Il commento a caldo del Direttore delle Campagne di Greenpeace, Alessandro Giannì, dopo la temuta cancellazione della scheda grigia

Greenpeace Italia, mantenendo perfettamente quello che è il suo stile, non è rimasta a guardare, ma ha anzi proposto azioni e fuori programma alquanto spettacolari. La più recente, all’Olimpico durante la finale di Coppa Italia, dove un gruppo di attivisti ha letteralmente “scalato” gli anelli di copertura dello stadio, riuscendo a esporre e imporre uno striscione di 200 metri quadrati con su scritto “Da Milano a Palermo fermiamo il nucleare”. Passato un po’ più inosservato, invece, il bidone gigante che dallo scorso 12 maggio è apparso sulla terrazza del Pincio, a Roma. Al suo interno si sono rinchiusi 7 ragazzi che vivono seguendo le regole del protocollo di radioprotezione, previsto in caso di incidente nucleare con rilascio di radiazione. Non usciranno fino a che il referendum del 12 e 13 giugno cancellerà definitivamente l’incubo nucleare. E a rassicurarci che da quest’incubo gli italiani riusciranno a uscire, c’ha pensato il Direttore delle Campagne di Greenpeace Italia, Alessandro Giannì, che abbiamo incontrato proprio ai piedi del bidone.
Come commenta la decisione della Corte di Cassazione?
La Corte di Cassazione ha finalmente tolto il bavaglio che il Governo voleva metterci. Il tentativo maldestro di rinviare la decisione a dopo la data prevista per il referendum è stato piuttosto vergognoso. Siamo contenti che questa manovra, pericolosa non solo dal punto di vista della questione nucleare, ma in generale per la democrazia in questo Paese, sia stata sventata. A questo punto è importante che andiamo tutti a votare per far passare quella che è certamente la volontà prevalente degli italiani, che il nucleare non lo vogliono. Non era chiaro se l’emendamento sul decreto Omnibus cancellasse definitivamente il programma di ritorno al nucleare o se lo rimandasse, anche se nel testo approvato si poteva leggere testualmente “il Governo si riserva di tornare sulla questione entro dodici mesi”. Entro dodici mesi può essere anche tra due settimane e magari il 14 di giugno il Governo avrebbe potuto ripresentare quelle norme che prima erano state ritirate!
Chi pagherà il costo di tutta questa operazione?
Che milioni di nuove schede elettorali dovranno essere ristampate e che gli italiani all’estero, che già avevano iniziato a votare con le schede vecchie, dovranno rivotare è un dato di fatto. Ovviamente paghiamo noi. Chi paga, per esempio, per questo referendum che non si è voluto far tenere insieme ai ballottaggi di domenica scorsa? Era una richiesta più che sensata che il Governo non ha accettato di accogliere.
Che aspettative ci sono sul referendum?
Sul voto non c’è gara: è assolutamente certo che la maggioranza dei votanti si esprimerà contro il nucleare. Il problema, come sappiamo tutti, è quello del quorum, ma noi crediamo che questa sia una battaglia di democrazia e di partecipazione che gli italiani non devono perdere. E questa è una cosa troppo importante per un Paese che si lamenta di essere scarsamente rappresentato dalla modesta qualità dei politici che si trova in Parlamento: è arrivato il momento di dire la nostra.
Cosa pensate di fare da qui fino al 12 giugno prossimo?
Greenpeace partecipa a un comitato per il sì al referendum quindi sicuramente cercheremo di moltiplicare non solo gli appelli, ma anche i modi per veicolare questi appelli ai cittadini che spesso, grazie a informazioni “imbavagliate”, ancora non sanno che ci sarà un referendum su questioni importanti come il nucleare e la privatizzazione dell’acqua. Noi faremo in modo che la gente sappia che adesso non ci sono più bavagli e finalmente gli italiani avranno la possibilità di dire la loro.












