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Kayak: uno sport sostenibile alla portata di tutti

Oltre ad essere una pratica sportiva sostenibile e a ridotto impatto ambientale, che permette di immergersi nella natura, praticare kayak offre innumerevoli benefici sia per il corpo che per la mente

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Foto di Dimitris Vetsikas da Pixabay

Il kayak, spesso definito erroneamente canoa, figura senza alcun dubbio come lo sport preferito da chi predilige il contatto con la natura e desidera mantenersi in forma in maniera “dolce”, senza tuttavia rinunciare al proprio spirito avventuroso.

Praticare kayak risulta infatti un’attività idonea a tutti, giovani e “meno giovani”, senza richiedere una particolare preparazione atletica: è sufficiente il contesto naturale e selvaggio di un corso d’acqua in alta montagna per trascorrere qualche ora in totale libertà, respirando aria salubre e mettendo alla prova il proprio fisico, senza sottoporlo a particolare stress.

Il kayak rappresenta al contempo uno sport individuale che, pur offrendo la possibilità di vivere tale esperienza in compagnia, ora più che mai offre tutta la sicurezza del distanziamento sociale imposto dalla pandemia relativa al Covid-19 che ha sfortunatamente colpito anche il nostro Paese: una valida alternativa a una passeggiata o a un trekking che inevitabilmente comporta un maggior contatto con i partecipanti.

Da non sottovalutare inoltre il vantaggio di poter compiere una scelta sostenibile, riducendo al minimo l’impatto ambientale: il kayak non necessita infatti dell’utilizzo di un motore ma semplicemente della “forza delle braccia”. Non produce pertanto emissioni di CO2 e non inquina in alcun modo l’ambiente circostante, apparendo ecologico e rispettoso.

Differenza tra kayak e canoa

In molti tendono tuttavia a confondere il kayak con la canoa, due imbarcazioni con fini diametralmente differenti. Se infatti la canoa è stata concepita per discendere rapidamente i corsi d’acqua, offrendo la possibilità di navigare superfici lacustri, definire le canoe da mare appare improprio poiché tale contesto, a causa dei venti potrebbe risultare poco sicuro e inaffidabile.

La canoa da lago, classica imbarcazione di origine canadese, originariamente realizzata in legno e dalla forma affusolata, prevede che il conducente si ponga in ginocchio, utilizzando una sola pala o pagaia per effettuare ogni genere di spostamento. 

Ciò che invece distingue il kayak dalla canoa, è esattamente la relativa struttura: è infatti dotato di un ponte continuo che ne garantisce la tenuta stagna. Tale fattore implica in questo caso che il conducente debba introdurvisi all’interno tramite una sorta di pozzetto, diversamente dalla canoa che appare completamente aperta.

In entrambi i casi si assume tuttavia una posizione frontale rispetto al senso di marcia. Cosa rende tuttavia il kayak una scelta ottimale adatta a tutti? Proprio la posizione seduta, più sicura ed estremamente confortevole, particolarmente adatta se si sceglie di affrontare un tragitto di notevole estensione che di norma potrebbe comportare fatica e particolare sforzo.

Tale condizione è agevolata dall’utilizzo di una doppia pagaia da utilizzare alternativamente per consentire la marcia della piccola imbarcazione.

Come si utilizza il kayak

Quando si parla di kayak, condizione necessaria ad affrontare tale sport è senza dubbio essere in grado di nuotare discretamente, questo poiché il rovesciamento di tale imbarcazione può accadere con una certa frequenza, necessitando di essere affrontato in sicurezza e tranquillità al fine di riposizionarsi rapidamente in maniera corretta. Tuttavia il giubbotto salvagente appare un elemento imprescindibile per ovvi motivi.

Gesto fondamentale per chi si approccia a tale sport, è proprio la pagaiata, a prescindere dal contesto naturale scelto, che sia un corso d’acqua o un lago: la prima pagaiata in genere deve essere sempre ampia poiché conferisce equilibrio e un ottimale controllo del mezzo.

Successivamente tale gesto diviene progressivamente più stretto e verticale: in questo modo si incrementa la velocità, riducendo al contempo lo sforzo.

Importante è poi imparare a salire e scendere correttamente dall’imbarcazione, sia dall’acqua che dalla terra ferma, questo per essere in grado di affrontare al meglio ogni eventuale criticità.

Quale attrezzatura è necessaria per praticare kayak

Come avviene per ogni genere di attività sportiva (e seguendo i consigli della Federazione italiana), anche per praticare kayak occorre munirsi di un’attrezzatura specifica. Sarà dunque necessario un giubbotto di salvataggio in grado di garantire sicurezza, permettendo non solo di mantenersi a galla, ma svolgendo altresì una funzione termica a carico dell’area toracica.

Indispensabili poi le pagaie, caratterizzate da una pala doppia generalmente in alluminio: la lunghezza in questo caso varia in funzione della conformazione fisica del conducente.

Ovviamente a giocare un ruolo fondamentale resta l’imbarcazione, il kayak appunto, che deve garantire stabilità, caratteristica ricercata dai principianti come dai professionisti. Meglio in questo caso orientarsi su un’imbarcazione che presenti uno scafo piatto e largo e con angoli quasi retti tra fondo e lati, perfetto per assicurare un maggior controllo, seppur a discapito della maneggevolezza e velocità.

Kayak dalla caratteristica forma a V a carico del fondo promuovono invece l’agilità, ponendo ovviamente in secondo piano la stabilità. 

Il comfort resta comunque un criterio essenziale anche per i principianti, specie se l’intento è quello di effettuare lunghe sessioni: meglio dunque un sedile, un poggiapiedi e uno schienale di qualità che consentano di ridurre in maniera significativa la fatica e la stanchezza.

Benefici e vantaggi del kayak

Oltre ad essere una pratica sportiva sostenibile e a ridotto impatto ambientale, che permette al contempo di immergersi nella natura con tutti i benefici che da essa derivano, praticare kayak offre innumerevoli benefici sia per il corpo che per la mente.

Rappresenta infatti un’attività sportiva completa, che può essere facilmente praticata da chiunque, dai bambini di età superiore agli 8 anni fino addirittura agli anziani. Il kayak permette di allenare l’intera parte superiore del tronco, migliorando sensibilmente l’attività respiratoria così come quella cardiaca.

Consente al contempo di favorire e promuovere il metabolismo, agevolando la perdita di peso a vantaggio dell’incremento di massa magra: aiuta a prevenire il diabete e l’ipertensione e rappresenta un valido aiuto nel combattere lo stress.

Il kayak porta infatti in maniera naturale e spontanea, a ridurre i ritmi frenetici del quotidiano, favorendo un rapporto con la natura e l’ambiente più autentico e consapevole, in grado di favorire il rilassamento mentale.  

Tuttavia prima di iniziare, condizione fondamentale sarà l’addestramento da parte di un istruttore in grado di insegnare tutte le tecniche utili a pagaiare correttamente così come la postura da assecondare: un approccio consapevole permette infatti di vivere tale sport in sicurezza, imparando a gestire al meglio ogni evento o criticità.

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.


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Turbine eoliche ad asse verticale, efficienza migliorata del 200%

Dall'EPFL svizzero il primo studio che applica un algoritmo di apprendimento automatico alla progettazione della pale delle turbine VAWT

Turbine eoliche ad asse verticale
via depositphotos

Nuovi progressi per le turbine eoliche ad asse verticale

Un aumento dell’efficienza del 200% e una riduzione delle vibrazioni del 70%. Questi due dei grandi risultati raggiunti nel campo delle turbine eoliche ad asse verticale,  presso l’UNFoLD, il laboratorio di diagnostica del flusso instabile della Scuola Politecnica Federale di Losanna (EPFL). Il merito va a Sébastien Le Fouest e Karen Mulleners che, in un’anteprima mondiale hanno migliorato questa specifica tecnologia impiegando un algoritmo di apprendimento automatico.

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Turbine eoliche VAWT, vantaggi e svantaggi

Si tratta di un progresso a lungo atteso dal comparto. Le turbine eoliche ad asse verticale o VAWT per usare l’acronimo inglese di “Vertical-axis wind turbines” offrono sulla carta diversi vantaggi rispetto ai classici aerogeneratori ad asse orizzontale. Ruotando attorno ad un asse ortogonale al flusso in entrata, il loro lavoro risulta indipendente dalla direzione del vento, permettendogli di funzionare bene anche nei flussi d’aria urbani. Inoltre offrono un design più compatto e operano a frequenze di rotazione più basse, il che riduce significativamente il rumore e il rischio di collisione con uccelli e altri animali volanti. E ancora: le parti meccaniche della trasmissione possono essere posizionate vicino al suolo, facilitando la manutenzione e riducendo i carichi strutturali.

Perché allora non sono la scelta dominante sul mercato eolico? Come spiega lo stesso Le Fouest, si tratta di un problema ingegneristico: le VAWT funzionano bene solo con un flusso d’aria moderato e continuo. “Una forte raffica aumenta l’angolo tra il flusso d’aria e la pala, formando un vortice in un fenomeno chiamato stallo dinamico. Questi vortici creano carichi strutturali transitori che le pale non possono sopportare“, scrive Celia Luterbacher sul sito dell’EPFL.

Energia eolica e algoritmi genetici

Per aumentare la resistenza, i ricercatori hanno cercato di individuare profili di inclinazione ottimali.  Il lavoro è iniziato montando dei sensori, direttamente su una turbina in scala ridotta, a sua volta accoppiata ad un ottimizzatore funzionante con algoritmi genetici di apprendimento. Di cosa si tratta? Di una particolare tipologia di algoritmi euristici basati sul principio della selezione naturale.

Quindi muovendo la pala avanti e indietro con angoli, velocità e ampiezze diverse, hanno generato una serie di profili di inclinazione. “Come in un processo evolutivo, l’algoritmo ha selezionato i profili più efficienti e robusti e ha ricombinato i loro tratti per generare una ‘progenie’ nuova e migliorata”. Questo approccio ha permesso a Le Fouest e Mulleners non solo di identificare due serie di profili di passo che contribuiscono a migliorare significativamente l’efficienza e la robustezza della macchina, ma anche di trasformare la più grande debolezza delle turbine eoliche ad asse verticale in un punto di forza. I risultati sono riportati su un articolo recentemente pubblicato sulla rivista Nature Communications.

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