Il progetto ENEA sulle smart road dichiara “guerra” alle buche

Le nostre strade diventeranno smart road grazie a sensori posti sulle auto che mappano lo stato della carreggiata e suggeriscono riparazioni

smart road
Foto di Joey Kyber su Unsplash

Tra intelligenza artificiale e georeferenziazione, le smart road puntano a cambiare le città

(Rinnovabili.it) – Nel futuro le nostre strade saranno vere e proprie smart road, con le stesse auto elettriche destinate a diventare “sensori mobili” capaci di mappare le condizioni della città e valutarne la sicurezza, ottimizzare i consumi e il comfort di guida. Un futuro forse nemmeno molto lontano, dato che ci sta lavorando l’ENEA con il suo laboratorio di robotica e intelligenza artificiale. Grazie a un finanziamento del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, “l’idea di base è quella di veicoli a guida autonoma che fungano da sensori per misurare in modo capillare le condizioni della città, con benefici anche in termini di risparmio energetico e sostenibilità”, spiega Sergio Taraglio, ricercatore ENEA responsabile del progetto.

Il lavoro di ENEA si basa in questo momento sull’analisi dello stato del manto stradale grazie alla messa a punto due diversi sensori. Come spiega l’istituto in una nota, “il primo utilizza un LIDAR (Light Detection and Ranging), basato su laser, per misurare con notevole precisione le distanze geometriche, mentre il secondo consiste in una telecamera montata frontalmente sul veicolo che analizza il flusso video con tecniche di intelligenza artificiale”.

Così le smart road saranno anche strade più sicure

Questi due sensori raccolgono dati che permettono di valutare lo stato delle nostre strade. Il primo individua irregolarità come buche o dossi e li indica in rosso su uno schermo. L’intelligenza artificiale invece raccoglie le immagini della telecamera ed elabora informazioni che sfuggono al primo sensore. All’IA spetta valutare tutti quei difetti come strisce pedonali sbiadite o fessurazioni a reticolo. Le informazioni sul difetto stradale, georeferenziate, vengono poi inviate al gestore della smart city per mappare le condizioni stradali e pianificare eventuali riparazioni.

Altri dati chiave che sarà possibile ricavare implementando una mobilità più smart riguardano la qualità dell’aria o l’inquinamento acustico. Attraverso le analisi dell’ambiente svolte sui dati recuperati dai sensori posti sulle auto, quindi, l’idea è migliorare anche la qualità dell’aria e la vivibilità dei centri urbani.

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