Case automobilistiche europee in ritardo nelle forniture di minerali rari 

Il settore si è assicurato meno di un quinto dei minerali rari per produrre batterie per auto elettriche e le filiere sono poco trasparenti

minerali rari
Foto di Kumpan Electric su Unsplash

L’analisi di T&E sulle catene di approvvigionamento dei minerali rari

(Rinnovabili.it) – L’industria automobilistica è molto indietro nell’approvvigionamento di minerali rari per la produzione di batterie per auto elettriche. Un ritardo che dovrebbe preoccupare costruttori e decisori politici. Significa, infatti, che le strategie per decarbonizzare i trasporti europei potrebbero incepparsi. Almeno è questa la chiave in cui l’ONG Transport & Environment presenta la faccenda.

L’organizzazione ha infatti analizzato i contratti di fornitura resi pubblici dalle aziende e ha raccolto i risultati un nuovo rapporto. Il dossier dice che le case automobilistiche operanti nel mercato europeo si sono assicurate meno di un quinto (16%) dei metalli chiave per la produzione di batterie di cui avranno bisogno da qui al 2030. 

Cobalto, litio e nichel: manca una strategia

Solo sei case automobilistiche hanno contratti a lungo termine per i tre minerali rari (cobalto, litio e nichel). Si tratta di Tesla, BYD, VW, Ford, Renault e Stellantis. Tra queste, “solo Tesla e BYD stanno facendo abbastanza per garantirsi le forniture necessarie a raggiungere i loro obiettivi di vendita per il 2030”, spiega una nota di T&E. “La maggior parte dei produttori europei sono molto indietro”. 

L’associazione ha stilato una classifica delle case automobilistiche. La graduatoria valuta il posizionamento nella catena di approvvigionamento delle batterie sotto diversi aspetti. I parametri sono: quantità di materie prime assicurate, capacità di produzione di celle, accountability nella filiera.

Per il primo parametro, Tesla è in testa alla classifica. Le sue strategie di approvvigionamento vengono valutate come “solide”. Tuttavia, “appare in ritardo per quanto riguarda il suo livello di accountability nella catena di approvvigionamento”. La tedesca Volkswagen si piazza bene in tutte le tre categorie utilizzate da T&E. L’indiana BYD, invece, “è prima in termini di capacità di approvvigionamento di materie prime ma è in svantaggio quando si analizza la sua supply chain, per la scarsa disponibilità di informazioni sull’approvvigionamento sostenibile”. 

Approvvigionamenti sostenibili da migliorare

Per misurare l’accountability, Transport & Environment considera la tracciabilità delle materie prime, l’intensità di carbonio nella filiera e la tutela dei diritti umani e delle popolazioni indigene. BMW, Mercedes-Benz e Volkswagen sono le prime tre case automobilistiche per livelli di responsabilità nella supply chain.

Rilocalizzazione, serve più impegno 

Riguardo invece alla capacità di produzione, Volkswagen, Stellantis e Mercedes-Benz, (insieme a Renault), sono le uniche a sostenere le start-up dell’UE nei settori dei componenti per batterie e della lavorazione dei minerali. Secondo T&E, “il sostegno dell’industria automobilistica alla localizzazione in Europa della raffinazione e produzione di catodi e di altri componenti può contribuire a far crescere la green tech nel continente, aumentando al contempo la sicurezza dell’approvvigionamento”. 

“C’è un chiaro scollamento tra gli obiettivi di produzione di veicoli elettrici dichiarati dalle case automobilistiche e le loro strategie per l’approvvigionamento di minerali critici”, dice Andrea Boraschi, direttore dell’ufficio italiano di T&E. “Tesla e BYD sono molto più avanti rispetto alla maggior parte degli operatori europei, che si stanno preparando con ritardo alla sfida per assicurarsi i metalli necessari per la transizione all’elettrico”.

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