempi di ricarica più rapidi richiede una tecnologia dei PCB in grado di supportare operazioni di ricarica efficienti e ad alta potenza, dall’altro devono essere considerate anche tutte le interfacce che includono funzioni come touchscreen, applicazioni mobili, lettori di schede RFID e controlli intuitivi, tutti progettati con lo scopo di migliorare l’esperienza dell’utilizzatore di una colonnina di ricarica.

Attenzione alla sostenibilità nella progettazione di un PCB

Un’attenta progettazione di circuiti stampati può inoltre contribuire alla sostenibilità del prodotto finale, perché permette di ottimizzare spazio e materiali, riducendo gli sprechi. Studiare con attenzione il design del PCB permette di sfruttare il pannello in modo da ridurre la quantità di materie prime necessarie per produrre il circuito stampato ma anche delle risorse richieste per lavorarlo, come acqua, calore ed elettricità. La dimensione inferiore di un circuito stampato si tramuta anche in meno materiali di scarto nel caso in cui la scheda finale abbia dei difetti e debba quindi essere rottamata, e anche un imballaggio con dimensioni minori, peso minore con conseguente riduzione del costo di spedizione. I vantaggi sono quindi al contempo ambientali ed economici.

NCAB ha sviluppato delle linee guida che permettono di identificare i fattori che determinano il costo di un PCB  e supporta i propri clienti sin dalle prime fasi della progettazione per raggiungere obiettivi di sostenibilità comuni. 

I webinar sul circuito stampato di NCAB Group

Per questo motivo il Gruppo svedese mette a disposizione il know how dei propri tecnici attraverso un fitto programma di webinar gratuiti dedicati al circuito stampato. 

Giovedì 13 giugno 2024, in particolare, Jonathan Milione, FAE di NCAB Group Italy, terrà un webinar dal titolo “PCB affidabili per l’EVC​ – Opportunità, sfide e applicazioni in ambito ricarica EV“ a cui è possibile iscriversi da questo link https://attendee.gotowebinar.com/register/3189250463637126235

Parleremo di:

  • Evoluzione e sfide del settore dei veicoli elettrici
  • Metodi di ricarica e sviluppi tecnologici delle colonnine di ricarica
  • Soluzioni di design per PCB: sistemi di ricarica ad alta potenza

leggi anche Circuiti stampati più sostenibili, l’approccio virtuoso di NCAB Group

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