Arriva da oltreoceano il prototipo di una boa costruita come un muscolo artificiale che assorbe l’energia del moto ondoso e la trasforma in elettricità
Produce ancora poca elettricità, ma promette grandi passi in avanti grazie alla semplicità della tecnologia impiegata. Si tratta del prototipo recentemente completato dai ricercatori del SRI International (Stanford Research Institute), situato nel Menlo Park, in California, basato sullo sfruttamento del moto ondoso dell’Oceano per la produzione di energia elettrica, fino ad oggi poco utilizzato per l’irregolarità e la imprevedibilità della fonte, costituita appunto dalle onde del mare, che come ovvio risultano incostanti e non sempre della medesima intensità su lunghi periodi. Lo studio, condotto e coordinato dal ricercatore capo Roy Kornbluh, e collaudato sul campo per la prima volta sul litorale della Florida, ha dato come risultato una tecnologia poco costosa per il tipo di materiali impiegati e di sicura fortuna grazie alle potenzialità insite nelle capacità applicative della boa e in grado di competere con le altre tecnologie di produzione di elettricità con le fonti rinnovabili di energia. I sistemi tradizionalmente impiegati prevedevano l’utilizzo di dispositivi elettromagnetici convenzionali come le dinamo a trasmissione complessa, i pistoni idraulici e le turbine, con una certa vulnerabilità di tutto il sistema dato dagli ingranaggi di trasmissione sottoposti a gravi sollecitazioni e facilmente corruttibili o difettosi. Il cuore di questo nuovo sistema invece è riconducibile ad un nastro in gomma, dello spessore di 0,1 mm, assicurato ad una zavorra: un cilindro situato nell’asse centrale verticale della boa, lasciato libero, contiene un rotolo di materiale di tipo elastico, una sorta di fascia in gomma,
Forse non tutti sanno che anche il nostro Paese, dal 2002, sta con successo sperimentando una tecnologia di sfruttamento del moto ondoso per trasformare l’energia delle correnti marine in corrente elettrica. Si tratta del progetto ENERMAR, che utilizza una turbina brevettata KOBOLD. Questo impianto pilota è stato installato nello stretto di Messina, ormeggiato a 150 metri dalla costa di fronte alla cittadina di Ganzirri, in cui la massima velocità della corrente, mai assente, è di circa 2 m/s e la profondità del mare è di 20 metri. L’efficienza globale misurata è pari a circa il 23%, mentre la quantità di energia che è possibile ottenere in un anno dal sito è circa 22000 Kilowattora. L’impianto è costituito da una turbina idraulica ad asse verticale tripala con diametro di 6 metri, assicurata ad una piattaforma galleggiante dal diametro di 10 metri, da tre pale, ognuna delle quali è sostenuta da due bracci carenati con rivestimento in carboresina,












