• Articolo Roma, 10 novembre 2014
  • Irrispettose considerazioni

  • Ragioniamo su nove fatti, deducibili da considerazioni di chimica e di fisica, e al centro dell’analisi degli ultimi lavori del’IPCC

Irrispettose considerazioni

 

Fatto 1. Le attività umane per la produzione di merci: metalli, macchine, prodotti alimentari, prodotti chimici, cemento, edifici, strade, strumenti di comunicazione, eccetera, comportano la trasformazione di minerali, combustibili, prodotti agricoli e forestali con formazione di vari gas, anidride carbonica CO2, metano CH4, composti volatili (CV), e altri, che vengono immessi nell’atmosfera.

 

Fatto 2. Le attività umane immettono ogni anno circa 30 miliardi di tonnellate di tali gas (circa tre quarti costituiti da CO2, ma espressi in genere come massa di gas “CO2 equivalente”) nei circa 5.000.000 di miliardi di tonnellate dell’atmosfera. Anche il metabolismo umano e animale immette nell’atmosfera circa 2 miliardi di t/anno di gas derivanti dalla trasformazione del carbonio C presente negli alimenti.

 

Fatto 3. Una frazione (circa il 50 %) dei gas immessi dalle attività umane nell’atmosfera viene lavata dalle piogge e dalle nevi e finisce sul suolo dei continenti e negli oceani. La frazione rimanente si aggiunge ai gas dell’atmosfera. I vari gas inquinanti permangono nell’atmosfera per tempi variabili da alcuni anni a molti decenni. La concentrazione nell’atmosfera di questi gas aumenta continuamente. Tale concentrazione si misura in parti per milione in volume (ppmv, metri cubi per milione di metri cubi di gas totali dell’atmosfera).

 

Fatto 4. Vari studiosi, fra cui lo svedese Arrhenius oltre un secolo fa, hanno indicato, sulla base di considerazioni chimiche e fisiche, che un aumento della concentrazione della CO2 nell’atmosfera porta a trattenere all’interno dell’atmosfera una maggiore frazione della radiazione infrarossa emessa dalla Terra verso lo spazio e quindi ad un aumento della temperatura media terrestre. I gas che hanno questa proprietà sono indicati spesso come “gas serra”.

 

Fatto 5. L’aumento della temperatura media del pianeta comporta modificazioni della circolazione delle acque oceaniche e dell’aria con aumento del riscaldamento di alcune parti del pianeta e raffreddamento di altre. A tali modificazioni contribuiscono il graduale aumento dell’acidità delle acque oceaniche, le modificazioni dei ghiacci permanenti, la liberazione del metano presente all’interno dei ghiacci in seguito alla loro fusione, altre conseguenze dell’aumento della temperatura media della Terra.

 

Fatto 6. La massa del principale di questi gas, la CO2, è aumentata, nel corso di circa 60 anni, da circa 2000 a circa 3000 miliardi di tonnellate, rispetto ai circa 5 milioni di miliardi di tonnellate dei gas totali. Una tonnellata di CO2 occupa circa 500 m3; una tonnellata di gas dell’atmosfera occupa circa 800 m3. La concentrazione dei gas serra è così aumentata nel corso di circa 60 anni da circa 300 a 400 ppmv. Il termine “circa” è d’obbligo perché tutti i precedenti valori di concentrazione variano a seconda dell’altezza rispetto al livello degli oceani.

 

Fatto 7. Lo stato attuale degli affari umani comporta un aumento di circa 1,7 ppmv all’anno della concentrazione dei gas serra nell’atmosfera. Un aumento di 1 ppmv/anno della concentrazione di “CO2 equivalente” è la conseguenza dell’aggiunta all’atmosfera di altri circa 8 miliardi di t/anno di gas serra.

 

Fatto 8. Ogni aumento di 1 ppmv della concentrazione atmosferica di gas serra comporta un aumento certo della temperatura media terrestre anche se non è noto esattamente di quanto. Questa incertezza è uno dei punti forti del negazionismo del riscaldamento planetario.

 

Fatto 9. La formazione dei vegetali avviene assorbendo una parte della CO2 dall’atmosfera per la fotosintesi della biomassa. Una parte di questa CO2 viene continuamente reimmessa nell’atmosfera in seguito alla decomposizione delle spoglie dei vegetali stessi, alla fine del loro ciclo vitale. Alcuni fenomeni di origine antropica, come la modificazione della superficie dei suoli agricoli e della biomassa forestale, influenzano il bilancio dell’energia solare in arrivo sul pianeta e dell’energia re-irraggiata nello spazio come radiazione infrarossa. Di questi complessi fenomeni viene tenuto conto nella valutazione dell’aumento della concentrazione della “CO2 equivalente” nell’atmosfera.

 

Questi fatti sono deducibili da considerazioni di chimica e di fisica. Essi sono analizzati, fra l’altro, nei vari documenti dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), di cui è stata pubblicata di recente una versione aggiornata in vista delle trattative fra governi per rallentare i mutamenti climatici che dovrebbero essere presi nel 2015. Tali trattative sono basate sulla necessità di diminuire il flusso di gas serra nell’atmosfera attraverso due principali azioni:

 

(a)   Modificazione dei cicli produttivi e della qualità di alcune merci e servizi al fine di diminuire l’impiego di combustibili fossili.

(b)  Processi per seppellire i gas serra, a mano a mano che fuoriescono dalle attività umane, in depositi a lunga durata (oceani, pozzi e caverne da cui sono stati estratti combustibili fossili, eccetera).

 

La prima di queste azioni comporta un aumento del costo delle merci e dei servizi e una diminuzione dei profitti delle imprese che tali merci e servizi producono e vendono. Per evitare danni finanziari, tali imprese mobilitano degli “scienziati” che si sforzano di negare l’origine antropica o la stessa esistenza del lento continuo riscaldamento globale e dei relativi mutamenti climatici.

Più gradita al mondo economico la seconda azione che richiede l’intervento di profittevoli imprese ma che non è di facile realizzazione tecnica e non garantisce che non si verifichi una successiva fuoriuscita della CO2 dai depositi temporanei.

La proposta di autorizzare le emissioni di gas serra da parte di alcuni soggetti economici a condizione che questi paghino altri soggetti economici perché piantino alberi (un commercio delle indulgenze) non fa altro che spostare in futuro, alla fine del ciclo vitale delle piante, il ritorno all’atmosfera della CO2 assorbita nella crescita.

I rapporti dell’IPCC propongono alcuni scenari futuri di aumento delle emissioni, di variazione delle concentrazioni di gas serra nell’atmosfera e dei possibili conseguenti aumenti della temperatura media planetaria. Previsioni coraggiosamente estese anche al 2100, secondo cui un rallentamento e forse una frenata dell’aumento della temperatura terrestre ad un qualche valore, inevitabilmente superiore all’attuale, sarebbero forse possibili con la graduale o completa eliminazione dell’uso dei combustibili fossili e ricorso all’energia nucleare, che viene presentata come priva di emissioni di gas serra, e alle fonti energetiche rinnovabili. Tutte cose ovviamente possibili sul piano tecnico, con quali conseguenze umane, sociali ed ambientali nei vari paesi lascio a voi e ai vostri governanti pensare.

 

Comunque una illuminante previsione del possibile futuro al 2050 è contenuta in uno studio condotto dal Massachusetts Institute of Technology MIT, secondo cui le emissioni mondiali di gas serra nell’atmosfera passerebbero dagli attuali circa 30 miliardi di t/anno a circa 50 miliardi di t/anno nel 2050. Giudichi il lettore quali conseguenze planetarie e umane possiamo aspettarci se si avvereranno le previsioni di tali manipolazioni planetarie.

 Mi permetto infine rispettosamente di ricordare che, una volta mangiato il gradevole frutto dell’albero della conoscenza, della tecnica e dei consumi merceologici, si deve sapere anche che cosa ci aspetta e che le nostre azioni di oggi influenzeranno le condizioni di vita di molte generazioni future. Noi possiamo anche scrollare le spalle perché fra cento anni “siamo tutti morti”, come scrisse il saggio Keynes; il Papa Francesco ha perfino scritto che “anche la nostra specie finirà”. Tranquilli, quindi.

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