Città italiane lontane dagli obiettivi su clima e mobilità al 2030

La campagna ‘Clean cities’ di Legambiente per una ripartenza ‘verde’ e per la lotta ai cambiamenti climatici. Analisi e stress test su indicatori ambientali e di sicurezza. “Le risorse del Pnrr possono rappresentare un’occasione unica nel suo genere che può rendere le città protagoniste di un cambiamento epocale. L’appello ai sindaci e alle amministrazioni delle città italiane, perché siano ambiziosi e perché propongano progetti concreti di riqualificazione urbana, per accelerare la transizione ecologica delle nostre città”

città italiane
Foto di Mauricio A. da Pixabay

di Tommaso Tetro

(Rinnovabili.it) – Le città italiane sono ancora molto lontane dagli obiettivi di mobilità e sicurezza fissati al 2030. E’ il messaggio di sintesi che emerge da ‘Clean cities’, la campagna itinerante di Legambiente che ha acceso i riflettori sul ruolo che le città italiane possono giocare nella ripartenza ‘verde’ e soprattutto quali avamposto nella lotta ai cambiamenti climatici.

Da Nord a Sud del Paese, la campagna ha toccato 15 capoluoghi italiani (Padova, Milano, Torino, Genova, Bologna, Firenze, Ancona, Perugia, Roma, Cagliari, Pescara, Napoli, Bari, Palermo e Catania) e ha acceso i riflettori sui principali indicatori urbani come per esempio ciclabilità, mobilità elettrica, sicurezza e inquinamento dell’aria. Le 15 città sono state sottoposte ad uno stress test per misurare la capacità di risposta agli obiettivi al 2030, e all’esigenza di investire in una mobilità più sostenibile. Ed è cosi che è stata analizzata la distanza tra le politiche che i 15 capoluoghi stanno attuando e quelle da mettere in atto con i fondi europei del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) per raggiungere i target, e soprattutto per mettere in pratica un sistema di mobilità e trasporti sostenibili più resiliente.

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Il risultato è che sono “estremamente gravi” gli indici di traffico e sicurezza, sia relativa agli incidenti che all’inquinamento. In particolare, Roma, Ancona, Cagliari, Catania, Padova, Perugia e Pescara sono quelle più inquinate e meno sicure. Le uniche città appena sufficienti per l’adozione di politiche dedicate al potenziamento della ciclabilità, strade 30 e 20 all’ora, elettrificazione di mezzi pubblici e sharing mobility sono Bologna, Milano e Firenze. Secondo Legambiente “nell’anno terribile del Covid l’Italia ha subito un record di morti” e di perdita di natalità, ma abbiamo aumentato di 300mila unità le auto di proprietà. Si è speso un miliardo di euro in bonus auto nuove, ma non siamo riusciti a tenere aperti asili e scuole. Abbiamo chiuso l’anno con quasi 39 milioni di auto e 36 milioni di patenti. “Con quella cifra avremmo potuto acquistare ben 2.500 autobus elettrici o 40mila taxi e car sharing elettrici per 100 città, riducendo le emissioni di oltre 100mila tonnellate di CO2 l’anno”.

Le città definite più ‘ciclabili’, in base ai risultati, sono Torino (79% dei chilometri realizzati), Milano (63%), Padova (58%) e Firenze (51%), seguite da Cagliari (44%) e Bologna (39%). Restano indietro tutte le altre: Pescara (30% dei km realizzati), Roma (28%), Palermo (20%), Bari (20%), Perugia (18%), Genova (16%), Napoli (16%), Ancona (7%), Catania (2%).

Su tutto però la fotografia di Legambiente registra un Paese che deve necessariamente accelerare verso una mobilità a emissioni zero, anche per ridurre il livello di inquinamento che le affligge: in tutte le 15 città toccate dalla campagna la quantità di PM10 supera il valore soglia indicato dall’Organizzazione mondiale della sanità (pari a 20 microgrammi al metro cubo), con picchi di criticità rilevati nelle città di Torino (35 microgrammi al metro cubo), Milano (34 microgrammi) e Padova (35 microgrammi). Critico l’andamento di tutte le altre città toccate dalla campagna: Bari, Ancona, Bologna, Cagliari, Genova, Napoli, Palermo, Pescara e Roma mostrano un livello di PM10 che oscilla tra i 23 e i 28 microgrammi. Gli impatti sono evidenti anche sul Piano economico: i costi medi annuali per abitante relativi ai costi sociali e ambientali dell’inquinamento (perdita di anni di vita, ricoveri ospedalieri, giornate di lavoro), viaggiano dai mille a quasi 3mila euro l’anno, una somma che rappresenta in media oltre il 5% del Pil pro-capite.

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Anche per quel che riguarda l’estensione della rete stradale a velocità ridotta (strade 20 e 30 all’ora) tutte le città sono molto lontane dagli obiettivi cittadini al 2030. Inoltre, entro il 2030, in media l’80% delle strade urbane, dovranno diventare a 30 km orari. In questo modo si potranno percorrere in sicurezza anche in bici, monopattino e i marciapiedi saranno finalmente dedicati ai pedoni. Nei centri urbani densi (Milano, Torino, Bologna, Napoli, al centro di Roma) la mobilità elettrica, pubblica e condivisa (dal treno al monopattino) è già una realtà economicamente accessibile ai cittadini di tutte le fasce sociali, più economica e funzionale dell’auto privata. Tanto che in questi ambiti urbani diminuisce il tasso di motorizzazione e aumenta la frequenza degli spostamenti quotidiani.

Ma in generale l’offerta dei mezzi pubblici – viene rilevato è oggi insufficiente, al di sotto dell’offerta delle città europee e delle necessità di città metropolitane. Stessa cosa vale per l’offerta di servizi di sharing mobility, auto e bici. Inoltre ci sono ancora 12.500 bus diesel Euro 4 o più vecchi nelle città italiane, mezzi che dovrebbero essere sostituiti entro il 2026 con altri solo elettrici. Il Pnrr prevede di usare i fondi europei per acquistare solo 5.139 autobus per tutta Italia, ben 2.730 veicoli alimentati a gas (Gnc o Gnl, che inquinano ormai come i diesel), solo 2.051 a propulsione elettrica e 358 costosissimi bus alimentati a idrogeno.

“Abbiamo deciso di portare avanti la campagna malgrado il lockdown, per pensare e prepararci a un post pandemia che non deve assomigliare alla normalità di prima, fatta di traffico, incidenti e inquinamento – dichiara Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente – le risorse del Pnrr possono rappresentare un’occasione unica nel suo genere, una grande opportunità che può rendere le città protagoniste di un cambiamento epocale, e che devono sbloccare le politiche in grado di puntare su una nuova realtà, e non a muovere cemento per le grandi opere. Con Clean Cities abbiamo creato un network tra i capoluoghi italiani per far fronte alla decarbonizzazione e per raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 fissati dall’Unione europea al 2030 e al 2050″. Legambiente rivolge un appello “ai sindaci e alle amministrazioni delle città italiane, perché siano ambiziosi e perché propongano progetti concreti di riqualificazione urbana. Noi saremo al loro fianco per accelerare la transizione ecologica delle nostre città”.

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