• Articolo Roma, 24 maggio 2017
  • Presentati i risultati in una conferenza stampa a Roma

    Glifosato nel corpo di 14 donne italiane incinte sottoposte a test

  • Le analisi delle urine sono tutte positive al glifosato. Nessuna delle pazienti che hanno partecipato all’esperimento è libera dal pesticida

glifosato

 

(Rinnovabili.it) – Il glifosato è dappertutto e nessuno può ritenersi con certezza al sicuro. Lo dicono i risultati delle analisi delle urine di 14 donne incinte presentati oggi a Roma, in una conferenza stampa organizzata dalla rivista Il Salvagente, insieme all’associazione ASud e ad altre realtà della società civile.

Il campione analizzato dallo stesso laboratorio di Lipsia che ha testato le urine dei deputati europei (con risultati molto simili) lo scorso anno, è composto da donne residenti a Roma, che seguono una alimentazione mediamente sana e non sono esposte professionalmente al pesticida. Si va dagli 0,43 ai 3,48 ng/ml.

Secondo Patrizia Gentilini, del comitato scientifico di ISDE Medici per l’ambiente, «Nel nostro paese siamo molto indietro sugli esami di biomonitoraggio, non si effettuano analisi per ricercare gli inquinanti nell’organismo che invece si portano avanti in altri stati».

L’esperimento intende dimostrare la pervasività del glifosato, nel tentativo di rilanciare la pressione sul governo italiano e le istituzioni europee, inclini ad un rinnovo dell’autorizzazione per dieci anni.

 

>> Leggi anche: Bruxelles propone un rinnovo di 10 anni per il glifosato <<

 

Nel frattempo, prosegue l’iniziativa dei cittadini europei (ECI) che chiede alla Commissione di impedire il rinnovo e ridiscutere il sistema di approvazione dei pesticidi nell’UE. Sono state raccolte circa 800 mila firme in diversi stati membri, 7 dei quali hanno raggiunto il quorum nazionale. Quanto basta per rendere valida, se non ci saranno sorprese, l’iniziativa avviata l’8 febbraio. In Italia sono state raccolte circa 40 mila adesioni sulla piattaforma dedicata, ma fino a giugno si può continuare ad aderire.

Dichiarato «probabilmente cancerogeno» dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) nel 2015, il glifosato è stato invece ritenuto non cancerogeno dall’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (EFSA) e dall’Agenzia per le sostanze chimiche (ECHA), dando il destro alla Commissione per riproporre la sua autorizzazione quando scadrà il periodo di via libera transitorio il prossimo 31 dicembre.

Tuttavia, in questi mesi si sono succedute numerose polemiche circa l’autorevolezza e i potenziali conflitti di interessi delle autorità europee deputate alla valutazione dei pesticidi. Alcune inchieste giornalistiche hanno portato alla luce legami tra l’industria agrochimica e gli istituti di valutazione del rischio che analizzano il glifosato, tracciando un quadro inquietante sul sistema di approvazione delle sostanze chimiche potenzialmente nocive nel vecchio continente.

 

>>Per saperne di più: La firma di Monsanto sul documento che autorizza il glifosato<< 

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