Rinnovabili • Mobilità elettrica Italia: mercato usato EV fermo allo 0,5%

Il 2023 dolceamaro della mobilità elettrica in Italia

La corsa alla mobilità elettrica in Italia è una gara sui 100 metri ma il Belpaese la sta affrontando col passo più lento di chi corre la maratona. La quota di mercato degli EV è 1/3 della media europea e il mercato dell’usato è fermo allo 0,5% dei passaggi di proprietà. Segnali positivi dallo sviluppo della rete di ricarica, ma restano ancora lontani gli obiettivi PNRR sulla ricarica rapida e in autostrada

Mobilità elettrica Italia: mercato usato EV fermo allo 0,5%
Foto di Michael Marais su Unsplash

Repower pubblica l’8° edizione del rapporto sulla mobilità elettrica in Italia

(Rinnovabili.it) – Italia promossa per la crescita dell’infrastruttura di ricarica nel 2023: la tendenza è positiva e fa ipotizzare che si riesca a ridurre presto il distacco che ci separa da altri paesi europei.  Mentre i dati sulla diffusione di auto elettriche sono solo “timidamente positivi”. E anche il mercato dell’usato – che potrebbe essere un fattore di propulsione importante grazie a prezzi più bassi – resta ancora al palo. È la fotografia della mobilità elettrica in Italia l’anno scorso scattata da Repower nell’8° edizione del White Paper sulla mobilità sostenibile.

Luci e ombre delle colonnine di ricarica

Il dato più positivo riguarda le colonnine di ricarica. Partiamo dai numeri assoluti: a fine 2023 i punti di ricarica pubblici registrano una crescita pari al +38% rispetto al 2022, per un totale di 50.678 unità, distribuite su 26.997 infrastrutture. L’ultimo trimestre è in accelerazione con 280 punti installati a settimana, di media. “La strada da fare è però ancora lunga: il target finale del PNRR prevede infatti di installare oltre 21 mila punti di ricarica rapida entro giugno 2026 (7.500 in autostrada e 13.000 nei centri urbani)”, sottolinea il rapporto.

I ritardi della mobilità elettrica in Italia

I problemi più consistenti sono, ancora una volta, quelli relativi alla penetrazione della mobilità elettrica in Italia. Le nuove immatricolazioni di EV sono cresciute del 35% rispetto al 2022, ma in termini assoluti i numeri sono molto bassi rispetto ai principali mercati europei dell’auto, con il Belpaese fermo attorno alle 65mila unità/anno. E la quota di mercato degli EV in Italia stenta a crescere: si ferma al 4,2% contro il 14,6% europeo.

“Ci siamo lasciati alle spalle un anno caratterizzato da luci e ombre, con alcuni settori che sono andati avanti a passo sostenuto, come le infrastrutture di ricarica, e altri meno, come le vendite di auto a zero emissioni in Italia”, commenta Fabio Bocchiola, CEO di Repower Italia. Che vede una realtà fatta di “segnali incoraggianti ma anche di preoccupazioni per l’impatto reale di una rivoluzione che non è in discussione se non nei tempi della sua piena applicazione”.

Per accelerarla servirebbe una rimodulazione degli incentivi ma anche una scossa al mercato dell’usato. Che invece non decolla, anzi. “Proprio nel mercato dell’usato, l’elettrico stenta a conquistare spazi, restando fermo a una quota dello 0,5% dei passaggi di proprietà nel 2023, nonostante i prezzi convenienti rispetto a diesel e benzina”, nota il rapporto. “Esistono però settori in crescita, come il noleggio, le flotte aziendali e il turismo su cui si può fare leva, insieme alla diffusione sempre più capillare delle reti di ricarica e ad adeguati incentivi, per avvicinare fasce più ampie di opinione pubblica ad abbracciare un nuovo modello di mobilità”.


Rinnovabili • Turbine eoliche ad asse verticale

Turbine eoliche ad asse verticale, efficienza migliorata del 200%

Dall'EPFL svizzero il primo studio che applica un algoritmo di apprendimento automatico alla progettazione della pale delle turbine VAWT

Turbine eoliche ad asse verticale
via depositphotos

Nuovi progressi per le turbine eoliche ad asse verticale

Un aumento dell’efficienza del 200% e una riduzione delle vibrazioni del 70%. Questi due dei grandi risultati raggiunti nel campo delle turbine eoliche ad asse verticale,  presso l’UNFoLD, il laboratorio di diagnostica del flusso instabile della Scuola Politecnica Federale di Losanna (EPFL). Il merito va a Sébastien Le Fouest e Karen Mulleners che, in un’anteprima mondiale hanno migliorato questa specifica tecnologia impiegando un algoritmo di apprendimento automatico.

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Turbine eoliche VAWT, vantaggi e svantaggi

Si tratta di un progresso a lungo atteso dal comparto. Le turbine eoliche ad asse verticale o VAWT per usare l’acronimo inglese di “Vertical-axis wind turbines” offrono sulla carta diversi vantaggi rispetto ai classici aerogeneratori ad asse orizzontale. Ruotando attorno ad un asse ortogonale al flusso in entrata, il loro lavoro risulta indipendente dalla direzione del vento, permettendogli di funzionare bene anche nei flussi d’aria urbani. Inoltre offrono un design più compatto e operano a frequenze di rotazione più basse, il che riduce significativamente il rumore e il rischio di collisione con uccelli e altri animali volanti. E ancora: le parti meccaniche della trasmissione possono essere posizionate vicino al suolo, facilitando la manutenzione e riducendo i carichi strutturali.

Perché allora non sono la scelta dominante sul mercato eolico? Come spiega lo stesso Le Fouest, si tratta di un problema ingegneristico: le VAWT funzionano bene solo con un flusso d’aria moderato e continuo. “Una forte raffica aumenta l’angolo tra il flusso d’aria e la pala, formando un vortice in un fenomeno chiamato stallo dinamico. Questi vortici creano carichi strutturali transitori che le pale non possono sopportare“, scrive Celia Luterbacher sul sito dell’EPFL.

Energia eolica e algoritmi genetici

Per aumentare la resistenza, i ricercatori hanno cercato di individuare profili di inclinazione ottimali.  Il lavoro è iniziato montando dei sensori, direttamente su una turbina in scala ridotta, a sua volta accoppiata ad un ottimizzatore funzionante con algoritmi genetici di apprendimento. Di cosa si tratta? Di una particolare tipologia di algoritmi euristici basati sul principio della selezione naturale.

Quindi muovendo la pala avanti e indietro con angoli, velocità e ampiezze diverse, hanno generato una serie di profili di inclinazione. “Come in un processo evolutivo, l’algoritmo ha selezionato i profili più efficienti e robusti e ha ricombinato i loro tratti per generare una ‘progenie’ nuova e migliorata”. Questo approccio ha permesso a Le Fouest e Mulleners non solo di identificare due serie di profili di passo che contribuiscono a migliorare significativamente l’efficienza e la robustezza della macchina, ma anche di trasformare la più grande debolezza delle turbine eoliche ad asse verticale in un punto di forza. I risultati sono riportati su un articolo recentemente pubblicato sulla rivista Nature Communications.

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.