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ANEA: per guidare green basta un decalogo

Partecipando al programma europeo Transport Learning l'Agenzia ha organizzato 8 corsi di formazione e un decalogo per guidare a basso impatto ambientale

(Rinnovabili.it) – Sta per partire il progetto europeo incentrato sulla mobilità alternativa denominato Transport Learning di cui l’ANEA è partner per l’Italia. Durante i 32 mesi in cui si svolgeranno le attività di informazione sul territorio europeo l’Agenzia Napoletana Energia e Ambiente contribuirà organizzando da maggio 2012 ad aprile 2013 otto corsi di formazione gratuiti in materia di Mobility Management e diffondendo un decalogo contenente consigli e modalità indirizzate al comparto del trasporto pubblico, privato e commerciale per una guida ecologica. Modificare lo stile di guida può infatti portare alla riduzione dei consumi e degli inquinanti emessi con margini che per le automobili vanno dal 10 al 25%. In generale guidare in maniera green potrebbe portare ad una mancata emissione di 101mila tonnellate di CO2 l’anno con un risparmio economico quantificabile in circa 180-310 euro l’anno per guidatore a seconda della potenza del motore e calcolati su una media di 15mila chilometri percorsi in 12 mesi.

Per aiutare i consumatori ANEA ha quindi stilato una guida ecologica in dieci punti:

  1. Effettuare una manutenzione periodica del veicolo.
  2. Evitare frenate o accelerazioni brusche, per ridurre il consumo dei carburanti in città del 10%.
  3. Acquistare veicoli a basso consumo di carburante e a ridotte emissioni di CO2.
  4. Evitare di riscaldare il motore a veicolo fermo.
  5. Fare un uso oculato e accorto del climatizzatore.
  6. Ricordare di rimuovere il portapacchi quando non è utilizzato.
  7. Inserire le marce più alte quando è possibile, ciò permette di risparmiare in media il 10% di carburante per ogni tragitto.
  8. Utilizzare i dispositivi elettrici solo per il tempo necessario.
  9. Cercare di usare l’auto il meno possibile.
  10. Contribuire alla circolazione del minor numero di auto con il car sharing.

 

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Turbine eoliche ad asse verticale, efficienza migliorata del 200%

Dall'EPFL svizzero il primo studio che applica un algoritmo di apprendimento automatico alla progettazione della pale delle turbine VAWT

Turbine eoliche ad asse verticale
via depositphotos

Nuovi progressi per le turbine eoliche ad asse verticale

Un aumento dell’efficienza del 200% e una riduzione delle vibrazioni del 70%. Questi due dei grandi risultati raggiunti nel campo delle turbine eoliche ad asse verticale,  presso l’UNFoLD, il laboratorio di diagnostica del flusso instabile della Scuola Politecnica Federale di Losanna (EPFL). Il merito va a Sébastien Le Fouest e Karen Mulleners che, in un’anteprima mondiale hanno migliorato questa specifica tecnologia impiegando un algoritmo di apprendimento automatico.

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Turbine eoliche VAWT, vantaggi e svantaggi

Si tratta di un progresso a lungo atteso dal comparto. Le turbine eoliche ad asse verticale o VAWT per usare l’acronimo inglese di “Vertical-axis wind turbines” offrono sulla carta diversi vantaggi rispetto ai classici aerogeneratori ad asse orizzontale. Ruotando attorno ad un asse ortogonale al flusso in entrata, il loro lavoro risulta indipendente dalla direzione del vento, permettendogli di funzionare bene anche nei flussi d’aria urbani. Inoltre offrono un design più compatto e operano a frequenze di rotazione più basse, il che riduce significativamente il rumore e il rischio di collisione con uccelli e altri animali volanti. E ancora: le parti meccaniche della trasmissione possono essere posizionate vicino al suolo, facilitando la manutenzione e riducendo i carichi strutturali.

Perché allora non sono la scelta dominante sul mercato eolico? Come spiega lo stesso Le Fouest, si tratta di un problema ingegneristico: le VAWT funzionano bene solo con un flusso d’aria moderato e continuo. “Una forte raffica aumenta l’angolo tra il flusso d’aria e la pala, formando un vortice in un fenomeno chiamato stallo dinamico. Questi vortici creano carichi strutturali transitori che le pale non possono sopportare“, scrive Celia Luterbacher sul sito dell’EPFL.

Energia eolica e algoritmi genetici

Per aumentare la resistenza, i ricercatori hanno cercato di individuare profili di inclinazione ottimali.  Il lavoro è iniziato montando dei sensori, direttamente su una turbina in scala ridotta, a sua volta accoppiata ad un ottimizzatore funzionante con algoritmi genetici di apprendimento. Di cosa si tratta? Di una particolare tipologia di algoritmi euristici basati sul principio della selezione naturale.

Quindi muovendo la pala avanti e indietro con angoli, velocità e ampiezze diverse, hanno generato una serie di profili di inclinazione. “Come in un processo evolutivo, l’algoritmo ha selezionato i profili più efficienti e robusti e ha ricombinato i loro tratti per generare una ‘progenie’ nuova e migliorata”. Questo approccio ha permesso a Le Fouest e Mulleners non solo di identificare due serie di profili di passo che contribuiscono a migliorare significativamente l’efficienza e la robustezza della macchina, ma anche di trasformare la più grande debolezza delle turbine eoliche ad asse verticale in un punto di forza. I risultati sono riportati su un articolo recentemente pubblicato sulla rivista Nature Communications.

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Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.