• Articolo Bruxelles, 17 febbraio 2016
  • Reuters pubblica un documento segreto della Commissione Ue

    L’Europa non ha i soldi per uscire dal nucleare

  • Le cifre accantonate finora per il decommissioning nucleare sono lontanissime dai costi stimati. Si parla di un buco da quasi 120 miliardi di euro

L'Europa non ha i soldi per uscire dal nucleare

 

(Rinnovabili.it) – Mancano oltre 118 miliardi di euro alla montagna di denaro che l’Unione europea dovrà spendere per pensionare il nucleare, ossia per lo smantellamento delle centrali atomiche, il trattamento e lo stoccaggio delle scorie radioattive. Queste informazioni preoccupanti sono riportate su un documento di lavoro della Commissione europea visto da Reuters. I dati sono parte di una analisi periodica della capacità nucleare comunitaria, una base su cui l’esecutivo discute il ruolo dell’energia atomica nel raggiungimento di obiettivi quali la riduzione delle emissioni di gas serra.

Era dal 2007 che non usciva una analisi della Commissione sul settore. Le voci di un aggiornamento davano per probabile la nuova pubblicazione entro fine 2015. Invece non è ancora successo niente, prima di ieri. Lo scoop dell’agenzia di stampa britannica mette i bastoni tra le ruote di Bruxelles, che non ha voluto commentare il contenuto di quel documento. Del resto, un buco di 120 miliardi di euro nel piano di decommissioning nucleare si commenta da solo.

 

L'Europa non ha i soldi per uscire dal nucleare 4Dopo il disastro di Fukushima, la Germania ha deciso di abbandonare l’energia atomica entro il 2022, con un piano di potenziamento di fotovoltaico ed eolico, ma anche gas e carbone.

Per far fronte ai costi di smantellamento, l’Ue ha a disposizione circa 150,1 miliardi di euro secondo i calcoli di Bruxelles. Tuttavia, le previsioni parlano di spese intorno ai 268,3 miliardi, che includono la lenta dismissione degli impianti e la rimozione e stoccaggio dei rifiuti radioattivi.

I costi di disattivazione variano a seconda della tipologia di reattore, delle sue dimensioni, posizione, prossimità agli impianti di smaltimento e disponibilità di questi siti sul territorio. Poi va tenuto conto della gestione del deposito nel tempo e delle condizioni del reattore al momento della disattivazione.

 

Il Ministero dell’Economia tedesco, alla fine del 2015, ha dichiarato sufficienti le cifre accantonate effettuati dalle società che gestiscono il settore nel Paese: E.ON, RWE, EnBW e Vattenfall. In tutti gli Stati membri dell’Unione, tuttavia, secondo lo studio visto da Reuters, soltanto il Regno Unito avrebbe abbastanza soldi per coprire i costi previsti (63 miliardi di euro).

In Francia, Paese in cui gli impianti nucleari sono in numero maggiore, le risorse dedicate sono ampiamente insufficienti. Si parla di 23 miliardi di euro, meno di un terzo dei 74,1 miliardi cui ammontano i costi attesi. Quali basi finanziarie avrà l’ambizioso piano approvato dal parlamento a luglio?

In Germania, nonostante le rassicurazioni del governo, servono altri 7.7 miliardi in aggiunta ai 38 già assicurati.

Anche se il processo potrebbe gradualmente diventare più economico, il costo dei depositi permanenti delle scorie radioattive è in gran parte sconosciuto. Le cifre, dunque, potrebbero anche crescere nel corso dei decenni.

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