• Articolo Rimini, 7 novembre 2012
  • Presentato il rapporto dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile ed Enea

    Nella Green economy italiana primeggiano rinnovabili e biologico

  • Secondo l’analisi “Green Economy per uscire dalle due crisi”, bene l’industria delle rinnovabili, ancora debole quella del recupero dei rifiuti; troppo import di ecoinnovazione, primato nell’agricoltura biologica

(Rinnovabili.it) – Per uscire dalla crisi puntare sull’ecologizzazione di sei settori chiave: innovazione, produzione energetica, uso delle risorse, mobilità, agricoltura e gestione dell’energia. La ricetta descritta nel rapporto dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile in collaborazione con l’Enea, batte il ferro su uno dei temi più caldi del momento, individuando i punti deboli e punti forti del percorso italiano verso un’economia verde a 360°. Il documento “Green Economy per uscire dalle due crisi”, presentato in occasione degli Stati Generali della Green Economy ad Ecomondo, fornisce alcune indicazioni per i settori strategici sopra-enunciati a partire da quello che ritenuto  uno dei principale drivers dello sviluppo sostenibile: il comparto dell’ecoeinnovazione. In questo campo l’Italia non brilla ancora con un 16° posto a livello europeo e un punteggio assegnato dall’Eco-innovation Scoreboard del 2011 ben sotto alla media dell’UE-27. La colpa? Un import troppo presente che non lascia spazio allo sviluppo eco-innovazione nazionale. Positivo appare invece lo sviluppo del lavoro nelle eco-industrie dove è impegnata il 2,12% della forza lavoro contro la media europea dell’1,53% e il settore della formazione dove ci distinguiamo con 193 corsi universitari sulla green economy.

 

A brillare sono due settori su tutti: quello delle filiere agricole di qualità dove il Belpaese è primo in Europa con 48.509 aziende biologiche e quello delle rinnovabili, che dà lavoro oggi a  108.150 persone. Quest’ultimo dato posiziona la nostra nazione al terzo posto, dopo Germania e Francia, nella classifica comunitaria. Inoltre, spiega il rapporto, nel 2011 le fonti verdi hanno rappresentato il terzo settore di approvvigionamento energetico (dopo petrolio e gas) con oltre il 13% del consumo totale lordo facendo anche registrare l’incremento maggiore tra tutte le fonti, +7%. “La crescita maggiore è del fotovoltaico cresciuto di oltre cinque volte e mezzo rispetto al 2010 e con 9,3 GW installati nel 2011 ha reso l’Italia il primo mercato al mondo del fotovoltaico”. La strada da percorrere per raggiungere gli obiettivi europei al 2020 è  però ancora lunga. Contestualmente in base a quanto  stabilito dal “burden sharing” la regione che dovrà generare più energia rinnovabile è la Lombardia con 2.905 ktep, seguita da Piemonte e Toscana. “Se si compie un’analisi dei consumi di rinnovabili, le regioni da cui si attende il maggior consumo sono Marche e Sicilia”.

 

I minori progressi si registrano sul fronte della mobilità – le auto private italiane (oltre 37 milioni) sono responsabili di inquinamento, congestione, incidenti, consumo del suolo tra i più alti in Europa – e dei rifiuti urbani, la cui produzione in Italia cresce più del PIL e dei consumi. “Il metodo di smaltimento preferito è la discarica circa il 49%, ma ci sono 10 regioni, dalla Liguria alla Sicilia, che mandano in discarica più del 60% dei rifiuti urbani”.