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News Enti Locali dal 23/10/07 al 29/10/07

*_FRA L’EDILIZIA SOSTENIBILE ANCHE LE OPERE SOCIALI DI SAVONA_*

_Tratto da Savonanotizie.it_

29/10/2007 – *Savona* – Le case inquinano? La Regione stanzia quasi un milione di euro per favorire l’edilizia sostenibile. La proposta è stata presentata dall’assessore regionale alle Politiche Abitative, Maria Bianca Berruti (nella foto) e accolta in Giunta.
Per la prima volta la Regione Liguria scommette su un’edilizia popolare di qualità che abbia tra i suoi principi fondanti la sostenibilità ambientale del singolo edificio. A questo proposito la Giunta ha assegnato 894.060,69 euro per sette interventi di edilizia residenziale sociale compresi nel programma regionale per il social housing che percepiranno il contributo. In pratica un finanziamento aggiuntivo per rendere più compatibili con l’ambiente gli edifici in questione.
“Può sembrare strano – ammette l’assessore – ma le case sono fonti di inquinamento per quanto riguarda le emissioni di gas serra provenienti dalle calderine, per un uso eccessivo di energia a fini domestici e un utilizzo spropositato di risorse idriche”. L’assessore Berruti ha così pensato di individuare 7 interventi pilota di edilizia residenziale pubblica per renderli punta di diamante dell’edilizia sostenibile in Liguria. Le strutture individuate con il contributo delle Agenzie regionali territoriali si trovano: alla Spezia e riguardano il recupero della ex scuola Limone, destinata a diventare un centro di accoglienza temporanea per poveri e persone disagiate, una nuova costruzione a completamento del quartiere Favaro, il recupero della ex scuola di Ortonovo, la nuova costruzione a Borgo Marinella; a Savona e riguardano le opere sociali in località Santuario; le “Case Gialle” in località Contrada S. Pietro a Quiliano e la nuova costruzione “Le Porrine” a Ospedaletti (IM). IL costo totale degli interventi ammonta a 6 milioni di euro di cui il 14% circa finanziato dalla Regione.
“Il contributo – spiega Berruti – è stato assegnato sulla base del livello di sostenibilità del singolo edificio, valutato in funzione di vari aspetti ambientali, quali il contenimento dei consumi termici invernali, l’illuminazione naturale, la produzione di acqua calda attraverso forme alternative come il fotovoltaico, la quantità di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili, fino ad arrivare al contenimento delle emissioni di anidride carbonica”. Per ciascun intervento il contributo regionale è pari a 84.865,81 euro, considerato che per ciascun alloggio l’importo medio delle opere aggiuntive necessarie a raggiungere specifiche prestazioni ambientali ammonta a 20.079 euro circa e che il contributo regionale arriva a coprire 15.414,84 euro ad alloggio.
“L’intervento che è stato considerato migliore sotto il profilo della sostenibilità edilizia – continua l’assessore – è stato quello presentato dal Comune della Spezia e relativo al recupero della ex scuola Limone che su un massimo di 5 punti ne ha totalizzati 4,22, potendo quindi ottenere una percentuale di co-finanziamento pari al 21,10% del costo di costruzione dell’intervento e cioè un contributo di 252.622,98 euro su un costo complessivo di 1.197.265 euro, riuscendo così a coprire quasi tutti gli oneri aggiuntivi necessari all’innalzamento della qualità edilizia che sono invece pari a € 344.696”. In pratica il protocollo di Kyoto applicato al costruire e all’abitare per case che siano rispettose dell’ambiente e che consumino meno risorse energetiche e idriche. Tenuto conto soprattutto che il comparto residenziale ligure è responsabile di circa il 35% delle emissioni di gas serra della regione e i consumi energetici ammontano a più del 28 per cento dei consumi complessivi di energia a livello regionale.
Gli accordi di programma quadro tra Regione Liguria, Enti locali e Arte per dare il via alle opere verranno siglati il 31 ottobre, l’avvio dei lavori è previsto entro la fine dell’anno, dopo le gare di appalto. La conclusione degli interventi dovrebbe avvenire nell’arco del 2008.
Il consumo di energia per usi domestici in Liguria è infatti pari a 1.177 Kw per abitante, un dato che risulta leggermente superiore alla media nazionale che ammonta a 1.142 Kwh per abitante, con punte massime di 1.259 Kwh. Un fatto che deriva anche dal periodo di costruzione dell’edificio, quelli più antichi infatti hanno una domanda energetica superiore del 30% rispetto ai limiti stabiliti dalla normativa nazionale.

*_ROMA SPINGE SULL’ELETTRICO STAZIONI GRATIS DI RICARICA_*

_Tratto da Repubblica.it_

28/10/2007 – *Roma* – Roma estende ad altri sette punti della città la rete di stazioni di ricarica per i mezzi elettrici fino ad una potenza di 3 KW; rete già attiva con le prime 4 stazioni inaugurate il 22 settembre 2002 in occasione della Giornata Europea “In città senza la mia auto”, un evento che si ripete, essendo oggi la “seconda domenica ecologica del 2007”.
Le postazioni attivate nel 2002 sono ubicate in via dei Pontefici, piazzale Aldo Moro, piazza Cola di Rienzo e Via Europa (48 punti di ricarica). Ora, entrano in funzione altre sette nuove stazioni, per un totale di altri 48 punti di ricarica, ubicate in piazza Istria, piazza Verdi, via del Melone, piazza Mastai, via Appia Nuova, Auditorium – Parco della Musica e ad Ostia, presso la sede del XIII Municipio (in allegato la scheda con le localizzazioni di dettaglio di tutte le stazioni di ricarica in funzione).
Prosegue dunque, da parte di Comune di Roma e Atac il lavoro sul fronte della mobilità sostenibile, incentivando sempre di più l’utilizzo di mezzi ad “impatto ambientale zero” per contrastare l’inquinamento atmosferico ed acustico. I dati del “parco elettrico capitolino”, infatti, cominciano ad essere importanti: finora il Comune di Roma ha erogato incentivi per l’acquisto di 1200 scooter elettrici e 6000 biciclette a pedalata assistitita. Inoltre, a gennaio scorso, secondo alcune stime, risultavano in circolazione anche 140 veicoli privati a 4 ruote (sempre fino ad un massimo di 3 KW), e 100 mezzi elettrici adibiti a noleggio per turisti.Da qui la necessità di estendere la rete delle stazioni di ricarica.
Il Campidoglio, tramite l’assessorato alla Mobilità ha affidato ad Atac l’incarico di realizzare le 7 nuove stazioni di ricarica, di adeguare le altre 4 stazioni installate nel 2002 e di curarne la gestione. Atac curerà anche la manutenzione degli impianti almeno per 24 mesi. Gli impianti, realizzati dalla società Aci Consult Spa, hanno richiesto un investimento di 294 mila euro, 235.200 per i lavori di installazione delle nuove colonnine di ricarica e per l’adeguamento delle vecchie, oltre a 58.800 euro per le manutenzioni biennali di entrambi i lotti.
Per il primo lotto il finanziamento è stato pari a 124 mila euro. Entrambi i progetti sono co-finanziati dal Ministero dell’Ambiente e dal Comune di Roma. Il costo per l’allestimento di un sito (4 colonnine, ciascuna con 4 punti di ricarica) è di circa 30.000 euro.
Durante la sperimentazione, il servizio sarà aperto a tutti i possessori di mezzi elettrici e la ricarica sarà gratuita. A fine sperimentazione gli utilizzatori dovranno richiedere una smart card denominata “green rider card”, attraverso la quale si potrà contabilizzare i consumi di ciascun fruitore del servizio. La contabilizzazione dei consumi rende possibile anche la tariffazione della ricarica.
Attualmente la media dei costi per una ricarica è di 20 centesimi di euro (iva inclusa) per KW/ora: considerando che i veicoli con potenza non superiore ai 3 KW per “fare il pieno” con le colonnine di ultima generazione hanno bisogno di due ore di energia, il costo finale per l’utente dovrebbe aggirarsi attorno ai 40 centesimi di euro a ricarica.
Il sistema denominato “Energy point” risponde pienamente ai requisiti dettati dalle norme nazionali, sia in termini di efficienza che di sicurezza. I mezzi che posso essere ricaricati sono i seguenti: biciclette a pedalata assistita; scooter elettrici; veicoli elettrici a 3-4 ruote (sempre fino ad un massimo di 3 KW).
Molto importante il discorso degli spinotti. Devono essere conformi alla normativa italiana del 2003. I mezzi di modello antecedente a tale data hanno bisogno di sostituire lo spinotto, mentre le biciclette a pedalata assistita di un adattatore. Atac metterà a disposizione degli utenti gratuitamente due dispositivi: 1) la spina quadripolare (che permette il collegamento del veicolo con la colonnina); 2) Un adattatore che permette il collegamento della spina quadripolare (una volta applicata) ad una qualsiasi presa classica bipolare (es. spina domestica).Ogni altro accessorio necessario alle ricariche è a carico dell’utente. E’ possibile telefonare allo 06-4470.4723 ore 9-17 giorni feriali per richiedere informazioni, segnalare guasti o disservizi.

*_ENERGIA: NUOVO FORNITORE PER COMUNE AOSTA, SCONTO 21,5%_*

_Tratto da Ansa Valle D’Aosta_

26/10/2007 – *Aosta* – Il gestore ‘Consorzio Idroelettrica’ é il nuovo fornitore di energia elettrica del Comune di Aosta. Lo ha comunicato, in una nota, l’amministrazione.
“La liberalizzazione di questo mercato – commenta l’assessore alle Finanze, Mauro Baccega – ha generato la corsa degli operatori ad accaparrarsi contratti di fornitura con offerte variegate e il più delle volte di difficile comprensione. Sovente i dati che gli agenti di vendita propongono non sono confrontabili e determinano una confusione totale per chi deve fare delle scelte. Essere associati al Consorzio Idroelettrica, e un costante ed approfondito rapporto di partnership, ci ha permesso di confrontare le opportunità che ci erano riservate”.
“Lo scenario energetico mondiale di questi ultimi anni, unito alla continua e necessaria ricerca di azioni di risparmio – ha aggiunto Baccega – ci ha fatto valutare positivamente la
proposta di contratto per la fornitura di energia elettrica proposta dal Consorzio. L’offerta che ci è stata sottoposta, prendendo come riferimento il mercato vincolato, porta ad una riduzione delle tariffe, che si traduce in uno sconto percentuale del 21,5%. Inoltre, nella recente Assemblea dei soci, ‘Idroelettrica’ ha confermato il mantenimento delle tariffe in vigore anche per il 2008”.

*_UN DISTRETTO AGRO-ENERGETICO TRA PUGLIA E BASILICATA_*

_Tratto da Vglobale.it_

25/10/2007 – *Gravina di Puglia* (Bari) – 150 ettari di terre dislocate nell’area murgiana per la sperimentazione di colture dedicate alla produzione di energia è il progetto di sviluppo per un «Distretto agro-energetico appulo-lucano». Appena avviato (nei prossimi giorni si provvederà alla semina) gode del sostegno del Dipartimento di Scienze delle Produzioni Vegetali (DSPV) della Facoltà di Agraria dell’Università degli Studi di Bari. L’azienda promotrice è la Società Cooperativa agricola Silvium Giovanni XXIII di Gravina di Puglia in provincia di Bari.
L’attenzione del progetto sarà rivolta a colture da olio come colza e brassica carinata per la produzione di biodiesel o di oli grezzi destinati alla cogenerazione di energia elettrica e calore e a cereali a paglia per la produzione di biomassa da destinare a processi di digestione anaerobica per l’ottenimento di biogas.
«L’attività – sottolinea il prof. Giuseppe De Mastro, responsabile scientifico del progetto – prende avvio nei prossimi giorni con le semine delle colture dedicate alla produzione di energia a cui seguirà una fase di analisi sul valore agronomico, energetico-ambientale ed economico per individuare i percorsi tecnici-colturali più idonei allo sviluppo delle diverse filiere agroenergetiche. Una seconda fase prevede lo studio di fattibilità attraverso la definizione di un modello organizzativo di filiera inserito in un contesto distrettuale».
«Una sperimentazione su ben 150 ettari – commenta Enzo Tucci, project manager della cooperativa agricola Silvium Giovanni XXIII – rappresenta un primato a livello dimensionale in Italia e dimostra l’interesse del mondo agricolo locale verso le opportunità che riservano le colture agroenergetiche e quindi verso una visione moderna dell’agricoltura. La diffusione di coltivazioni appositamente realizzate per usi energetici rappresenta non solo una notevole opportunità di sviluppo e una fonte di reddito alternativa ma consente anche di far fronte all’approvvigionamento di energia da fonti rinnovabili contribuendo a salvaguardare la natura e l’ambiente».

*_RUBATI PANNELLI SOLARI, FURTO DA 200 MILA EURO_*

_Tratto da Altromolise.it_

24/10/2007 – *Aosta* – È di circa 200 mila euro il valore dei pannelli solari rubati nella notte a Ripalimosani. I pannelli erano sistemati presso l’impianto di depurazione. In totale ne sono stati asportati ben 108. Un furto da professionisti. I ladri sono arrivati nella notte presso l’impianto di depurazione che si trova nella zona industriale tra Campobasso e Ripalimosani. I pannelli erano stati sistemati da poco e dovevano fornire energia al depuratore nell’ambito di un progetto per la implementazione delle fonti rinnovabili. Circa un mese fa era stata completata l’installazione e da pochi giorni l’impianto fotovoltaico era entrato in funzione seppure in via sperimentale. Ad agire, secondo gli inquirenti, sono stati diversi malviventi, visto che in poco tempo sono stati smontati dai supporti e caricati su un tir o su un paio di camion ben 108 pannelli ognuno dei quali pesa 13 chili. Un lavoro da fare in tempi relativamente brevi, visto che la strada statale, in particolare il tratto denominato “Ingotte”, passa proprio a pochi metri dall’impianto e qualcuno si sarebbe potuto accorgere del furto. Invece nessuno ha visto nulla. Si sono resi conto di tutto questa mattina due dipendenti della società che gestisce il depuratore. Le indagini sono state avviate dai carabinieri, ma dei ladri non ci sono tracce. Tracce, invece, sarebbero state lasciate dai mezzi usati dai malviventi per trasportare i pannelli solari.

*_ENERGIA: SICILIA;LA VIA, INTERESSE INDUSTRIE PER AGROENERGIA_*

_Tratto da Ansa_

24/10/2007 – *Regione Sicilia* – ”Il progetto sulle agroenergie raggiunge un traguardo importante: abbiamo gia’ ricevuto alcune manifestazioni di interesse da parte di industrie di trasformazione per la stipula di contratti di coltivazione di brassica carinata per l’ottenimento di biodiesel”. Lo dice l’assessore regionale all’Agricoltura e foreste, Giovani La Via. ”Per la prossima campagna di produzione – aggiunge – sei aziende di trasformazione dislocate sul territorio regionale e non solo hanno manifestato la disponibilita’ alla chiusura dei contratti dando precisa indicazione del prezzo al quale sono disposti a pagare la brassica”. Accanto alla Energos srl di Palermo, alla Archimede srl di Caltanissetta, alla Agrienergia Sicilia srl di Mazara Del Vallo (Trapani) e alla Euro Lucas srl di Siracusa, hanno manifestato interesse alla realizzazione di contratti di coltivazione anche la Hpb srl di Milano e la Triumph Italia spa di Livorno. Gli agricoltori interessati alla produzione di brassica carinata dovranno contattare personalmente le ditte offerenti. L’acquisto sara’ possibile anche per gli agricoltori che vorranno realizzare una filiera corta, ossia la realizzazione in azienda di tutto il ciclo di produzione, trasformazione e consumo. Per questo scopo sono state messe a disposizione 250 dosi di seme.

*_CASALEONE. L’IMPIANTO PRODURRÀ 11MILA MEGAWATT L’ANNO MA SERVE IL SÌ DELLA REGIONE ENERGIA DALLE BIOMASSE_*

_Tratto da Europaconcorsi.com_

24/10/2007 – *Casaleone* (Verona) – Un impianto a biomasse utile alla produzione di energia pulita potrebbe sorgere appena fuori dal centro cittadino di Casaleone, nelle vicinanze di via San Michele. Il destino ancora incerto della struttura è legato al mancato assenso formale della Regione, organo preposto a deliberare in materia e che a breve affronterà la questione. La struttura dovrebbe sorgere sulla proprietà dell’azienda agricola Magnani e potrà utilizzare il mais come fonte energetica. Tale materiale potrà derivare dall’azienda stessa o da altre aziende agricole del territorio e produrrà 11.250 Mwat/ora all’anno che saranno immessi nella rete dell’Enel. Secondo i tecnici questa struttura avrà un impatto ambientale praticamente nullo, non dovrebbe emettere odori spiacevoli né rumori assordanti. Anche per questo motivo la giunta Ambrosi ha approvato il progetto chiedendo al privato di modificare la viabilità che interessa l’area. Infatti, per evitare che i camion percorrano via San Michele, il sindaco ha chiesto che sia costruita una strada interna alla proprietà di Magnani sulla quale transiteranno tutti i mezzi superiori ai 35 quintali che trasporteranno materiale all’impianto. Il privato dovrà dunque realizzare a sue spese una strada parallela a via San Michele. «L’amministrazione è favorevole a questa tipologia di impianti perché producono energia pulita a impatto ambientale nullo», ha commentato l’assessore all’Urbanistica Fausto Lorenzetti. Dello stesso avviso anche il leader di Progetto Comune Alfredo Boniotto che si dice favorevole all’utilizzo delle fonti energetiche rinnovabili soprattutto quando ciò non comporta un aggravio di traffico sull’area interessata.

*_ECO-ENERGIA: ABRUZZO; ACCORDO LEGAMBIENTE-BANCHE_*

_Tratto da Ansa_

24/10/2007 – *Pescara* – Legambiente Abruzzo Onlus e la Federazione Abruzzo Molise delle banche di Credito Cooperativo promuovono, sulla base di un accordo quadro nazionale, la diffusione di finanziamenti agevolati finalizzati alla promozione delle fonti rinnovabili e realizzare interventi di efficienza energetica. La convenzione, la prima del genere in Abruzzo tra un’associazione ambientalista e una federazione che raccoglie complessivamente 11 banche, mira ad incentivare lo sviluppo di sistemi di risparmio energetico, impianti solari, fotovoltaici, mini-eolico, mini-idroelettrico, biomasse e impianti di mini-cogenerazione attraverso interventi finanziari concessi dalla Bcc a condizioni molto agevolate. Destinatari dei finanziamenti previsti sono i privati cittadini, le imprese e gli Enti pubblici che avranno cosi’ l’opportunita’ concreta di migliorare la propria efficienza energetica o di diventare produttori in prima persona di energia pulita. A presentare l’accordo, alla presenza dell’Assessore regionale all’Ambiente ed Energia Franco Caramanico, sono stati il Direttore della Federazione Abruzzo e Molise Bcc Ermanno Alfonsi, il Segretario di Legambiente Abruzzo Angelo Di Matteo ed il Responsabile del Centro Nazionale per le energie rinnovabili di Legambiente Fabio Tognetti. Gli interventi che possono essere finanziati sono: impianti di efficienza energetica, impianti solari termici e fotovoltaici, impianti eolici, impianti a biomasse, caldaie ad alta efficienza e inoltre: studi di fattibilita’ e/o interventi volti a conseguire maggiori efficienze nel consumo di energie, interventi nei settori didattico-educativo e di formazione professionale. Il finanziamento per la realizzazione dell’impianto (per un importo massimo di euro 200.000 e della durata massima di 20 anni) viene rimborsato con rate semestrali o annuali. Il tasso di interesse applicato e’ Euribor lettera a sei mesi maggiorato al massimo dell’1%. Investire in energia rinnovabile, un bel modo di fare le cose alla luce del sole

*_DAL GRUPPO CREDITO VALTELLINESE NASCE CREVAL ENERGIA PULITA_*

_Tratto da Vaol.it_

24/10/2007 – *Sondrio* – Il Gruppo Credito Valtellinese lancia Creval Energia Pulita, un nuovo finanziamento per agevolare privati ed imprese nell’acquisto ed installazione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili (fotovoltaici, solari, termici, biomasse, geotermici) ed altri progetti relativi alla salvaguardia ambientale.
Il nuovo prodotto si accompagna alla recente incentivazione introdotta dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas con il lancio di “Conto Energia”, un sistema di remunerazione dell’energia prodotta da impianti fotovoltaici.
La maggiore efficienza nello sfruttamento delle risorse energetiche e nell’utilizzo di fonti rinnovabili assume oggi assoluta rilevanza, in considerazione di quanto sancito dal protocollo di Kyoto. Entro il 2020 l’Italia è chiamata a ridurre le emissioni di anidride carbonica, incentivando lo sviluppo delle energie rinnovabili con l’obiettivo di produrre nel 2010 energia elettrica da queste fonti per almeno il 22% del fabbisogno nazionale.
“E’ in tale contesto che il Gruppo Credito Valtellinese – ha dichiarato il Direttore Generale della Banca Capogruppo Miro Fiordi – da sempre impegnato in iniziative volte al miglioramento delle condizioni dei territori di riferimento, ha pensato e strutturato un finanziamento che sostenga i privati e le imprese per l’acquisto di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili . Tali impianti favoriranno ingenti risparmi di ordine economico, oltre a benefici ambientali derivanti dalla mancanza di emissioni inquinanti, fatto assai rilevante per garantire la stabilità del clima”.
Creval Energia Pulita prevede un finanziamento fino a 10 anni di durata, un’elevata flessibilità nel piano di rimborso e tassi di particolare favore. Copre, inoltre, fino al 100% della spesa per la realizzazione dell’impianto e può essere erogato anche prima dell’accoglimento della domanda di agevolazione, tramite semplice presentazione della fattura o del preventivo di acquisto degli impianti.
Per le imprese interessate alla realizzazione di impianti di grandi dimensioni, inoltre, vengono strutturati finanziamenti ad hoc, così come soluzioni nel comparto del leasing.

*_ECO-ENERGIA:EOLICO BASILICATA;MATTIA(FI),SERVONO NORME CERTE_*

_Tratto da Ansa_

24/10/2007 – *Regione Basilicata* – ”Il nuovo sequestro ad opera del Corpo Forestale dello Stato di un impianto eolico, questa volta a Grottole, dopo quello di Campomaggiore avvenuto l’8 ottobre scorso, ripropone la necessita’ di definire una normativa certa per l’autorizzazione alla costruzione dei cosiddetti Parchi eolici in aree compatibili e ancor piu’ di procedere con rapidita’ all’aggiornamento del Piano energetico regionale”. Lo ha detto, in una dichiarazione, il vicepresidente del Consiglio Regionale Franco Mattia (Forza Italia), aggiungendo che ”l’incertezza normativa, coniugata all’altrettanto incerta interpretazione del complesso di circolari in materia urbanistica e di impatto ambientale, ha prodotto una sorta di ‘vuoto’ con la conseguenza che ricade sul Cfs come su altre forze dell’ordine di occuparsi della tutela del territorio e della verifica delle situazioni di irregolarita’. La Regione deve esercitare fino in fondo le proprie prerogative ed assumersi la responsabilita’ in materia di pianificazione urbanistica e di uso e tutela del territorio, come non puo’ ulteriormente rinviare l’adeguamento del Piano Energetico Regionale ai livelli delle ‘quote’ di produzione di ciascuna ‘fonte’ (elettrica, idro-elettrica, solare, petrolifera, ed eolica). Inoltre il ‘congelamento’ della Societa’ energetica lucana continua ad essere un enigma senza plausibili spiegazioni che anzi rafforza il ‘vuoto’ di cui parlavo”. Secondo Mattia, vi e’ una ”profonda sottovalutazione nell’affrontare, all’interno della programmazione delle cosiddette fonti energetiche rinnovabili, lo sviluppo di particolari colture agricole e forestali, quale biomassa da destinare non solo ai fini energetici ma anche per contribuire alla riduzione del tasso di inquinamento ambientale e al rilancio delle attivita’ legate all’agricoltura, in un quadro di sostegno rivolto allo sviluppo economico e sociale degli spazi rurali e forestali”.

*_SEQUESTRATO UN PARCO EOLICO NEL MATERANO, IN AZIONE IL CORPO FORESTALE_*

_Tratto da Notizie-online.it_

23/10/2007 – *Matera* – Il Corpo forestale dello Stato del comando provinciale di Matera ha sequestrato a Grottole una vastissima superficie sulla quale erano in fase di realizzazione 27 aerogeneratori di un parco eolico e delle opere edilizie e strutturali connesse.
Gli aerogeneratori si sviluppano su una direttrice di oltre 14 km e sono dimensionati per una potenza complessiva di 52 megawatt. L’indagine, effettuata dagli uomini del Nipaf (Nucleo investigativo di polizia ambientale e forestale), e’ scaturita dalla denuncia di un partito politico. L’indagine ha permesso di accertare l’assenza del titolo autorizzativo ideoneo alla costruzione dell’impianto in costruzione in violazione a normative urbanistiche, ambientali e di tutela idrogeologica. Il sequestro preventivo urgente e’ stato ordinato dal pm della Procura di Matera, Annunziata Cazzetta, che ha coordinato le indagini condotte dal Corpo forestale.
Gli agenti hanno inoltre notificato cinque avvisi di garanzia a persone residenti in Trentino Alto Adige, Campania, Puglia e Basilicata perche’ coinvolte a vario titolo nella realizzazione del parco eolico.

*_«PER PORTO TOLLE IL FUTURO È A CARBONE»_*

_Tratto da Espresso.repubblica.it_

23/10/2007 – *Vicenza* – «Il carbone è la scelta migliore per la riconversione della centrale di Porto Tolle. Grazie a questa soluzione la centrale raggiungerà i massimi standard in quanto a sicurezza ambientale». Zeno Soave, ceo di Socotherm compagnia leader mondiale nei rivestimenti per le tubature per il trasporto di energia, quel progetto dell’Enel lo conosce e bene. Non a caso è stata proprio la compagnia vicentina, quotata allo Star, a rivestire l’oleodotto che arriva all’attuale centrale termoelettrica in provincia di Rovigo.
Il futuro della politica energetica regionale, ma anche nazionale, passa da qui. Dalla contrastata riconversione della centrale di Porto Tolle, dall’entrata in esercizio del rigassificatore di Porto Levante e dal buon fine del progetto di aggregazione su scala nordestina delle multiutility.
«La gente deve convincersi – spiega ancora Soave a proposito della riconversione della centrale di Porto Tolle – che passando dall’olio combustile al carbone si ottiene un miglioramento notevole, in termini di riduzione degli inquinanti, si tratta infatti di carbone “pulito”, filtrato e in grado di ridurre fortemente le emissioni». Giudizio positivo, quindi, quello di Soave per il progetto di Enel, che nasce, secondo l’industriale vicentino, sotto il segno del miglioramento dell’impatto ambientale dell’impianto. Non a caso, rispetto allo stesso progetto che il gruppo guidato da Fulvio Conti sta realizzando in Lazio, quello veneto prevede la costruzione di un mini-impianto a biomasse (per il quale è ipotizzato una copertura pari al 5 per cento dei circa 1,5 miliardi di euro di investimento) che è in gradi di garantire una riduzione pari a 300 mila tonnellate di emissioni inquinanti.
Rispetto al fermento di questo periodo intorno alla costituzione di un polo nordestino delle multiutility, l’imprenditore vicentino spera che l’aggregazione delle società di servizi di Veneto e Friuli-Venezia Giulia divenga presto una realtà «altrimenti resteremo fuori dai giochi per quella che potrebbe essere la multiutility del Nord, con l’asse Torino-Genova (Iride, ndr) e Milano-Brescia (Aem-Asm) in cerca di alleati». Sul piatto, secondo Soave, ci sono infatti investimenti imponenti soprattutto per quanto riguarda le energie alternative. Non è un caso che la stessa Socotherm, il cui core business è focalizzato nell’oil industry, abbia recentemente attuato una diversificazione produttiva nel fotovoltaico, «per controbilanciare l’esposizione che abbiamo su olio e petrolio dimostrando una maggiore attenzione all’ambiente» spiega Soave.
L’avventura nelle energie alternative inizia a maggio di quest’anno con la creazione di una società Socovoltaic Systems, in joint venture con la società americana TSNergy Inc., gruppo specializzato nelle tecnologie più avanzate del settore dell’energia fotovoltaica. Più precisamente la nuova controllata del gruppo si occuperà della progettazione, produzione e installazione di sistemi integrati di generazione di energia fotovoltaica per uso commerciale e industriale, inizialmente per il mercato italiano e spagnolo.
La tecnologia messa a punto dai due gruppi ha già dato vita al primo impianto fotovoltaico in Italia che utilizza la tecnologia del see-through, cioè del doppio vetro sandwich con inserita micropellicola di silicio amorfo. «Questo sistema innovativo e unico in Italia – afferma ancora Zeno Soave – è stato utilizzato per rendere autosufficiente energicamente la palazzina riservata agli uffici della nostra nuova base di Modica-Pozzallo, in provincia di Ragusa».
La struttura, inaugurata ieri, comprende un’area coperta di 12.000 metri quadrati e costituisce un importante snodo per il settore dell’oil & gas in Sicilia, al centro del Mediterraneo e al servizio dei futuri progetti programmati nell’area. La base comprenderà anche un centro avanzato di ricerca e sviluppo che si affiancherà ai due già esistenti di Adria ed Escobar in Argentina. L’investimento complessivo per la realizzazione dell’impianto è stato di circa 30 milioni di euro.

*_COMO: 500 METRI QUADRI DI PANNELLI SOLARI_*

_Tratto da Elettricoplus.it_

23/10/2007 – *Como* – Il comune di Como, premiato nel 2006, per il maggior numero di pannelli solari applicati su edifici pubblici e da metà settembre ha iniziato le procedure per la posa di 500 mq di pannelli solari sul tetto del Municipio (212) e su quello della Biblioteca comunale (160).
Entra quindi in una nuova fase il cantiere avviato ad aprile e finalizzato a creare un impianto di climatizzazione ad energia solare per il Comune e la Biblioteca cittadina. Si tratta del primo progetto del genere in Europa, per dimensioni, e 36mo in tutto il mondo e sarà finanziato anche dalla regione Lombardia (870mila euro) per circa la metà degli oneri totali.
Attraverso una serie di pannelli solari sottovuoto, sarà sfruttata l’energia che si accumula grazie all’ irradiamento solare. Un sistema che a pieno regime concorrerà alla produzione del 30 per cento dell’energia necessaria affiancandosi alle fonti energetiche tradizionali ma che, di fatto, consentirà un risparmio in costi stimato in almeno 150mila euro l’anno oltre all’abbattimento di emissioni inquinanti (meno consumi di gas e meno inquinamento in atmosfera).
Dopo la posa dei pannelli solari si lavorerà durante tutto l’inverno sugli impianti di condizionamento.

*_FOTOVOLTAICO, PIÙ RICERCA PER ABBATTERE I COSTI_*

_Tratto da Il denaro.it_

23/10/2007 – *Napoli* – Ricerche e investimenti cospicui nel fotovoltaico per abbatterne i costi, ancora elevati, e vincere la sfida contro l’inquinamento dei prossimi anni. Se ne è discusso al Centro di Ricerche Enea di Portici (Napoli), nell’ambito del workshop “L’Enea incontra l’industria: la R&S nel settore fotovoltaico”. Il dibattito ha fatto il punto sulla necessità di utilizzare energia pulita per ottemperare al Piano d’Azione ‘Una politica energetica per l’Europà (adottato dal Consiglio Europeo), in cui vengono fissati gli obiettivi in campo energetico al 2020. Gli obiettivi prevedono, tra l’altro, una riduzione delle emissioni di gas serra del 20 per cento rispetto ai valori di riferimento del 1990. Per l’Italia un’occasione importante è rappresentata dalle tecnologie solari: oltre ad essere una risorsa libera da anidride carbonica, esse si basano su una fonte primaria largamente disponibile in Italia, soprattutto nelle regioni meridionali. E tra queste si guarda con attenzione alla tecnologia fotovoltaica. Ma il fotovoltaico – è emerso nel corso dell’incontro – si presenta ancora scarsamente diffuso nel mercato elettrico a causa degli elevati costi di investimento che rendono il suo costo poco competitivo con quello derivante da altre fonti rinnovabili o convenzionali. Per raggiungere un costo competitivo, è dunque necessario un forte impulso nel settore della ricerca e dello sviluppo. In particolare, per quanto riguarda le tecnologie, l’attenzione a livello internazionale è focalizzata su quelle, classificate come emergenti ed innovative, che si propongono come alternative alla tecnologia del silicio cristallino. Il convegno ha fatto il punto sul ruolo fondamentale svolto dalle imprese italiane, attive nella lavorazione e installazione del fotovoltaico, che possono dare supporto valido alla ricerca. “Con questa iniziativa – ha detto il presidente dell’Enea, Luigi Paganetto – l’Enea ha voluto mettere insieme gli attori del settore fotovoltaico della ricerca, dell’industria, della finanza e della pubblica amministrazione. C’é bisogno di integrazione tra le diverse competenze se si vuole che la ricerca esca dai laboratori e si trasformi in innovazioni utili allo sviluppo del Paese”. E un ruolo fondamentale è svolto dal Centro porticese. “Nel fotovoltaico a Portici c’é un’importante concentrazione di competenze”, conclude.

*_IL COMUNE DI POSITANO E I CAMBIAMENTI CLIMATICI_*

_Tratto da Ecocostiera.it_

23/10/2007 – *Positano* – Il Comune di Positano si accinge a sottoscrivere un Accordo di Gemellaggio (Patto di fratellanza) con Comuni partners. Il progetto si chiama “POSIT.IVE CHANGES” presentato insieme ai Comuni di Amaroussion (GRECIA), Albestii de Muscel (ROMANIA) e Mendavia (SPAGNA), nell’ambito del programma europeo denominato “Europa per i Cittadini – Reti Tematiche”, ed approvato dalla Commissione Europea,
La sigla ufficiale dell’Accordo si terrà dal 26 al 28 ottobre presso la Sala Congressi dell’Hotel “Covo dei Saraceni” e farà seguito allo svolgimento di una Conferenza Europea, sul tema dei cambiamenti climatici e delle ripercussioni sulla dotazione delle risorse disponibili.
“La Conferenza – come spiega una nota – è un inizio di confronto e dibattito volto a promuovere, anche nelle piccole realtà territoriali, la cultura dell’utilizzo più razionale delle risorse disponibili e della loro più attenta tutela, attraverso politiche tese all’uso più diffuso di energie rinnovabili e/o “pulite”, allo sviluppo della cosiddetta “destagionalizzazione”, all’ottimale utilizzo degli strumenti di sostegno finanziario offerti dalla vigente normativa regionale e comunitaria, nel contesto della crescente attenzione riservata dalle politiche della Commissione Europea al tema ambientale e nella prospettiva del rilancio del territorio Campano a forte vocazione turistica”.
Per ulteriori informazioni: http://www.positive-changes.eu

*_IMOLA: IMPIANTO DI COGENERAZIONE DI VIA CASALEGNO, PRESENTATO IL PROGRAMMA DI LAVORO DEL RAB_*

_Tratto da Sabatoseraonline.it_

23/10/2007 – *Imola* – E’ stata diffusa la prima nota sull’organizzazione dei primi mesi di lavoro del Rab. Il 17 maggio 2007 il Rab si è riunito per la prima volta. Ne fanno parte 12 componenti (3 nominati da Hera, 3 di diritto e 6 eletti dai cittadini) che al loro interno hanno eletto un presidente, Massimo Cavina, e un vice presidente, Alessandro Zanarini. Il Rab, Consiglio consultivo della comunità locale, è stato eletto dai cittadini con lo scopo di facilitare l’informazione e la comunicazione tra i cittadini, l’amministrazione comunale e il gruppo Hera in merito agli impatti sull’ambiente, sulla salute, sulla qualità della vita derivanti dalla costruzione, dall’attività e dalla gestione dell’impianto di cogenerazione di via Casalegno. A tutti i componenti sono stati distribuiti i documenti principali che riguardano la nuova centrale di cogenerazione, tra i quali la Valutazione di Impatto Ambientale, l’Autorizzazione Integrata Ambientale, il permesso di costruire, la convenzione con il Comune di Imola, l’Autorizzazione della Regione, le prescrizioni del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, del Ministero dei Beni e delle Attività culturali e della Regione Emilia Romagna. “Dopo una serie di riunioni, nelle quali sono stati affrontati numerosi temi, Il Rab, per poter approfondire meglio le varie questioni e rendere più efficace il lavoro dell’organismo, ha deciso di dividersi in tre gruppi di lavoro: tecnico, ambientale, sulla comunicazione. Tutti i gruppi si sono già incontrati almeno una volta e hanno pianificato la loro azione, condivisa da tutti i componenti del Rab” spiega il presidente Massimo Cavina.
Il gruppo di lavoro tecnico è composto da Stefano Pelliconi, Claudio Righini, Massimo Cavina, Giorgio Bettini, Alessandro Zanarini e ha eletto quest’ultimo come proprio coordinatore. Il programma del gruppo prevede quattro punti: sorveglianza e verifica, attraverso l’analisi e l’elenco di tutte le prescrizioni legate alla costruzione e all’esercizio dell’impianto, per verificarne la puntuale ottemperanza da parte di Hera; monitoraggio dello sviluppo del Teleriscaldamento; analisi dell’iter autorizzativi e realizzativi delle opere di interconnessione della centrale anche promosse da soggetti diversi da Hera, come ad esempio nel caso del metanodotto della Snam; approfondimenti tecnici al fine di fornire elementi utili di conoscenza per il Rab e dare risposte ai cittadini.
Il gruppo di lavoro sulle tematiche ambientali/sanitarie è composto da Tonino Mimmi, Roberto Merli, Roberta De Carli, Vittorio Gamberini, Alessandro Zanarini. Vittorio Gamberini è stato nominato coordinatore.
L’obiettivo del gruppo è quello di fornire un quadro il più possibile esauriente della qualità dell’aria nel territorio imolese, analizzando tutte le fonti che contribuiscono all’inquinamento e prendendo in considerazione le possibili azioni per il suo contenimento/miglioramento complessivo. In una prima fase si procederà quindi alla raccolta di tutti i documenti utili a fornire le informazioni necessarie, con particolare riferimento agli studi effettuati da Arpa ed Asl.
Il gruppo di lavoro sulla comunicazione è composto da Alberto Zaniboni, Silvano Geminiani, Elena Marchetti ed ha eletto come proprio coordinatore Alberto Zaniboni. L’obiettivo dei componenti è realizzare una comunicazione sull’attività del Rab il più possibile diffusa, dotandosi di strumenti di diversa natura: sito web, giornalino, incontri pubblici, comunicati stampa. In particolare nel sito web troveranno spazio tutti i documenti a disposizione del Rab, la pianificazione temporale dei lavori di realizzazione dell’impianto e una serie di domande e risposte che semplifichino ai cittadini e a tutte le persone interessate l’approccio a questioni tecniche che spesso risultano complesse.
La realizzazione del sito web e un primo giornalino sono previsti entro la fine dell’anno.

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Rinnovabili • hitachi rail

I treni a batteria di Hitachi Rail conquistano l’Europa

Anticipando il futuro, Hitachi Rail sta lavorando a soluzioni capaci di rimpiazzare il diesel nei treni per le tratte non elettrificate

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Fonte: Hitachi Rail

In Europa il 40% delle linee ferroviarie non sono elettrificate. In alcune tratte si arriva al 60%. Se è vero che il settore è quello meno impattante sul clima tra le diverse modalità di trasporto, è altrettanto vero che dovrà crescere nel prossimo futuro. Le esigenze di decarbonizzazione nell’Unione Europea impongono infatti di trasformare la mobilità e favorire le soluzioni più sostenibili. Tra queste, il trasporto su rotaia si candida a tirare la volata. Anticipando il futuro, Hitachi Rail sta lavorando proprio all’implementazione di soluzioni capaci di risolvere un problema chiave: l’utilizzo della propulsione diesel nei treni per le tratte non elettrificate. Per superare lo scoglio, Marco Sacchi, Senior Director Global Platforms & Innovation di Hitachi Rail, lavora alla progettazione di treni ibridi a batteria. Sacchi ha sviluppato diversi prodotti dell’azienda multinazionale negli ultimi anni: dal Frecciarossa 1000 ai treni a doppio piano, all’alta velocità inglese fino ai più moderni treni a batteria. Oggi si occupa di sviluppare le piattaforme globali, le tecnologie verdi, l’ecodesign e l’innovazione digitale dei prodotti per la mobilità ferroviaria che verranno realizzati nei prossimi anni da Hitachi Rail. L’abbiamo incontrato per conoscere le principali innovazioni del settore e gli scenari che un uso crescente delle batterie al litio nel trasporto ferroviario apre per il paese e il pianeta. 

Vista l’esigenza di decarbonizzazione dei trasporti europei, Hitachi Rail ha da subito investito in treni a batteria. Ci racconta perché?

Il tema della decarbonizzazione è assolutamente centrale in questo momento. Se guardiamo alla realtà europea, il 40% delle linee ferroviarie sono operate da treni diesel. Tra i paesi di riferimento per Hitachi – Italia, Germania o Inghilterra – quest’ultimo è addirittura al 60%. Per centrare gli obiettivi al 2030 e al 2050, in passato si pensava di elettrificare le tratte mancanti. Una vera alternativa, però, viene dai treni a batteria. In Giappone questa tecnologia è arrivata in anticipo. Il nostro primo prototipo di treno a idrogeno, che sostituiva un mezzo diesel, è di vent’anni fa. Poi sono arrivati i treni a batteria, con la prima flotta entrata in servizio nel 2016. Oggi in Giappone abbiamo tre flotte operative.

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Fonte: Hitachi Rail

In quali paesi europei state lavorando a questa tecnologia e con quali prodotti? 

In Italia, dal dicembre 2022 è arrivato quello che noi chiamiamo Masaccio, un nuovo treno a batteria realizzato per Trenitalia con il nome Blues. Anche lui è un primo al mondo, perché è tri-modale. Noi lo chiamiamo “tribrido”, perché può viaggiare in modalità elettrica laddove è disponibile l’alimentazione da catenaria, in modalità ibrida diesel-batteria, oppure solo a batteria. Quest’ultima possibilità viene preferita per l’ingresso nei centri abitati, in modo da ridurre le emissioni e il rumore. Al momento abbiamo già 98 treni operativi in molte regioni italiane su un contratto quadro che ne prevede 135. Il Masaccio ha anche ottenuto lo scorso anno una Social Product Declaration, che mostra i dati sulle prestazioni di sostenibilità sociale di un prodotto o servizio in una prospettiva del ciclo di vita. Si è trattato della prima certificazione del suo genere rilasciata al mondo. Siamo orgogliosi di averla ottenuta perché siamo stati dei pionieri in questo campo e lavoriamo molto per monitorare l’impatto dei nostri prodotti e servizi. L’innovazione è sostenibile solo se sa valutare pienamente i suoi impatti sociali e ambientali.

Se dovesse fare una previsione, quale spazio avranno nel futuro della mobilità su rotaia i treni a batteria? Potrebbero diventare la tecnologia prevalente o faranno da tecnologia complementare?

Secondo Hitachi, la batteria è la risposta alla decarbonizzazione nel breve e medio periodo. Molte linee ferroviarie europee devono fare i conti con il passaggio in gallerie piccole e difficili da elettrificare con la classica alimentazione da catenaria. Occorre quindi una diversa soluzione. Noi la stiamo mettendo in pratica in Italia, ma anche in Inghilterra, dove entro due mesi usciremo con un prototipo per i treni Intercity che attualmente sono bimodali, cioè solo diesel ed elettrici. Andremo a rimuovere uno dei motori diesel sostituendolo con una batteria, in un’operazione simile a quella italiana. Ci saranno quindi tratte gestite unicamente a batteria e la possibilità – lungo la linea – di trazione ibrida e ridurre i consumi. In generale, la batteria si sposa bene con questa elettrificazione a macchia di leopardo che abbiamo in Europa. Nelle tratte elettrificate è possibile ricaricare gli accumulatori, per poi utilizzarli in quelle dove altrimenti sarebbe subentrato il diesel. Oggi un treno a batteria può percorrere fino a 100 km, quindi coprire porzioni limitate della linea non elettrificate è possibile anche con capacità ridotta delle batterie stesse.

Abbiamo già dei risultati positivi in relazione ai consumi e alle emissioni?

Queste modalità di utilizzo ibrido hanno già ridotto i consumi di carburante di quasi il 50%. Se guardiamo alcune linee specifiche su cui operano questi treni, ad esempio la Firenze-Siena, vediamo che da Firenze a Empoli è disponibile l’alimentazione da catenaria, da Empoli a Siena no. Oggi i treni partono da Firenze direttamente in modalità diesel, anche dove sarebbe disponibile il tratto elettrificato. I nuovi Masaccio, che possono percorrere quella tratta in modalità elettrica, sono in grado di ridurre la CO2 equivalente per passeggero al chilometro dell’83%. Un altro vantaggio è quello del risparmio di costi che i treni a batteria garantiscono rispetto ad interventi di elettrificazione di tratti attualmente privi di linee aeree di contatto.

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Fonte: Hitachi Rail

Per quanto riguarda le batterie, che caratteristiche ha un accumulatore destinato a muovere non un’auto, ma un convoglio?

Le batterie che oggi installiamo sui treni Intercity inglesi sono batterie da circa 1MWh, un’auto elettrica arriva massimo a 150 KWh. Siamo nell’ordine di 8-10 Tesla, diciamo. Sono dimensioni importanti, ma se pensiamo al numero di persone che trasporta un rotabile ferroviario vediamo le cose in prospettiva. Un’auto muove da una a quattro persone, un vagone da 70 a 100. Il fattore di scala è tale che un veicolo ferroviario, in termini di consumi energetici o di emissioni per chilometro, generalmente è nel range di un sesto o un decimo rispetto a un’automobile. Si tratta comunque di tecnologie complesse da integrare in un rotabile ferroviario, in termini di pesi e spazi. Poi c’è l’aspetto della sicurezza: ogni nuova tecnologia introdotta su ferrovia richiede analisi di safety case. Le nostre batterie vengono da produttori che hanno introdotto sul mercato milioni di celle senza mai avere un incidente.

Da dove vengono le batterie che si utilizzano nei treni Hitachi Rail?

La gran parte delle batterie sono fatte in Cina. Quelle che però utilizziamo noi in Italia sono prodotte in Giappone da Toshiba, mentre quelle utilizzate in Inghilterra sono prodotte lì da un’azienda cino-giapponese. Si tratta però di tecnologie che si stanno diffondendo. Anche se i volumi cinesi sono comunque elevatissimi, spinti dall’automotive, ci sono comunque forti investimenti da parte dell’Unione Europea.

Su quali tecnologie vi state concentrando per il futuro dell’accumulo di energia nel settore della mobilità?

Noi di fatto siamo già alla quarta generazione di batterie, sia per quanto riguarda i nostri prodotti che per quel che concerne le attività di ricerca e sviluppo. Siamo in attesa della quinta generazione, quella delle batterie allo stato solido, che saranno disponibili nel 2027. Si tratta di accumulatori molto promettenti in termini di densità di energia e prestazioni.

E per quanto riguarda i treni a batteria, a parte Italia e Inghilterra, avete in programma investimenti in altri mercati?

Sicuramente quello tedesco. Qui ci aspettiamo che il 60% delle prossime gare sarà per treni a batteria. Ci saranno poi altri programmi in Europa per sostituire in diversi paesi i vecchi treni diesel. Già oggi, le gare per i treni diesel non si fanno più per le tratte non elettrificate. E questo sarà un trend che vedrà i treni a batteria affermarsi sempre più nel prossimo futuro. 

L’Europa fa da traino per questa tecnologia o ci sono altri paesi in corsa?

L’Europa è uno dei paesi dove la sensibilità ambientale e per soluzioni a basso impatto è più sviluppata. Dal punto di vista tecnologico il Giappone rimane però uno dei paesi più avanzati al mondo. Qui i treni a batteria si diffonderanno sempre più e già si pensa a come utilizzarli come backup nel caso di blackout sull’infrastruttura o eventi imprevisti come un terremoto. Gli Stati Uniti, dal canto loro, si stanno affacciando a questa tecnologia con interesse, perché anche lì sussistono larghe flotte di treni diesel. La Cina invece beneficia dello sviluppo recente dell’infrastruttura ferroviaria, elettrificando decine di migliaia di km di rete negli ultimi anni. Per questo motivo, ha meno bisogno di colmare i gap con le batterie.

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Rinnovabili • Solare fotovoltaico in Italia

Solare fotovoltaico in Italia, cosa dice il rapporto GSE

Lo scorso anno sono entrati in esercizio circa 371.500 impianti fotovoltaici in Italia, in grande maggioranza di taglia inferiore a 20 kW, per una capacità complessiva di oltre 5,2 GW. Una crescita che conferma il primato nazionale della Lombardia in termini di potenza installata, seguita con un certo distacco dalla Puglia

Solare fotovoltaico in Italia
via depositphotos

Online il Rapporto Statistico 2023 sul Solare Fotovoltaico in Italia

Ben 5,2 GW di aggiunte che portano la potenza cumulata totale a 30,31 GW e la produzione annuale a quota 30.711 GWh. Questi in estrema sintesi i dati del solare fotovoltaico in Italia, riportati nel nuovo rapporto del GSE. Il documento mostra le statistiche del settore per il 2023, offrendo informazioni importanti non solo sui sistemi ma anche sulla dimensione dei pannelli solari, la tensione di connessione, il settore di attività, l’autoconsumo e persino sull’integrazione di eventuali batterie. Uno sguardo approfondito per capire come sta crescendo il comparto, ma anche per evidenziare potenzialità e criticità.

Solare Fotovoltaico Italiano, la Crescita 2023 in Numeri

Nel 2023 il fotovoltaico nazionale ha messo in funzione 371.422 nuovi impianti solari per una potenza complessiva di poco superiore ai 5,2 GW. La crescita ha ricevuto i contributi maggiori, in termini di numero di sistemi, da regioni come la Lombardia (con il 17,5% dei nuovi impianti fv 2023), il Veneto (13,2%), l’Emilia-Romagna (9,8%) e la Sicilia (6,9%). Scendendo ancora di scala sono invece le provincie di Roma (3,9%), Brescia (3,6%) e Padova (3,1%) quelle a detenere la quota maggiore di aggiunte. Per buona parte dell’anno questo progresso si è affidato ai piccoli impianti di taglia residenziale, che hanno lasciato il posto sul finire del 2023 ad una nuova spinta del segmento C&I.

Produzione fotovoltaica in Italia

Altro dato importante per il 2023: la produzione del solare fotovoltaico in Italia. Lo scorso anno tra nuovi impianti e condizioni meteo favorevoli, il parco solare nazionale ha prodotto complessivamente 30.711 GWh di energia elettrica (dato in crescita del 9,2% sul 2022), con un picco nel mese di luglio di oltre 3,8 TWh.

Se ci si focalizza, invece, solo sull’autoconsumo fotovoltaico, il rapporto del GSE indica che lo scorso 7.498 GWh sono stati prodotti e consumati in loco. Un valore pari al 24,8% della produzione netta complessiva. A livello regionale la percentuale di energia autoconsumata rispetto all’energia prodotta risulta più alta in Lombardia, Liguria e Campania. A tale dato se ne associa un altro altrettanto interessante: quello dei sistemi di accumulo. Lo scorso anno risultavano in esercizio 537.000 sistemi di storage connessi ad impianti fotovoltaici, per una potenza cumulata di 3,41 GW.

leggi anche Direttiva EPBD e fotovoltaico: scadenze e potenzialità

Solare Fotovoltaico, la Potenza in esercizio in Italia

Le nuove aggiunte 2023 hanno portato il dato della potenza fotovoltaica totale cumulata in Italia ad oltre 30,31 GW e quello della potenza pro capite nazionale a 514 W per abitante. Nel complesso sono attivi sul territorio 1.597.447 impianti fotovoltaici, di cui il 94% rientra nella taglia fino a 20 kW. Sono, per intenderci, i piccoli impianti realizzati solitamente sui tetti degli edifici. Non sorprende quindi scoprire che la superficie occupata dagli impianti fotovoltaici a terra a fine 2023 risultava di soli 16.400 ettari. In questo contesto le regioni con la maggiore occupazione di superficie del suolo da parte del solare fotovoltaico risultano essere: la Puglia (4.244 ettari), la Sicilia (1.681 ettari) e il Lazio (1.527 ettari).

Sul fronte della potenza attiva, viene confermato il primato del Nord Italia con il 48,0% del totale nazionale grazie al traino di Lombardia (13,8%), Veneto (10,4%) ed Emilia Romagna (10%). Segue il 34,7% delle regioni meridionali, con la Puglia che da sola fornisce il 10,9% della potenza, e quindi il contributo del Centro Italia.

Leggi qui il report GSE sul Solare Fotovoltaico in Italia

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Rinnovabili • Dl Agricoltura bollinato

Dl Agricoltura bollinato, ecco l’art. sul fotovoltaico a terra

Il testo finale del decreto è stato varato dopo alcune piccole modifiche richieste dal Quirinale. Confermati i paletti sul fotovoltaico a terra salvaguardando gli investimenti del PNRR

Dl Agricoltura bollinato
Foto di Andreas Gücklhorn su Unsplash

Stop del fotovoltaico a terra con una serie di eccezioni

Dopo il via libera del Consiglio dei Ministri, Dl Agricoltura è stato “bollinato” dalla Ragioneria di Stato e quindi varato definitivamente. Ma non prima di alcune modifiche last minute frutto del confronto con il Quirinale. Nessun ritocco significativo, tuttavia, riguarda il tanto criticato articolo di stop al fotovoltaico a terra. Il contenuto, infatti, rimane nelle linee annunciate il 6 maggio dal ministri Pichetto e Lollobrigida, cercando di salvaguardare gli investimenti del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), punto fermo per il MASE.

L’articolo in questione, che passa dal 6 della prima bozza al 5 nel DL Agricoltura bollinato, riporta alcune disposizioni finalizzate a limitare l’uso del suolo agricolo. L’intervento mira a modificare l’articolo 20 del decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 199, con cui l’Italia ha recepito nel proprio ordinamento la direttiva europea sulle rinnovabili RED II. 

In poche parole il testo introduce dei paletti all’installazione degli impianti fotovoltaici con moduli collocati a terra in zone classificate agricole dai piani urbanistici vigenti. Come? Limitando qualsiasi intervento a lavori modifica, rifacimento, potenziamento o integrale ricostruzione degli impianti già installati, che non comportino incremento della superficie occupata. Nessun vincolo invece per il fotovoltaico a terra se installato:

  • in cave e miniere non in funzione, abbandonate o in condizioni di degrado ambientale;
  • porzioni di cave e miniere non suscettibili di ulteriore sfruttamento;
  • siti e  impianti nelle disponibilità delle società del gruppo Ferrovie dello Stato italiane e dei gestori di infrastrutture ferroviarie nonché delle società concessionarie autostradali;
  • siti e impianti nella disponibilità delle società di gestione aeroportuale all’interno dei sedimi aeroportuali;
  • aree adiacenti alla rete autostradale entro una distanza non superiore a 300 metri;
  • aree interne agli impianti industriali e agli stabilimenti.

Salvi, come promesso, anche i progetti fotovoltaici a terra se parte di una Comunità energetica rinnovabile o finalizzati all’attuazione degli investimenti del PNRR.

Il testo del Dl Agricoltura “bollinato” sul fotovoltaico

Riportiamo per intero l’articolo 5 sul fotovoltaico nella versione finale del DL Agricoltura.

ART. 5 (Disposizioni finalizzate a limitare l’uso del suolo agricolo)

1. All’articolo 20 del decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 199, dopo il comma 1 è aggiunto il seguente:

‹‹1-bis. L’installazione degli impianti fotovoltaici con moduli collocati a terra di cui all’articolo 6-bis, lettera b), del decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28, in zone classificate agricole dai piani urbanistici vigenti, è consentita esclusivamente nelle aree di cui alle lettere a), limitatamente agli interventi per modifica, rifacimento, potenziamento o integrale ricostruzione degli impianti già installati, a condizione che non comportino incremento dell’area occupata, c), c-bis), c-bis.1), e c-ter) n. 2) e n. 3) del comma 8. Il primo periodo non si applica nel caso di progetti che prevedano impianti fotovoltaici con moduli collocati a terra finalizzati alla costituzione di una Comunità energetica rinnovabile ai sensi dell’articolo 31 del decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 199, nonché in caso di progetti attuativi delle altre misure di investimento del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), approvato con decisione del Consiglio ECOFIN del 13 luglio 2021, come modificato con decisione del Consiglio ECOFIN dell’8 dicembre 2023, e dal Piano nazionale degli investimenti complementari al PNRR (PNC) di cui all’articolo 1 del decreto-legge 6 maggio 2021, n. 59, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° luglio 2021, n. 101, ovvero di progetti necessari per il conseguimento degli obiettivi del PNRR.››.

2. Le procedure abilitative, autorizzatorie o di valutazione ambientale già avviate alla data di entrata in vigore del presente decreto sono concluse ai sensi della normativa previgente.

Leggi anche Zavorre per fotovoltaico Sun Ballast: dal 2012 una garanzia per gli impianti fv su tetti piani

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