Carne coltivata: di cosa si tratta realmente e perché il governo italiano ha scelto di vietarla

Esistono dei pro e dei contro, così come ancora alcuni aspetti controversi su cui la comunità scientifica si sta interrogando

Carne coltivata
Via depositphotos.com

di Daniela Maurizi

L’Italia è il primo Paese al mondo a mettere nero su bianco il divieto di commercializzazione di carne coltivata. Definirla “sintetica”, infatti, è un errore, dal momento che non viene effettuata nessuna sintesi in laboratorio, ma una vera e propria coltivazione. Ci sono una serie di punti controversi su questo argomento che ritengo opportuno chiarire, per comprendere senza alcun tipo di pregiudizio la scelta del governo italiano, e per farci un’opinione basata su solidi fatti scientifici.

Che cos’è e come si produce la carne coltivata

La carne coltivata è un alimento ricavato per mezzo di tecniche innovative alla cui base si trovano la coltura cellulare, l’ingegneria tissutale e la fermentazione di precisione. In particolare, l’ingegneria cellulare e tissutale consente di coltivare cellule e tessuti in assenza dell’organismo intero. Vale a dire che, prelevando poche cellule da un muscolo o da altro organo, queste possono essere coltivate in condizioni controllate. 

Queste cellule vengono estratte attraverso una biopsia da polli, bovini o altri animali e fatte crescere su un terreno ricco di nutrienti all’interno di ambienti controllati dedicati a questo scopo; dopodiché, all’interno di questi bioreattori, le cellule vengono a comporre i tessuti della carne, dando vita al prodotto desiderato. 

È una tecnologia già ampiamente usata in medicina per rigenerare cellule danneggiate o malate, così come in campo alimentare per produrre prodotti specifici come proteine, oligosaccaridi del latte identici a quelli del latte umano, vitamine oppure fibre. 

I pro e i contro della carne coltivata

Come ogni prodotto alimentare, la carne coltivata è sotto valutazione dell’EFSA, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare. Esistono sicuramente dei pro e dei contro, così come ancora alcuni aspetti controversi su cui la comunità scientifica si sta interrogando.

Fra i pro possiamo elencare:

  1. La sostenibilità ambientale: gli allevamenti di carne sono, ad oggi, uno degli elementi più inquinanti sul Pianeta per lo sfruttamento del suolo, dell’acqua e delle emissioni prodotte: passando all’ingegneria e alla coltivazione cellulare, si ridurrebbe di molto l’impatto ambientale;
  2. La questione etica: poiché la carne coltivata è prodotta in laboratorio, essa non prevede la macellazione degli animali. Attenzione però: non possiamo ancora definire questo metodo 100% cruelty free, ma speriamo che con il miglioramento delle tecnologie questo traguardo possa essere raggiunto il prima possibile.

Invece, i detrattori della carne coltivata individuano in essa due criticità: il sapore e la qualità nutrizionale. Sicuramente, può diventare complicato riprodurre in laboratorio tutte le caratteristiche organolettiche della carne tradizionale e la tentazione potrebbe essere quella di compensare con aromi e additivi, il cui utilizzo è comunque regolamentato dalla normativa europea.

Dal punto di vista nutrizionale, è stato rilevato che la carne coltivata risulta carente in proteine, vitamine e sali minerati, tutti elementi che non possono essere forniti direttamente, ma devono essere aggiunti con integratori specifici. A questi elementi aggiungiamo anche alcuni aspetti ancora controversi come il benessere animale, la sicurezza a lungo termine sulla salute dei consumatori e l’aspetto economico.

Per affrontare queste e altre questioni, l’EFSA ha istituito una tavola rotonda per valutare la sicurezza dei nuovi alimenti nell’UE, compresa la carne coltivata, considerata per la normativa un novel food. Bisognerà comunque valutare la sicurezza alimentare della carne ottenuta in laboratorio per ogni singolo prodotto, in base alle sue proprietà particolari.

Il divieto del governo italiano e le decisioni in ambito comunitario

Quello che certamente tutti si stanno chiedendo è: la carne coltivata è davvero sicura?

Non esiste una risposta semplice a questa domanda. Finora all’EFSA non è ancora pervenuto un parere scientifico completo su questo argomento, tutt’ora in fase di valutazione. La carne coltivata è a tutti gli effetti un “novel food” e, in quanto tale, deve sottostare ai rigidi controlli comunitari prima di poter essere commercializzato, un po’ come è il caso dei prodotti a base di insetti.

Le motivazioni per cui il governo italiano ha vietato la carne coltivata nel nostro Paese sono riassumibili in due punti:

  • Garantire la salute umana;
  • Tutelare il patrimonio agroalimentare.

La verità, però, è che la commercializzazione della carne coltivata non è stata autorizzata all’interno dell’Unione Europea: ciò significa che il divieto del governo, in un certo senso, si rivolge a qualcosa che non è neppure stato autorizzato. Non solo: qualora mai l’EFSA dovesse dare un parere positivo sulla carne coltivata e, pertanto, autorizzarne il commercio, l’Italia non potrà far altro che accettare la decisione dell’UE, per il principio della libera circolazione delle merci all’interno degli Stati membri. Inoltre, il divieto potrebbe anche essere visto come discriminatorio verso chi produce e chi consuma carne coltivata.

Le decisioni in merito all’autorizzazione alla commercializzazione dei nuovi prodotti alimentari, come la carne coltivata, e ai requisiti di etichettatura sono di competenza degli enti UE di regolamentazione, ossia la Commissione europea insieme agli Stati membri dell’Unione, che effettua le sue scelte sulla base dei pareri scientifici espressi dall’EFSA, che ha un ruolo del tutto neutrale in questo, né favorevole né contrario. 

La Commissione ha già dichiarato che la tecnologia delle colture cellulari può contribuire a far raggiungere gli obiettivi della strategia “Dal produttore al consumatore” dell’UE per sistemi alimentari equi, sicuri, sani e sostenibili dal punto di vista ambientale. Se questo tipo di produzioni abbiano un futuro è ancora da vedersi.

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