• Articolo Berlino, 27 ottobre 2016
  • La Germania non abbandonerà la lignite prima del 2040

  • L’annuncio del ministro dell’Economia tedesco Sigmar Gabriel mette in luce la problematicità della transizione energetica di Berlino

La Germania non abbandonerà la lignite prima del 2040

 

(Rinnovabili.it) – Appena un mese dopo aver ratificato l’Accordo di Parigi sul clima, la Germania ha annunciato che non rinuncerà alla lignite prima del 2040. La conferma arriva dal ministro dell’Economia tedesco Sigmar Gabriel: le centrali alimentate con il brown coal “non saranno in nessun  caso spente durante il prossimo decennio, e a mio parere nemmeno in quello successivo”.

Berlino sta approntando con fatica un piano per la transizione energetica. La decisione di chiudere le centrali nucleari del paese entro il 2022 sta spingendo il governo a riconsiderare i tempi di phase out del carbone, che è diventato il pilastro su cui puntare. Il settore rappresenta ancora circa il 40% della produzione elettrica in Germania e la lignite in particolare gioca un ruolo di primo piano: nel 2015 pesava ancora per ben un quarto dell’elettricità generata (circa 20 GW). Venendo meno il nucleare, la lignite è rimasta l’unica fonte a basso costo, l’unica in grado di competere con le rinnovabili. Così il governo, per evitare i problemi legati all’intermittenza di eolico e solare, non ha molti motivi per abbandonarla.

 

La Germania non abbandonerà la lignite prima del 2040La lignite, però, è anche una fonte estremamente inquinante: emette un terzo di CO2 in più dell’antracite e tre volte in più del gas naturale. La transizione energetica tedesca quindi rischia di non riuscire a tagliare le emissioni di anidride carbonica secondo i piani: meno 40% entro il 2020, meno 95% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2050.

Se tutto ciò non bastasse, esiste un’altra ragione che spinge la Germania a non abbandonare lignite e carbone. Dall’anno scorso infatti Berlino è in over capacity e esporta il surplus generato da carbone soprattutto in Austria, Olanda, Francia e Svizzera. L’effetto di questa dinamica di mercato è quello di abbassare i prezzi nei paesi limitrofi, quindi erodere i margini di profitto delle centrali locali, in particolare di quelle a gas. Così il carbone diventa la fonte più economica anche all’estero e vengono vanificati gli sforzi nella riduzione della CO2 anche di altri paesi.

Un quadro che fa apparire ben poca cosa la promessa tedesca di chiudere le 8 centrali a lignite più inquinanti, tra ottobre 2016 e ottobre 2019, peraltro tenendole in stand by con un meccanismo di capacity reserve: soldi alle centrali più inquinanti per la potenza che potrebbero mettere a disposizione qualora la produzione delle rinnovabili fosse troppo irregolare, al fine di dare “sicurezza” al sistema. Così Berlino punta a tagliare 11-12,5 mln di t di CO2 l’anno fino al 2020.

Un Commento

  1. Rinaldo Sorgenti
    Posted ottobre 27, 2016 at 7:43 pm

    Opportuno riconoscere l’obiettività con cui si è pubblicato anche questo articolo, anche se con qualche “sfumatura” che ha cercato di mantenere l’abituale e fuorviante enfasi negativa sul Carbone.

    Infatti, è primariamente importante questo passaggio ripreso dall’articolo qui sopra:

    ” … Venendo meno il nucleare, la lignite è rimasta l’unica fonte a basso costo, l’unica in grado di competere con le rinnovabili.”

    Ovviamente, sarebbe stato utile anche precisare che il collegamento sull’ipotetica “competitività” con le Rinnovabili è chiaramente intesa al teorico costo qualora NON SI CONSIDERINO i cospicui INCENTIVI che tali Rinnovabili richiedono: Solare FV ed Eolico e che i consumatori pagano poi con le loro Bollette.

    Purtroppo, non altrettanto si può dire per quest’altra frase ripresa da sopra:
    ” La lignite, però, è anche una fonte estremamente inquinante: emette un terzo di CO2 in più dell’antracite e tre volte in più del gas naturale.”

    In effetti, definire “inquinante” la Lignite perché in fase di combustione emette più CO2 dell’Antacite (uno dei Carboni di maggiore qualità è quasi logico (anche per chi non è un esperto9, mentre il riferimento al Gas Naturale è invece del tutto FUORVIANTE.
    infatti, è vero che il Gas Naturale (LOGICAMENTE) emette meno CO2 in “Fase di Combustione” (dato che la sua molecola contiene MENO Carbonio del Carbone!), ma ben altra è la situazione qualora (ancora più logicamente), tali emissioni (comunque la CO2 non è un inquinante nocivo convenzionale) fossero conteggiate nel CICLO DI VITA dei combustibili, includendo quindi nel conteggio anche le emissioni della 2Fase Pre-Combustione”, vale a dire dal momento dell’estrazione del Gas Naturale dai giacimenti e relativo trasporto dello stesso a destino.

    Stranamente (???) tali emissioni “Pre-Combustione” si fa finta di non sapere che esistono e che la CO2 (insieme all’ H2S e N20) viene liberata (VENTED) all’atmosfera in fase di estrazione del Metano dai giacimenti, ma gli scienziati ONU fanno finta di non saperlo e non la considerano/conteggiano affatto!!!

    Non è quindi tutta colpa dei MEDIA se tale informazione è totalmente assente dalla comunicazione e così si fa credere al comune cittadino che utilizzare il Gas Metano si emetta in atmosfera meno CO2 rispetto all’uso del Carbone.

    Però, direbbe quel tale!

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