Due consigli a Bruxelles per tagliare le emissioni del settore navale

Uno studio dell’University Maritime Advisory Services di Londra analizza la proposta di allargamento dell’ETS UE anche al comparto marittimo. Perché funzioni e inneschi la decarbonizzazione del settore, servono prezzi del carbonio doppi e l’applicazione a tutte le rotte che coinvolgono l’UE

emissioni del settore navale
Foto di Albrecht Fietz da Pixabay

Le emissioni del settore navale sono il 13% di quelle dei trasporti UE

(Rinnovabili.it) – Serve un prezzo del carbonio doppio rispetto a oggi e la copertura più ampia possibile, oltre l’intera Area economica europea (Eea). Altrimenti allargare l’ETS UE alle navi, come ha proposto la Commissione con il pacchetto Fit for 55 lo scorso luglio, non servirà a nulla. Sono i due punti chiave per abbattere davvero le emissioni del settore navale secondo uno studio dell’University Maritime Advisory Services (Umas) londinese.

Il valore dei crediti di carbonio europei, quest’anno, è triplicato. Dai 33 euro per tonnellata di CO2 di inizio gennaio siamo arrivati – complice anche un’impennata dei prezzi tra novembre e dicembre – a sfiorare la soglia dei 90 euro l’8 dicembre. Secondo Umas, però, questi valori sono ancora troppo bassi per funzionare come incentivo per la decarbonizzazione del comparto marittimo.

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Il rischio, spiega l’istituto inglese, è che gli armatori trovino più conveniente comprare crediti di carbonio fuori dal comparto marittimo che investire in misure e tecnologie per l’efficientamento. La soglia oltre la quale l’ETS servirebbe sicuramente per far calare le emissioni del settore navale sarebbe di almeno di 152-169 euro/tCO2.

C’è poi uno dei capitoli più spinosi dell’allargamento dell’ETS che Bruxelles deve presidiare senza tentennamenti: quello di quali tratte sono coperte dal mercato del carbonio. L’opzione proposta a luglio conteggia per intero le tratte intra-Eea e solo al 50% quelle da e per destinazioni fuori dall’Area economica europea.

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Troppo poco per innescare un processo di trasformazione del settore a livello globale, come la natura di questo comparto richiede, sottolinea Umas. “Poiché le navi che commerciano a livello internazionale, come le portarinfuse, i container e le petroliere, passano poco tempo all’interno dell’Eea, la copertura internazionale o extra-Eea è importante per il successo del sistema”, si legge nel rapporto. Estendere ulteriormente la portata dell’ETS dal 50% al 100% dei viaggi extra-Eea potrebbe aumentare le emissioni coperte dal sistema del 70%”. Un’ipotesi che “pesa” molto politicamente, perché punirebbe di fatto tutti i partner commerciali dei Ventisette. (lm)

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